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lunedì 15 giugno 2026

Stanley Cup: shutout e vittoria, il trionfo dei Carolina Hurricanes

La Stanley Cup a Carolina (foto sito NHL)
I Carolina Hurricanes hanno vinto la loro seconda Stanley Cup imponendosi per 3-0 in una gara-6 senza storia contro i Vegas Golden Knights. Così, la serie che non doveva finire mai è terminata. E anche abbastanza in fretta. Dopo tre partite che hanno fatto la storia di questo sport, hanno fatto seguito altre tre, tutte con una inerzia chiaramente inclinata verso la squadra di coach Rod Brind'Amour, che con i Canes questa coppa l'aveva alzata da giocatore, nel 2006.
A Las Vegas non c’è stata partita, è mancato quel pizzico di follia che aveva reso indimenticabile l’inizio della serie. C’è stata solo una squadra che sapeva esattamente cosa fare, come farlo e quando chiudere la porta in faccia all’avversario. Carolina ha dominato ogni centimetro del ghiaccio, soffocando ogni tentativo di reazione dei Golden Knights e trasformando la sesta partita in una lunga, inevitabile marcia verso la coppa.
Il gol di Taylor Hall, dopo appena 3'47", ha dato subito il tono della serata: un taglio alle spalle della difesa, un passaggio millimetrico di Jaccob Slavin, un polsino secco che passa sotto il braccio di Carter Hart. Un lampo, e già si è capito che Vegas non avrebbe avuto la forza di ribaltare l’inerzia della gara. La squadra di John Tortorella ha trovato solo un muro, con un nome preciso, il 'goalie undrafted', Brandon Bussi: 22 parate, alcune semplici, altre decisive, tutte con la stessa freddezza di chi non sente il peso del momento. E' lui il simbolo della svolta della serie: entrato quasi per disperazione in gara-3, ha cambiato il modo in cui Carolina difendeva, ha dato sicurezza, ritmo e convinzione. E in gara-6 ha messo il sigillo con uno 'shutout', il primo in questa finale, che non lascia spazio a discussioni.
Il raddoppio, firmato Jackson Blake a metà del secondo periodo, è stato il manifesto della nuova Carolina: pressione alta, recupero del disco, passaggio immediato, conclusione pulita. Blake, che in questa post-season è cresciuto come pochi, ha chiuso la serie con una maturità che non appartiene ai suoi anni. E' stato lui, più di chiunque altro, a incarnare la profondità degli Hurricanes: non solo stelle, ma una struttura che funziona e non lascia buchi.
Vegas, invece, si è persa. Ha tirato poco, ha tirato male, ha tirato tardi. Ha avuto un’unica vera occasione con Brett Howden nel primo periodo, neutralizzata da Bussi con un intervento che ha spento l’arena. Poi il nulla. Diciotto minuti senza un tiro tra secondo e terzo periodo. Tortorella ha provato a cambiare qualcosa inserendo Reilly Smith, al rientro dopo più di un mese, ma non è bastato. Senza William Karlsson e, soprattutto, senza idee, Vegas è sembrata una squadra arrivata al capolinea.
Il 3-0 finale, firmato da Nikolaj Ehlers a porta vuota, è stato solo la conferma di una serata già scritta. Ma il vero sigillo è arrivato poco dopo, quando Jordan Staal ha sollevato il Conn Smythe Trophy. Sei gol in questa serie, uno in ognuna delle prime cinque partite, record e storia scritta a 37 anni. Il leader silenzioso, l’uomo che ha tenuto insieme la squadra nei momenti più difficili.
E allora sì, la serie che sembrava infinita è finita. E' finita perché Carolina ha trovato la sua identità nel momento più complicato. E' finita perché Vegas, dopo aver sfidato la logica per settimane, non aveva più benzina. E' finita perché i Canes hanno imposto un ritmo che nessuno poteva reggere. Vent’anni dopo, la Stanley Cup torna a Raleigh.

Leggi anche:

Gara-1: Carolina - Vegas 4-5  
Gara-2: Carolina - Vegas 4-3 OT
Gara-3: Vegas - Carolina 5-4 OT
Gara-4: Vegas - Carolina 3-5
Gara-5: Carolina - Vegas 4-2

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venerdì 12 giugno 2026

Stanley Cup, gara-5: Staal mette ancora la firma, Carolina si prende due match-point

