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lunedì 8 febbraio 2010

La nuova storia di 'Gola profonda'

L'Ansa comincia davvero a piacermi: spulciandola si trovano davvero articoli molto interessanti, altri che 'agenzia di stato'. Prendiamo l'articolo di Francesco Gallo su Linda Lovelace (pseudonimo di Linda Susan Boreman, nata a New York il 10 gennaio 1949 e spentasi a Denver il 22 aprile 2002), che ci parla della nuova 'biopic' sull'attrice (il genere biopic, abbreviazione di biographical picture, è una particolare versione del genere storico in cui si racconta, in modo più o meno aderente alla realtà, la vita di una persona selezionandone solo una parte) a firma di Rob Epstein e Jeffrey Friedman, basata sulla biografia di Eric Danville dal titolo 'The complete Linda Lovelace'.
I registi e autori di 'Howl' - film che andrà al Sundance Festival e poi in concorso a Berlino basato sul processo per oscenità subito dal poeta beat Allen Ginsberg - dirigeranno così anche questo lungometraggio che ricostruisce la carriera di questa donna soprattutto attraverso tre interviste all'attrice realizzate in tempi diversi.
L'interesse dei due autori per questo personaggio è legato anche ai cambiamenti con cui questa donna, morta a Denver a soli 53 anni per i postumi di un incidente d'auto (ma scusa Gallo, non era morta di cancro?), si è presentata, di volta in volta, al suo pubblico di ammiratori e denigratori. Ovvero prima come disinvolta porno-star e poi come sostenitrice delle femministe contro il mercato della pornografia.
"Deep Throat", ovvero "Gola profonda" (film che io ho ovviamente visto) uscito negli anni '70 in Usa e girato in una sola settimana, cambiò il costume sessuale dell'epoca, attivò tribunali, femministe, mafia e spinse in sala a vedere un film porno le signore dell'Upper Class. Costato nel 1972 solo 25 mila dollari, ne incassò 600 milioni, grazie all'idea di porre l'oggetto misterioso della sessualità femminile (il clitoride) in un 'luogo' particolare, in fondo alla gola della protagonista, appunto Linda Lovelace.
Il film (bandito in 23 Stati) presenta quindi, ovviamente, alcune pratiche di fellatio, che inizialmente fecero scandalo, ma poi vennero viste, specie dalle femministe, come qualcosa di liberatorio. Di diverso avviso i molti censori del film, che subì processi (il protagonista Harry Reems fu l'unico condannato), censura, e anche l'intervento della mafia, che ne controllò la distribuzione, divenuta presto una miniera d'oro. L'importanza del film nel costume è stata tale, che nel 2005 venne prodotto il documentario "Inside gola profonda" distribuito anche nelle sale italiane: 90 minuti in cui i protagonisti di allora, regista, produttori, giornalisti e attori (tranne la Lovelace che era appunto scomparsa) parlano dello scandalo di un film porno, con risvolti divertenti, girato negli anni settanta da Gerard Damiano (morto a sua volta nel 2008), ex parrucchiere per signora, divenuto un caso.

mercoledì 27 aprile 2022

Seven Sisters, sorpresa e azione da guardare tutta d'un fiato

Una scena del film
Raramente dedico un post di questo blog a film e serie varie, anche perché è raro trovare qualcosa di veramente convincente.
Consiglio a tutti una visione attenta di "Seven Sisters", film del 2017 diretto dal regista norvegese Tommy Wirkola e interpretato da un tris d'attori 'doc' come Noomi Rapace, Glenn Close e Willem Dafoe.
La storia è semplice: sette sorelle gemelle, tutte interpretate dalla Rapace, cercano di sopravvivere in un mondo distopico (ma non troppo lontano da quello odierno) in cui il controllo delle nascite causa depauperamento delle risorse mondiali ha reso necessaria la Legge del Figlio Unico.
Tutto gira attorno alla non facile vita quotidiana delle sette gemelle, costrette a vivere una unica vita per non essere scoperte, e quindi obbligate a uscire una per volta, quasi sempre un giorno per volta. La storia, però, assume quasi subito toni drammatici, pronta a trasformare il film in uno splendido 'fanta-action' dal finale (una volta tanto) imprevedibile.
Ben accolto dalla critica, il film ha anche ricevuto una candidatura al Locarno International Film Festival del 2017 ma, soprattutto, si lascia vedere con piacere e trasporta lo spettatore d'un fiato sino alla fine, inattesa.
Inoltre, meglio dirlo piano per non scatenare le polemiche di femministe isteriche, è un potente inno alla vita contro l'uccisione di bambini innocenti immolati sull'altare di una società consumista. Ricorda niente?





martedì 9 marzo 2010

La filmografia di Rossana Doll come in "Clerks"...

Ormai dirlo è una banalità, ma è pazzescamente vero. Alle volte la realtà supera di gran lunga la fantasia, oppure comunque la pareggia. Vi propongo quindi questo estratto da una breve biografia di Rossana Doll (storica attrice del porno all'italiana fine anni '80) e vi invito successivamente ad ascoltare il video tratto dal meraviglioso film "Clerks"...
Siete pronti? Via, tutto d'un fiato!
"- Rossana Doll (Di Pierro) pugliese di origine, è ap
prodata alla notorietà quando denunciò loschi traffici a sfondo sessuale legati a un concorso per hostess, finiti poi nel libro "Membri di partito" edito da Stampa Alternativa. Da allora ha collezionato scandali a ripetizione. Ricordiamo l' esibizione choc sulla Croisette a Cannes, i festini hard a Genova con giocatori doriani, l' arresto per uno spettacolo ritenuto troppo porno a una tappa Erotica Tour a Misano, la strana vicenda dei militari troppo focosi a Porto Cesareo, e compagnia affollata. Legata dapprima al pigmalione Riccardo Schicchi, ha poi preso la via dei Matera (FM Video) girando coi migliori attori italiani ed europei. In passato ha avuto anche dei problemi con l' uso di sostanze illecite, ma ne sta venendo fuori progressivamente. Senza dimenticare il tentativo di girare una gang bang all'interno del Festival di Barcellona tre anni fa, quando in due giorni si fece scopare da centinaia di spagnoli, anche se poi il film non fu distribuito. Da ricordare alcuni suoi film importanti (con una partecipazione al film di Tinto Brass "Così fan tutte": Rossana la ragazza dello scandalo, Bella di giorno, Una vedova allegra, Mata Hari, Sotto il vestito tutto da scoprire, Anal party molto particolare, Le porcone volanti, Con mia moglie si fa tutto, Uccelli in Paradiso, Una Zia molto disponibile, Lucrezia: una stirpe maledetta, Incesto a Budapest, Mutandine bagnate, Rossana e la banana africana, Infinitamente troia, fino a Il funerale, ultimo film ufficiale. Oggi Rossana ha scelto di vivere a Torino, dove si esibisce per una catena di locali. Da qualche anno non fa più film, anche se di recente abbiamo realizzato insieme una scena con due amici. Niente da aggiungere se no che io la stimo particolarmente, è mia compaesana e una volta anni fa la vidi in piazza mentre si accingeva a nutrire un numero esagerato di piccioni".

Ora, sempre tutto d'un fiato, eccoil video tratto da "Clerks":

domenica 21 novembre 2021

Il regista iraniano Farhadi contro gli estremisti islamici: "Pronto a ritirarmi dagli Oscar"

Una scena del film "A Hero" (foto Madmass.it)
Asghar Farhadi
, regista iraniano premio Oscar, ha duramente criticato il governo e i media iraniani, da lui stesso definiti "estremisti", e ha annunciato di essere pronto a ritirare il suo film, "A Hero", che dovrebbe rappresentare l'Iran alla prossima edizione degli Oscar.
"Come posso essere ingannevolmente associato a un governo i cui media estremisti non hanno mai smesso negli ultimi anni di distruggermi, emarginarmi, stigmatizzarmi", si legge in una lettera pubblicata su Instagram, dove si rivolge a un gruppo di fondamentalisti che avevano affermato che il regista ha preso posizioni vaghe sulla situazione politica nel Paese, dispiacendosi che sarà il suo film a rappresentare l'Iran.
In precedenza, Farhadi aveva criticato l'uccisione e l'arresto di migliaia di manifestanti avvenute durante le proteste del 2017 e del 2019 e l'attuale situazione delle donne nel Paese.
"Se la presentazione del mio film da parte dell'Iran agli Oscar porta alla conclusione che sono sotto la tua bandiera, dichiaro esplicitamente che non ho problemi a revocare questa decisione", ha affermato il regista.
Farhadi, 49 anni, è stato premiato con l'Orso d'argento al festival di Berlino per il film "About Elly" e ha vinto due premi Oscar per "Una separazione" e "Il cliente". Il suo ultimo film, "A Hero", si è aggiudicato il premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes di quest'anno. (fonte: ANSA)