L'apertura del sito NHL dopo gara-6
I Carolina Hurricanes vincono gara-5 della finale di Stanley Cup per 4-2 sui Vegas Golden Knights, un risultato che li porta avanti nella serie per 3-2, regalando loro così ben due match-point, il primo dei quali, in trasferta, andrà in scena per gara-6 a Las Vegas, fissata per domenica notte. Si comincia dopo l'esecuzione di un famoso pezzo degli Scorpions, "Rock You Like A Hurricane" e, ovviamente, l'inno nazionale, alla presenza del bomber calcistico norvegese Erling Haaland (con maglietta d'ordinanza di Carolina). La partita si accende presto, perché sono gli ospiti a colpire per primi: Pavel Dorofeyev sfrutta il power-play dopo l’ingenuità di Nik Ehlers, che spedisce il puck oltre la balaustra. Dall'inizio della superiorità sono passati appena 30 secondi, sul giro‑disco Jack Eichel trova un corridoio perfetto dal lato destro, Dorofeyev si apre sul cerchio d'ingaggio e infila Brandon Bussi con una conclusione secca. La replica di Carolina non si fa attendere, la squadra di Rod Brind'Amour genera diverse buone occasioni ma fatica nelle conclusioni, tanto che il pubblico implora dalle tribune "shoot!", ovvero tira. La risposta dei Canes arriva dopo nemmeno cinque minuti, con Jordan Staal che continua la sua serie irreale. Carolina lavora bene il disco in zona offensiva, Ehlers si riscatta con un tiro teso dalla blu e lo stagionato capitano, piazzato davanti allo slot, devia con un tocco chirurgico che spiazza Carter Hart. E' il pareggio che fa esplodere il Lenovo Center e che permette a Staal di eguagliare il record di 5 gare consecutive a segno in una finale (con 6 gol realizzati finora).
Il sorpasso arriva nel secondo periodo, quando la pressione di Carolina diventa asfissiante. In superiorità numerica Andrei Svechnikov riceve sul lato sinistro, finta il passaggio centrale e sorprende Hart con un tiro rasoghiaccio che passa tra i gambali del portiere (31'58"). Un'esecuzione rapida, pulita, che premia un power-play finalmente incisivo e che porta i Canes avanti. Il colpo che indirizza la serata arriva però a due minuti dalla seconda sirena. Jordan Martinook ruba un disco sanguinoso a Shea Theodore dietro la porta, serve Sebastian Aho defilato sulla destra e il finlandese, quasi senza angolo, trova un varco impossibile sopra la spalla di Hart. Un gesto tecnico di pura classe che vale il 3‑1 e che chiude un periodo dominato in ogni zona del ghiaccio.
Il terzo periodo comincia nel segno della speranza per Vegas che, in questi playoff, è riuscita in ben 9 rimonte, di cui ben 4 nel terzo periodo. E dopo meno di due minuti Brett Howden ha il disco buono, su un rimbalzo sporco di Bussi, ma fallisce la conclusione. Ribaltamento di fronte ed è Hart a dover uscire alla disperata per sventare un attacco di Carolina. Jack Eichel prende una ingenua penalità per sgambetto: Hart è sotto pressione, ma riesce a frenare le due conclusioni dei padroni di casa. Sono però ancora gli Hurricanes a rendersi pericolosissimi con William Carrier, che coglie la traversa alle spalle di Hart. Il dominio dei padroni di casa è evidente, e si concretizza nella quarta rete, che cade ancora in power-play (Mark Stone in 'double minor' per bastone alto su Jalen Chatfield), con Andrei Svechnikov che firma la sua 6.a marcatura dei playoff, in questo caso 'servito' da Nikolaj Ehlers (10° assist in post-season) e Shayne Gostisbehere (9°). La partita sembra prendere una strada ben precisa e arriva così inatteso il secondo gol di Dorofeyev della serata (12 per lui nei playoff), una respinta corta di Bussi su una conclusione di Theodore. Gli ospiti prendono coraggio, una conclusione di Rasmus Andersson viene bloccata da Bussi. L'extra-attacker di Vegas entra con quasi tre minuti ancora da giocare e, 133 secondi dalla fine, Ehlers si prende una penalità per ritardo del gioco (disco lanciato fuori dalla balaustra): in 6-contro-4 i Golden Knights colgono un palo, rischiano di subire in contropiede il quinto gol, ma il risultato non cambia più.
Hart esce ancora con almeno 4 reti sul groppone subite in ognuna delle gare di finale di finale disputate, un record assoluto certo non invidiabile per una finale di Stanley Cup, ma soprattutto Vegas perde anche William Karlsson per infortunio. Per la prima volta gli Hurricanes si portano in vantaggio nella serie, mentre Vegas, due volte avanti nella sfida di finale, sarà ora obbligata a vincere le due partite rimanenti, infliggendo agli Hurricanes una doppia sconfitta che manca loro da metà gennaio in regular-season. Chi, dal 2000, ha vinto gara-5, si è imposto nel 75% dei casi, ovvero un 20 contro 7 che elegge Carolina come favorita per la vittoria finale.

Leggi anche:
Gara-1: Carolina - Vegas 4-5  
Gara-2: Carolina - Vegas 4-3 OT
Gara-3: Vegas - Carolina 5-4 OT
Gara-4: Vegas - Carolina 3-5

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mercoledì 10 giugno 2026

Stanley Cup, gara-4: Carolina si riprende la parità, Il vecchio Staal protagonista

Il sito NHL inneggia a Jordan Staal
Vegas Golden Knights
e Carolina Hurricanes continuano a costruire una finale di Stanley Cup leggendaria. Gara‑4, alla T‑Mobile Arena, è stata l’ennesima dimostrazione di una serie che non concede tregua: Carolina vince 5‑3, impatta la serie 2-2 e rimanda ogni certezza a Raleigh. Una partita che ha confermato la natura selvaggia di questa sfida, con momenti di dominio alternati e un ritmo che non permette di respirare.
L’avvio è stato un lampo: Logan Stankoven ha sbloccato dopo poco più di un minuto, raccogliendo un passaggio filtrante di Jalen Chatfield e superando Carter Hart con un tocco ravvicinato dopo essersi infilato tra due difensori. Poco dopo è arrivato il raddoppio di Jackson Blake, bravo a farsi trovare libero sul lato sinistro e a concludere di prima intenzione su un disco servito da Taylor Hall. Due affondi secchi, costruiti con velocità e precisione, che hanno gelato il pubblico di Las Vegas.
La reazione dei padroni di casa è arrivata con Mark Stone, che ha accorciato sfruttando un’azione insistita: Shea Theodore ha tenuto vivo il disco sulla linea blu, Brayden McNabb lo ha rimesso verso il centro e Stone, appostato davanti alla porta, ha deviato di prima intenzione. Carolina ha però ristabilito il doppio vantaggio con Jordan Staal che, in superiorità numerica, ha raccolto un passaggio di Shayne Gostisbehere e ha insaccato con un tocco rapido da distanza ravvicinata.
Il secondo periodo ha ribaltato l’inerzia: Vegas ha alzato il ritmo, costringendo Carolina a difendersi più bassa. William Karlsson ha riportato i suoi a contatto con un’azione costruita in velocità: Rasmus Andersson ha aperto il gioco sulla destra, Mitch Marner ha servito Karlsson nello spazio e il centro svedese ha infilato Brandon Bussi con un tiro preciso sul palo lontano. Il pareggio è arrivato con Brett Howden (14 gol per lui nei playoff), che ha approfittato di un disco recuperato da Colton Sissons per avanzare sul lato sinistro e sorprendere Bussi con una conclusione potente sotto la traversa.
Nel frattempo, Carolina ha rischiato grosso su un paio di ripartenze: Jack Eichel ha colpito la traversa dopo un’azione personale, mentre Stone ha sfiorato il vantaggio con un tocco ravvicinato respinto da Bussi con un intervento d’istinto. Da segnalare anche un duro contatto su Blake, finito contro le balaustre dopo una carica di McNabb: il giovane attaccante si è rialzato con fatica, ma ha continuato la partita.
Il terzo periodo ha riportato la partita sul binario degli Hurricanes. L’episodio decisivo è nato da un errore in uscita di Vegas: Theodore ha perso il disco sotto pressione, Seth Jarvis ha provato la conclusione, Hart ha respinto ma il rimbalzo è finito verso Jordan Staal. Il capitano, sbilanciato e in caduta, è riuscito comunque a deviare il disco sollevandolo quel tanto che bastava per superare il 'goalie' di casa. Un gesto istintivo, sporco, ma perfetto nella sua efficacia.
Vegas ha tentato l’assalto finale, togliendo Hart per l’uomo in più, ma Carolina ha chiuso i conti con Nikolaj Ehlers, che ha recuperato un disco vagante a centro pista e ha depositato nella porta sguarnita dopo aver resistito al tentativo di recupero di due difensori. La sirena ha sancito un 5‑3 che rimette tutto in equilibrio. Carolina ha mostrato carattere, sfruttando la serata di grazia di Staal e la solidità di Bussi nei momenti più delicati. Vegas ha pagato qualche leggerezza di troppo, soprattutto nelle transizioni difensive, pur confermando la capacità di rientrare in partita anche quando sembra alle corde. La serie ora torna a Raleigh, con la sensazione che ogni dettaglio possa spostare l’inerzia della coppa.

sabato 16 maggio 2026

NHL playoff: la profondità ha fatto la differenza, così Colorado ha piegato Minnesota

Il sito di Colorado riassume la serie contro Minnesota
I Colorado Avalanche hanno vinto il secondo turno della Western Conference contro i Minnesota Wild non solo grazie alle stelle, ma soprattutto per merito della profondità. È questa la chiave che emerge dal percorso con cui la squadra di Denver ha chiuso la serie di playoff NHL, imponendosi grazie a un contributo corale che le ha permesso di reggere l’urto fisico e tattico di una tra le avversarie più ostiche della 'postseason'.
Colorado ha costruito il successo distribuendo minuti, responsabilità e produzione offensiva lungo tutto il 'roster'. Non è un dettaglio: contro Minnesota, capace di logorare gli avversari, gli Avalanche hanno risposto con linee capaci di incidere in ogni momento della partita. Il risultato è stato un equilibrio che ha obbligato i Wild a inseguire un avversario sempre fresco e sempre pericoloso.
Il 'coaching staff' ha sottolineato come le terze e quarte linee abbiano avuto un impatto determinante, sia nel limitare i punti di forza di Minnesota sia nel generare occasioni nei momenti chiave. Colorado ha trovato gol pesanti da elementi non sempre al centro dei riflettori, confermando una struttura che va oltre i suoi nomi più noti.
La serie ha mostrato anche la solidità difensiva del gruppo: cambi rapidi, coperture puntuali e un lavoro collettivo che ha permesso di proteggere il proprio slot e ridurre la qualità dei tiri concessi. Quando Minnesota ha provato ad alzare il ritmo, Colorado ha risposto con disciplina e gestione del disco, evitando quelle fasi di caos in cui i Wild solitamente prosperano.
Il risultato finale non è solo una vittoria, ma la conferma di un’identità: gli Avalanche non dipendono da un singolo uomo, ma da un sistema che valorizza ogni pedina. Ed è proprio questa profondità, più ancora del talento individuale, a proiettarli verso il prossimo turno con la consapevolezza di essere una squadra completa, matura e difficile da scardinare, forse la migliore candidata alla vittoria della Stanley Cup.