martedì 23 novembre 2021

ArteKino Festival, tutto pronto per la sesta edizione

Una immagine da "Sami, Joe und Ich" (foto ufficio stampa)
E' tutto pronto per la 6.a edizione di ArteKino Festival, festival cinematografico digitale che celebra il giovane cinema europeo, presentato attraverso il canale culturale Arte.tv.
A inaugurare l’evento, interamente gratuito, sarà la proiezione del film svizzero in concorso "Sami, Joe und Ich", martedì 30 novembre all’Institut français - Centre Saint-Louis di Roma. E protagonisti, assieme ai film, saranno anche gli spettatori, che con il loro voto potranno provare a vincere uno dei tre premi messi in palio dal festival.
La manifestazione prenderà il via ufficialmente il 1° dicembre, per chiudersi con l'ultimo giorno del 2021.
Il festival nasce nel 2016 per promuovere la ricchezza e le bellezze del cinema d’autore continentale e condividerle con un pubblico il più vasto possibile, utilizzando il digitale e le nuove tecnologie, ed è pensato in particolare per permettere a tutti gli europei di avere accesso a lungometraggi che, altrimenti, potrebbero difficilmente trovare nelle sale cinematografiche dei propri Paesi, nonostante il successo di critica e l’inclusione in numerosi concorsi internazionali.
I film in concorso, che saranno disponibili in 32 paesi europei e in sei versioni linguistiche (francese, tedesco, inglese, spagnolo, italiano e polacco) su Arte.tv e sul canale YouTube ARTE Cinéma, saranno 12, con l'intento di rendere omaggio alla diversità culturale e linguistica europea.
Oltre al film elvetico che aprirà la manifestazione, in concorso ci saranno anche le pellicole tedesche "Jiyan, LOMO: The Language of many Others", "The Last to see Them" e "Wood and Water"; le ucraine "Inner Wars" e "When The Trees Fall"; il film polacco "Call me Marianna"; il belga "Petit Samedi"; il rumeno "Uppercase Print"; il serbo "Oasis" e il britannico "Nocturnal".

Ecco, di seguito, altre immagini legate ai film in concorso fornite dall'ufficio stampa
"Press Play - Comunicazione e Pubbliche Relazioni".


giovedì 25 marzo 2021

Maria Frau, i paesaggi alpini e un Nord da riscoprire

Una posa sensuale di Maria Frau in una foto Getty
Maria Frau è ancora viva, e mi chiedo cosa stia facendo nei suoi 90 anni, secondo qualcuno negli Stati Uniti, in questa notte insonne che mi ha portato a scoprirla, protagonista de "Il lupo della frontiera", ignoto (a me) film del 1951, in cui la bella Maria è affiancata da un'altra fascinosa dell'epoca, Tamara Lees (nome d'arte di Diana Helena Mapplebeck), e da Piero Lulli.
Quella della Frau (nel film è la 'paesana' Gilda) è una bellezza pulita e mediterranea, così distante da quelle  odierne, tutte tatuaggi, sederi al vento e 'selfie' a culo di gallina.
Il film diretto da Edoardo Anton, in oltre, è ambientato in un ignoto paesino montano, suppongo del Veneto o del Trentino, avendo ascoltato alcune rarissime battute in dialetto, in un dialogo altrimenti in purissimo italiano.
Successivamente, un biglietto in cui si cita il villaggio di Chiusa Valbona, fa pensare che la trama si svolga sulle Dolomiti, e che il confine di cui si parla, ovviamente, sia quello austriaco. Più avanti si cita il Rifugio della Forcella, che esiste veramente ed è situato nellle Alpi Sarentine, in provincia di Bolzano. 
Una scelta, quella di una ambientazione nordica, che fa balzare subito all'occhio come oggi, al contrario, il Settentrione sia stato completamente dimenticato dai 'geni' dell'arte cinematografica nazionale, come se le Alpi, Venezia, Trieste, per non parlare di Milano, fossero immuni al fascino di una qualsiasi sceneggiatura.
Persino un mediocre telefilm con Giuliano Gemma, "Caccia al ladro d'autore", in questi minuti contemporaneo a "Il lupo della frontiera" (il primo è su Rai1, il secondo su Rete4), ma girato 34 anni più tardi, sceglie di collocare la propria trama nella città della laguna e, cosa quasi commovente, riesce a fare parlare gli attori con accento veneto, un dialetto (ma forse una lingua) nei confronti della quale, ormai da anni, il mondo 'culturale' italiano, che vede il proprio baricentro ben fissato in Meridione, ha deciso di condurre una guerra a base di indifferenza, se non di vera e propria ostilità.
E allora mi immergo negli occhi grandi, scuri e sassaresi della bella Maria, eroina oscura e ignota ai più (dopo una manciata di film scomparve dalle scene) e applaudo un film che pochi conoscono, ma che sono felice di avere riscoperto.