La classifica marcatori dei playoff aggiornata (fonte ESPN)

domenica 19 aprile 2026

NHL playoff: Minnesota corsara, a Philadelphia la prima Battle of Pennsylvania

Immagine tratta dalla 'home,page' di TSN.ca
L’avvio dei playoff NHL 2026 ha offerto subito tre partite dense di ritmo, fisicità e indicazioni importanti per il prosieguo del primo turno. Le prime sfide di Carolina, Pittsburgh e Dallas hanno mostrato tre scenari molto diversi: una favorita che conferma la propria solidità, un ritorno ai playoff celebrato con una vittoria pesante e una serie che si annuncia già durissima.
A Raleigh, i Carolina Hurricanes hanno inaugurato la loro postseason con un successo netto per 2-0 sugli Ottawa Senators. Il protagonista assoluto è stato Frederik Andersen, autore di uno shutout che ha indirizzato la gara e dato continuità alla stagione dominante della squadra. Gli Hurricanes hanno controllato ritmo e possesso, limitando le occasioni di Ottawa e colpendo nei momenti chiave. Per i Senators, reduci da una seconda parte di stagione brillante, la sfida si è rivelata più complessa del previsto: la struttura difensiva di Carolina ha lasciato pochissimo spazio alle iniziative di Tim Stützle e compagni. Gara 1, cominciata con una scazzottata a centro pista fra i due capitani, Jordan Staal e Brady Tkachuk, conferma così il pronostico che vede gli Hurricanes favoriti, ma la serie resta lunga e potenzialmente insidiosa.
A Pittsburgh, invece, la serata ha avuto un sapore completamente diverso. I Philadelphia Flyers, tornati ai playoff dopo anni difficili, hanno celebrato il rientro nella postseason con una vittoria di carattere sui Pittsburgh Penguins per 3-2. La sfida, molto equilibrata, ha visto Philadelphia imporsi grazie a un approccio aggressivo e a una gestione lucida dei momenti decisivi. Per Pittsburgh, che ritrova la postseason dopo una stagione di assenza, la sconfitta rappresenta un campanello d’allarme: nonostante la presenza dei veterani Sidney Crosby ed Evgeny Malkin, la squadra ha faticato a contenere la velocità e la pressione dei giovani Flyers. La serie, una delle rivalità più accese della NHL, promette scintille già da Gara 2.
In Texas, infine, i Minnesota Wild hanno mandato un messaggio forte ai favoriti Dallas Stars, imponendosi con autorità per 6-1 nella partita inaugurale. Matt Boldy è stato il grande protagonista con una doppietta che ha spezzato l’equilibrio e indirizzato la gara. Minnesota ha mostrato una struttura solida, un forecheck efficace e una capacità di sfruttare ogni errore avversario. Dallas, che punta a un percorso profondo nei playoff, ha invece evidenziato difficoltà inattese, soprattutto nella gestione del ritmo e nelle transizioni difensive. La serie, considerata una delle più equilibrate del tabellone, si apre dunque con un risultato che potrebbe pesare psicologicamente sugli Stars.
Le prime tre partite del primo turno raccontano dunque un avvio di playoff già ricco di spunti: Carolina conferma la propria forza, Philadelphia sorprende e si prende subito un vantaggio prezioso, Minnesota ribalta i pronostici e mette pressione a Dallas. Se il buongiorno si vede dal mattino, la Stanley Cup 2026 promette una postseason intensa e imprevedibile.

A QUESTO LINK TROVI L'ANNUARIO DELLA STAGIONE 2024-25 IN ITALIANO

sabato 18 aprile 2026

Stanley Cup 2026: Colorado favorita, ma la sorpresa è dietro l'angolo

La 'home page' di ESPN dedicata ai playoff NHL
La corsa alla Stanley Cup 2026 è pronta a partire e, come ogni primavera, il copione della regular-season rischia di essere stravolto dall’imprevedibilità dei playoff.
Eliminati a sorpresa, prima del via, i Florida Panthers, bicampioni in carica, in cima alla lista delle favorite ci sono i Colorado Avalanche, reduci da una stagione dominante chiusa con 121 punti e la conquista del Presidents’ Trophy, troppo spesso un titolo non troppo agognato, perché poi raramente porta con sé la vittoria della coppa più prestigiosa.
Come sempre capita, il primo turno sarà quello più delicato, dove vanno in scena le grandi sorprese, dove le cosiddette 'piccole', o sfavorite, o comunque 'underdog', si giocano tutto, e anche di più, pur di saltare l'ostacolo e continuare a vivere il sogno della Stanley Cup.
Colorado, però, sembra avere le carte in regola per invertire la tendenza. Nathan MacKinnon guida un gruppo esperto, con giocatori abituati alla pressione come Landeskog, Kadri e Lehkonen, mentre Cale Makar resta uno dei difensori più influenti della lega. In porta, la coppia Wedgewood–Blackwood ha garantito solidità per tutta la stagione, ricordando da vicino la gestione a due che accompagnò Detroit al titolo nel 2008.
Alle spalle degli Avalanche, ecco i Tampa Bay Lightning, squadra che ritrova la forma dopo un’annata segnata dagli infortuni. Il rientro di Victor Hedman resta un’incognita, ma se il capitano dovesse tornare in tempo utile, i 'Bolts' potrebbero rivelarsi una delle insidie maggiori dell’Est.
Tra le squadre più attese figura anche i Carolina Hurricanes che, secondo i pronostici potrebbe avere un percorso relativamente favorevole sino alla finale di Conference, a patto di superare gli insidiosi Ottawa Senators, autori di una favolosa seconda parte di stagione, in particolare appena dopo le Olimpiadi di Milano, al primo turno. Proprio i Senators, insieme ai Buffalo Sabres, reduci da una delle proprie migliori stagioni recenti, vengono indicati come possibili 'outsider'.
Nella Western Conference ribalta per i Dallas Stars, che sperano di recuperare subito Miro Heiskanen e Roope Hintz per affrontare una serie durissima contro i Minnesota Wild.
Capitolo Canada, nazione che più degli Stati Uniti brama una vittoria che gli manca dal 1993: Edmonton, Montreal e Ottawa arrivano ai playoff con ambizioni concrete. Gli Oilers sperano di chiudere rapidamente la serie contro Anaheim per recuperare un Leon Draisaitl non ancora al 100%, mentre i Canadiens puntano sulla solidità del giovane portiere Jakub Dobes. Ottawa, invece, è considerata una delle squadre più 'pericolose' del tabellone, a patto di trovare continuità tra i pali.
Chiudono la griglia, si fa per dire, squadre come Pittsburgh, Philadelphia, Los Angeles e Anaheim, tutte accomunate da un ruolo da 'underdog' ma con elementi in grado di sorprendere. I Penguins, in particolare, con l'eterno Sidney Crosby sul ghiaccio e l'inossidabile russo Evgeni Malkin.
Con tre serie al via sabato e il debutto degli Avalanche domenica, la Stanley Cup 2026 promette equilibrio, colpi di scena e la consueta dose di dramma sportivo che rende i playoff NHL un appuntamento unico nel panorama mondiale.

sabato 31 maggio 2025

Stanley Cup 2025: Florida-Edmonton, il quarto 'back-to-back' dal 1968

La 'copertina' del sito di Sportsnet
Gli Edmonton Oilers si sono guadagnati l'accesso alla finale della Stanley Cup per la seconda stagione consecutiva, superando i Dallas Stars con una convincente vittoria per 6-3 in Gara 5.
Un successo che arriva dopo aver eliminato la stessa squadra lo scorso anno nelle finali della Western Conference in sei partite.
L'inizio del match è stato travolgente per Edmonton, con Corey Perry e Mattias Janmark che hanno trovato il fondo della rete in appena sette minuti, costringendo il portiere dei Stars, Jake Oettinger, a uscire di scena dopo soli due tiri subiti. Il primo periodo si è chiuso con un vantaggio di 3-1 per gli Oilers, un risultato che ha deciso la gara fin dall'inizio.
Ora la formazione canadese si prepara a riaffrontare i Florida Panthers, squadra che lo scorso anno li aveva sconfitti solo alla fine di gara-7.
Merita di essere segnalato che, dal 1968, ci sono stati solo quattro casi di finali consecutive tra due stesse squadre, il cosiddetto 'back-to-back'. L'ultima volta risale al biennio 2008-2009, con i Detroit Red Wings e i Pittsburgh Penguins che si spartirono il titolo in due anni consecutivi. L'ultima squadra a vincere due finali consecutive contro lo stesso avversario fu Montreal, battendo Boston nel 1977 e nel 1978.
 Gli Oilers inseguono la gloria, cercando di vendicare la sconfitta dello scorso anno e di riportare la Stanley Cup a Edmonton ma, soprattutto, in Canada dal lontano 1993, quando a vincere il titolo fu Montreal, ai danni di Los Angeles.

Stanley Cup 2025: Edmonton Oilers cambio di tendenza, McDavid tocca il Clarence Campbell Bowl

Connor McDavid riceve la coppa da Bill Daly
Gli Edmonton Oilers sono ufficialmente campioni della Western Conference, dopo il successo in gara-5 per 6-3 contro i Dallas Stars sul ghiaccio esterno e chiudendo la serie sul 4-1.
A loro, come ormai da tradizione, è stato consegnato il trofeo che premia la squadra vincente dell'Ovest, il Clarence Campbell Bowl.
Stavolta però, a differenza dello scorso anno, hanno deciso di cambiare 'strategia', con il capitano Connor McDavid che ha toccato la coppa, al contrario di quanto hanno fatto i prossimi rivali nella finale di Stanley Cup, i Florida Panthers, che hanno invece scelto di non toccare il Prince of Wales Trophy, un 'tocco' da molti considerato portasfortuna, perché l'unica coppa da sollevare, nel cervello di un hockeista, è la Stanley Cup e il resto è mancia.
E' stato lo stesso McDavid a spiegare il gesto: gli Oilers, nel 2024, avevano rispettato questa credenza, limitandosi a una foto accanto alla coppa. Tuttavia, dopo aver perso (anche l'anno scorso erano opposti ai Panthers), quest'anno è maturata l'idea di cambiare atteggiamento. E ha poi aggiunto: “Non siamo qui per credere nelle superstizioni, siamo qui per vincere. Questo trofeo rappresenta il duro lavoro svolto per arrivare fin qui, e vogliamo onorarlo”.