venerdì 17 luglio 2009

Extras, alla scoperta delle 'attrici senza battute'
Da 'Outlander' ecco la canadese Amy Kerr

Chi di voi ha visto il telefilm inglese targato BBC ‘Extras’? Quello interpretato da Ricky Gervais (protagonista della fortunata serie ‘The Office’) che parla di una comparsa cinematografica alla perenne ricerca di una gloria che mai troverà. Su queste pagine faremo qualcosa di simile, anche se in chiave rigorosamente femminile. Insomma, quando vi chiederete ‘guarda che bella fighetta in questo film, peccato non abbia un ruolo importante’ senza sapere ovviamente da chi sia interpretata la ‘bella fighetta’ in questione, io sarò lì pronto ad aiutarvi, offrendovi valide alternative alle attrici più strombazzate. Per un nome famoso ce ne sono 50 che nessuno conoscerà mai, condannati alle retrovie di passaggi senza battute, sorrisi senza espressione, gesti che durano pochi secondi. E così cominciamo da Amy Kerr, protagonista, si fa per dire, di una fuggevole comparsata nel film ‘Outlander – L’ultimo vichingo’ uscito pochi giorni fa e interpretato da Jim Caviezel, Sophia Myles, John Hurt e Ron Perlman, insomma, non certo bruscolini. Che cosa combina Amy Kerr? A film cominciato da nemmeno mezzora è la ragazza che, nel salone dove si svolge la festa vichinga, gira il mestolo all’interno di un grosso pentolone e sembra annoiata dalle vanterie di caccia di Boromir (Cliff Saunders). Uno sguardo come a dire ‘Però, e chissenefrega?’. E’ tutto.

Nata il 12 aprile 1979 nella cittadina canadese di Halifax, in Nova Scotia, Amy Kerr in realtà ha avuto maggiore successo come modella, lavoro in cui ha ricevuto diversi attestati e benemerenze. La sua vera passione però è da sempre stata il cinema: nessun ruolo da protagonista o da co, ma diverse piccole ‘presenze’, lavorando assieme a Cybil Sheppard e Tim Matheson in ‘Martha Inc.’, con Dean Cain, Brian Bosworth e Mimi Kuzyk in ‘Phase I
V’ e con Sebastian Spence, Chris Shuyer, Ryan Scott Greene e Nigel Bennett in ‘A Bug And A Bag of Weed’. Il suo primo ruolo nel 1999, mentre nel 2009 prenderà parte a tre film, nell’ultimo dei quali ‘Siren AM’, dovrebbe trovare uno spazio decisamente superiore. Allora, come si dice in gergo, ‘in culo alla balena!’...

Ecco due 'scatti' di Amy sul set del film 'Outlander'...












Signore e signori, ecco a voi Amy Kerr...

lunedì 9 febbraio 2026

"Juventus, primo amore", presentata a Milano l'epopea bianconera degli anni '70 e '80