giovedì 29 maggio 2025

Stanley Cup 2025: Florida Panthers in finale, il Prince of Wales Trophy non si tocca

Il momento del 'non tocco' attorno alla coppa
Anche quest'anno, i Florida Panthers hanno rispettato la tradizione: dopo aver conquistato il Prince of Wales Trophy (il trofeo che premia la formazione vincente dei playoff della Eastern Conference) per la terza volta consecutiva, la squadra ha scelto di non toccarlo, mantenendo viva una superstizione radicata nel mondo dell’hockey.
Il trofeo, assegnato dopo il 5-3 esterno ai Carolina Hurricanes che ha chiuso la serie sul 4-2, è spesso trattato come un oggetto da evitare, poiché molti credono che toccarlo possa compromettere le possibilità di vittoria nella finale della Stanley Cup, che assegna il titolo di campione assoluto NHL.
Due anni fa i Panthers avevano infranto la tradizione (che peraltro, nel corso della storia, è stata spezzata molte volte, primi fra tutti i Pittsburgh Penguins), sollevando il trofeo e celebrando apertamente il loro successo. Tuttavia, la loro corsa si era poi conclusa con una sconfitta nella finale contro i Vegas Golden Knights.
Quest’anno la decisione è stata, ancora una volta, quella di non toccare il trofeo: solo una foto di squadra attorno alla coppa e la concentrazione già rivolta alla sfida più importante.
Con la finale della Stanley Cup all’orizzonte, resta da vedere se questa strategia porterà fortuna ai Panthers. La tradizione continua, ma il vero obiettivo è ancora da conquistare.

mercoledì 1 giugno 2022

Stanley Cup 2022, finali di Conference: tre protagoniste e un'outsider

L'apertura odierna del sito dell'NHL
Ha preso il via, con gara-1 della finale della Western Conference, il penultimo atto della Stanley Cup, lo storico trofeo che premia la squadra campione della NHL, la lega nordamericana dell’hockey ghiaccio, in pratica il campionato mondiale per club di categoria, l’alter ego dell’NBA in ambito hockeistico.
Tre grandi protagoniste della stagione e una outsider a contendersi l’ambitissima coppa finale, mentre le due vincenti di ‘conference’ potranno sollevare due coppe: rispettivamente, a est il Prince of Wales Trophy, a ovest il Clarence Campbell Bowl, sebbene la vittoria di conference sia cosparsa di scaramanzie, la prima delle quali sia proprio quella di non toccare la coppa che ‘porta’ alla finale di Stanley Cup, un toco che per gli addetti ai lavori varrebbe l'‘accontentarsi’ di un premio di consolazione senza ulteriori ambizioni.
Va detto che, rispetto a quelli del basket, i playoff dell’hockey sono molto più ricchi di sorprese e di risultati impronosticabili, che rendono ancora più ‘sfidante’ la scelta della squadra vincente, sia della partita secca che della serie complessiva.
Giusto per fare un esempio, nella Eastern Conference sono saltate le prime tre teste di serie, mentre nella Western, dopo la prima, ancora in corsa, bisogna passare alla quinta posizione per trovare un'altra squadra in lizza.
Fate il vostro gioco, quindi, perché non sarà per nulla facile.

Eastern Conference: New York Rangers-Tampa Bay Lightning
I Tampa Bay Lightning di Jon Cooper partono come naturali favoriti della serie di finale a est, sebbene i New York Rangers li abbiano preceduti in classifica e godano, come conseguenza, del fattore ghiaccio favorevole.
La franchigia della Florida vanta però il ragguardevole ‘status’ di squadra campione in carica da due anni di fila: in pratica ha vinto le sue ultime 10 serie di playoff. Quest’anno, in particolare, sulla sua strada ha ‘sepolto’ dapprima gli ambiziosissimi Toronto Maple Leafs, in rimonta e alla settima partita, mentre ha poi maramaldeggiato sui ‘cugini’ dei Florida Panthers, quattro vittorie a zero per una serie travolgente disputata contro quella che era stata la migliore squadra della stagione, premiata con il Presidents’ Trophy.
In particolare, contro Florida, Tampa ha dimostrato una solidità difensiva pazzesca, subendo appena tre reti in quattro partite. Contro i Rangers, squadra che non appare molto profonda, specie in attacco, potrebbe essere questa la chiave della serie, che vede i campioni in carica nettamente preferiti, magari anche con alcune partite che potrebbero terminare senza gol al passivo.

Western Conference: Colorado Avalanche-Edmonton Oilers
Riuscirà una squadra canadese a tornare a vincere la Stanley Cup, che manca ‘a nord del confine’ dalla stagione 1992-93? Gara-1 della finale della Western Conference sembrerebbe dire di no, con un finale pirotecnico (8-6) che ha premiato la formazione di Denver. Ma proprio l’alto numero di reti e la forza dell’attacco delle due squadre, forse le più dotate di talento di tutta la lega, rende davvero impronosticabile questa sfida.
Gli Oilers vantano i primi due ‘cecchini’ della post-season, Connor McDavid (8 gol e 21 assist in 13 gare) e Leon Draisaitl (28 punti in 13 partite), ma occupano anche la posizione numero 5 della classifica marcatori con Evander Kane (13 reti in 13 incontri disputati, una media incredibile per i playoff). I ‘punteros’ degli Avalanche vengono però subito dopo, con Cale Makar e soprattutto Nathan MacKinnon, passato da giovane di belle speranze a protagonista assoluto di tutta l’NHL. Entrambe le squadre sono profonde, entrambe segnano moltissimo e hanno i mezzi per arrivare a gara-7 per contendersi l’accesso alla finalissima, magari, alla fine di un interminabile overtime.

mercoledì 13 ottobre 2021

NHL al via, si prevedono notti insonni davanti al pc

La foto scelta dal siito NHL per aprire la stagione 2021-22
Dall'Agorà di Milano alle fantasmagoriche arene nordamericane, ecco prendere il via la nuova stagione NHL, quella 2021-22, e chissà se magari, stavolta, sarà finalmente una squadra canadese a trionfare nella leggendaria Stanley Cup.
Pattini, sudore e pugni, per un torneo che vidi per la prima sollevato da Lanny McDonald, baffuto capitano dei Calgary Flames, in una serata trascorsa trasognato davanti alla piccola televisione in cucina, forse in bianco e nero, forse in registrata, chi si ricorda.
Poi il silenzio di giornali e tv, fino alla comparsa dei Devils Milano, ovvero l'hockey ghiaccio declinato in chiave rossonera, sulle orme dei mitici Diavoli che dominarono l'hockey nazionale negli anni '50.
E in quei Devils di NHL ce ne fu parecchia, da Jari Kurri a Mark Robert Napier, da Gaetano Orlando a Tom Chorske fino a Sergio Momesso, per non parlare del coach, Ted Sator, un 'duro' delle arene 'pro'. E ancora, per quanto mi riguarda, la passione per una squadra di eterni 'loser' ma dalle scelte cromatiche sublimi, gli Ottawa Senators. E ancora, il mio impegno e la passione che ho profuso nel realizzare riviste e almanacchi, articoli di giornali e post.
L'hockey scorre dentro di me, insopprimibile passione, e non avevo certo bisogno di questo nuovo inizio di stagione per confermarmelo.

I vincitori della Stanley Cup nel nuovo secolo (fonte Wikipedia)

martedì 29 settembre 2020

Stanley Cup 2020, Tampa Bay Lightning campioni

L'apertura del sito della NHL
I Tampa Bay Lightning hanno vinto la Stanley Cup, massimo trofeo dell'hockey ghiaccio, sconfiggendo nella 'bolla' di Edmonton, in Canada, i Dallas Stars per 2-0.
Brayden Point e Blake Coleman gli autori delle due reti, realizzate nei primi due periodi di gioco.
I Lightning, allenati da Jon Cooper, si sono così imposti nella serie di finale NHL con il punteggio di 4-2, ottenendo la propria seconda coppa, dopo quella del 2004.
Il Conn Smythe Trophy, che premia l'MVP della serie, è andato allo svedese Victor Hedman, mentre da segnalare la discesa sul ghiaccio, sebbene per pochi minuti, del capitano Steven Stamkos, che sembrava dover essere costretto a saltare la partita per infortunio.

Nelle due foto sotto, la gioia di Steven Stamkos a fine gara, e la disperazione di Blakeny Perry, moglie di Corey Perry, giocatore degli Stars, nei secondi finali dell'incontro. 

sabato 12 giugno 2010

La Stanley Cup torna a Chicago grazie a... me!

Ci sono stati senz’altro tanti fattori nella vittoria della Stanley Cup da parte dei Chicago Blackhawks, ma pochi sanno che il fattore principale… sono io. La vera chiave di volta della serie di finale 2010 è stata infatti quando lo scorso week-end sono passato al negozio della Hall of Fame di Toronto. Avevo bisogno di un quadro da aggiungere alla mia ‘galleria’ hockeistica che ho in appartamento. Un quadro piccolo, senza troppo significato, ma di fianco al 42″ c’era quello spazio vuoto che andava assolutamente coperto. E così ecco quel ‘quadretto perfetto’, con la foto di Bobby Hull in maglia Blackhawks...
Continua a leggere sul Corriere Canadese
Vedi: Chicago, la grande attesa è finita
Vedi:
L'anno scrso trionfarono i 'pinguini' di Pittsburgh
Vedi:
Nel 2009 Chicago era arrivata alle finali di Conference

domenica 6 giugno 2010

'Big Buff'? No, 'Big Bluff'

Philadelphia-Chicago, atto 4. Ma per favore, smettiamola di chiamarlo “Big Buff”. Dustin Byfuglien è stato l’autentico uomo “in meno” dei Blackhawks nella terza sfida contro i Flyers, quella giocata al Wachovia Center e persa meritatamente per 4-3 all’overtime. Se continua così, quello che doveva essere l’uomo in più, il pericolo costante davanti alla gabbia di Michael Leighton, rischia di trasformarsi in un clamoroso boomerang. Sempre estromesso fisicamente da Chris Pronger, autentico vincitore di tutti i confronti diretti con i pesi massimi delle linee offensive di Chicago, Byfuglien ha raccolto in gara-3 due penalità pesantissime: dalla prima i Blackhawks ne sono usciti indenni ma con tanta fatica, dalla seconda invece con un gol sul groppone cui hanno dovuto dedicare energie e fatica per riequilibrare.
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lunedì 31 maggio 2010

Stanley Cup, stasera sarà ancora follia?

Va in scena questa sera gara-2 (ore 8 pm, diretta tv su Cbc) delle finali di Stanley Cup. Ancora allo United Center di Chicago i Blackhawks affronteranno i Philadelphia Flyers per cercare di allungare il vantaggio di una serie cominciata all’insegna della follia. In una gara-1 dove i difetti hanno superato di gran lunga i pregi, Chicago si è infatti imposta con un pirotecnico 6-5, un punteggio che, nella quantità dei gol realizzati, va a impattare il più alto numero di reti segnate in una gara-1 di finale. Portieri in vacanza insomma, con Antti Niemi che però rimarrà a guardia della gabbia dei Blackhawks anche per la sfida di questa sera, mentre per quanto riguarda i Flyers coach Peter Laviolette opterà probabilmente per un cambio, così come aveva fatto in corsa durante la prima sfida quando, una volta subita la quinta rete, aveva tolto dai pali Jim Leighton per inserire Brian Boucher.
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sabato 29 maggio 2010

Stanley Cup, adesso si comincia veramente

E’ tutto pronto per il via. Se vi siete fatti mandare qualcosa di buono dall’Italia è ora di tirarla fuori. Sabato sera cena con gli amici, c’è gara-1 di Chicago-Philadelphia, e che importa se non ci sono squadre canadesi a contendersi la Stanley Cup? I canadesi sono sul ghiaccio, e ancora una volta per vincere gli americani dovranno cantare ‘O Canada’, perché altrimenti, le Olimpiadi lo hanno confermato, il Canada rimane ‘number one’.
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Vedi: Stanley Cup, Chicago e Philadelphia a caccia del sogno
Vedi: Le curiosità della Stanley Cup 2009

lunedì 24 maggio 2010

Chicago in finale, le ice-girls pure...

18 anni dopo i Chicago Blackhawks tornano in finale di Stanley Cup. L'ultima volta era stato nel lontano 1991-92, quando i Pittsburgh Penguins di 'un certo' Mario Lemieux travolsero la franchigia dell'Illinois con un secco 'sweep' (4-0). E 4-0 è stato il punteggio della serie vinta da quella che è una delle 'Original Six' sui forti San Jose Sharks, miglior squadra della Western Conference in regular-season.
Un applauso che ovviamente estendiamo alle Ice Crew Girls dei Blackhawks, tra le più carine e sensuali di tutta la lega nordamericana, e non solo di hockey.


Di seguito il video di presentazione delle Ice Crew Girls dei Blackhawks per la stagione 2008-09.

sabato 22 maggio 2010

Inter campione d'Europa, ma io ancora non lo so

L'Inter è campione d'Europa, mentre scrivo sta festeggiando (e con lei tanti miei amici, che forse anche se lo meritano) e sta per alzare la coppa, ma io ancora non lo so. Sto guardando gara-4 della finale della Eastern Conference fra Montreal Canadiens e Philadelphia Flyers, e tanto mi basta. Non voglio sapere altro. Passando per College Street, ovvero l'anticamera di Little Italy, ho visto, in uno dei tanti 'sports' bar' colmi di italiani (ma anche di tanti tifosi del Bayern), che l'Inter vinceva 1-0. Gara finita, in ogni caso, semmai ci sia stata. Ed è giusto così, anche se non è giusto. Onore ai più forti. Spero che almeno i Canadiens riescano a sovvertire il pronostico: pareggiare la serie con Philadelphia sarebbe fondamentale, per poi andare a cercare di espugnare il Wachovia Center in gara-5.

venerdì 14 maggio 2010

Montreal Canadiens, il piacere di essere sfavoriti...

Stagione che passa, playoff che incontri. Se quelli scorsi erano vissuti nel segno delle “stelle” Sidney Crosby e Alex Ovechkin, quest’anno a tenere banco sono i sorprendenti Montréal Canadiens, qualificatisi all’ultimo posto utile per partecipare alla post-season, e per ora autori delle due più grandi sorprese, avendo eliminato, sempre in sette partite (e vincendo la “bella” in trasferta), prima i Washington Capitals numero uno assoluto del “tabellone”, quindi i Pittsburgh Penguins campioni in carica.
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sabato 20 giugno 2009

E per rinfrancar lo spirito... Wayne Gretzky!

Dopo un grande Uomo come Silvio Berlusconi, eccone un altro, forse 'Il Più Grande' come recita il suo soprannome, 'The Great One', o 'The Great 99'.
Ora non gioca più, e ha lasciato il testimone a Sidney Crosby, che quest'anno ha vinto la Stanley Cup con i Pittsburgh Penguins. Al secolo, il suo nome è e sarà sempre ricordato come quello di... Wayne Gretzky...


Ed ecco una clip con alcuni dei suoi gol...