Boniek, Cozzolino e Tardelli (foto Bordignon)
“Juventus. primo amore”
riporta sul grande schermo un decennio che ha segnato la storia del calcio e del Paese. Presentato in anteprima al Torino Film Festival, il documentario di Angelo Bozzolini ricostruisce gli anni 1975-1985, è stato proiettato al cinema Anteo di Milano, alla presenza del regista, oltre che di Marco Tardelli e Zbigniew Boniek.
La decade trattata nel film è quella in cui la Juventus divenne una potenza assoluta, conquistando per la prima volta tutti i trofei nazionali e internazionali disponibili. Ma il film non è solo la celebrazione di una squadra imbattibile: è il ritratto di un’Italia attraversata da tensioni sociali, terrorismo, crisi industriali e profonde trasformazioni culturali.
Bozzolini intreccia immagini d’archivio e testimonianze esclusive di protagonisti e osservatori privilegiati: da Michel Platini a Dino Zoff fino alle voci di Marino Bartoletti, Aldo Cazzullo, Evelina Christillin, Linus, Carlo Nesti e Mariella Scirea. Un coro che restituisce la complessità di un’epoca in cui il calcio diventava specchio del Paese. L’apertura delle frontiere trasformò la Serie A nel campionato più affascinante del mondo, mentre la Juventus, guidata dalla “trimurti” Agnelli–Boniperti–Trapattoni, costruiva una squadra leggendaria capace di dominare in Italia e in Europa.
Il racconto attraversa momenti luminosi e pagine dolorose: la rivalità feroce con il Torino negli anni di piombo, la tragedia dell’Heysel nel 1985, la gloria della Coppa Intercontinentale vinta a Tokyo l’8 dicembre dello stesso anno. Sullo sfondo, il ricordo commosso di figure come Gaetano Scirea e Paolo Rossi, simboli di un calcio che sapeva unire talento, eleganza e umanità.
Bozzolini sottolinea come quel decennio abbia accompagnato il passaggio dall’Italia della crisi post-miracolo economico all’edonismo degli anni Ottanta, tra boom dei consumi e modernizzazione industriale. In questo scenario, la Juventus non fu solo una squadra vincente, ma un modello di organizzazione, visione e resilienza. "Racconto una grande storia di sport e di vita", ha detto il regista, "in cui un club seppe cambiare il volto del calcio italiano, valorizzando giovani straordinari che contribuirono anche alla vittoria della Coppa del Mondo più romantica di sempre, facendo del bene a Torino e al Paese intero".
Nella conferenza stampa milanese ha poi aggiunto: "Un momento che diventa apicale nella storia del nostro Paese. La cosa che mi interessava molto era la vita di questi uomini, perché dietro al gesto sportivo ci sono dei campioni che vivono una loro quotidianità".
Tardelli ha aggiunto: "Credo che questi siano dieci anni meravigliosi della mia vita, che non si dimenticheranno mai. Certo, ci sono state anche molte difficoltà nello stare nella Juventus, avevamo un presidente molto bravo ma anche molto severo. Ho dei ricordi bellissimi dei compagni".
Quindi Boniek: "Eravamo undici titolari, una squadra di amici in cui non c'era rivalità fra di noi. Oggi le squadre sono vaste, c'è più rivalità fra i calciatori. Ho passato tre anni bellissimi, in cui l'unico rimpianto è stata la finale di Atene. Se rigiocassimo contro l'Amburgo dieci partite, sette le avremmo vinte, due pareggiati e una sola persa. Se avessimo vinto quella finale, questo film sarebbe stato molto più lungo".
C'è stato spazio anche per un stilettata alla Juventus attuale: "Cosa manca alla Juventus di oggi? Manca uno che ami alla Juventus", ha detto Tardelli. "Non ho mai avuto un grandissimo rapporto con Andrea Agnelli, ma almeno lui era sul campo, poteva sbagliare, ma amava la Juventus ed era uno con cui poter parlare. A parte che, ormai, sono entrati i francesi e, nonostante abbiano fatto disastri, continuano a esserci". Inevitabile anche un po' di pepe da parte di Boniek, che se la cava con una battuta: "Come finirebbe tra la squadra di allora e quella di oggi? 1-0. Sì, 1-0 per noi, solo 1-0, perché molti non ci sono più e molti hanno 70 anni...".
"Juventus. Primo amore" è un viaggio nella memoria collettiva, un omaggio a un’epoca irripetibile e a una squadra che ha saputo diventare mito.

sabato 26 aprile 2025

Florence Pugh tra applausi e trasparenze alla 'prima' di "Thunderbolts"

Florence Pugh sexy nell'articolo del "Daily Star"
Grande successo per la 'prima' di "Thunderbolts", il nuovo film della Marvel, avvenuta a Londra.
Al centro dell'attenzione è stata Florence Pugh che, nel film, interpreta il doppio personaggio di Yelena Belova e della Vedova Nera in quello che è il 36° film del Marvel Cinematic Universe (MCU) e l'ultimo della cosiddetta "Fase Cinque".
La Pugh, attrice britannica nativa di Oxford, classe 1996, è stata applaudita sia per quella che è stata considerata una grande interpretazione (nel 2020 ottenne la candidatura all'Oscar come miglior attrice non protagonista per il film "Piccole donne"), sia per l'abito bianco trasparente che ha mostrato generosamente le proprie forme al pubblico.
Nel complesso, la serata è stata un evento di grande richiamo, con il cast al completo che ha sfilato sul 'red carpet', suscitando l'entusiasmo dei fan e dei media presenti.

domenica 10 maggio 2020

Festa della Mamma: "Kill Bill", esaltazione del ruolo della madre

Uma Thurman in "Kill Bill"
Forse non ci potevano essere film migliori di "Kill Bill" 1 e 2 per celebrare nella maniera migliore la Festa della Mamma.
La vendetta di Uma Thurman, protagonista del film di Quentin Tarantino, nei confronti dei presunti assassini della figlia che portava in grembo, dura due film e si conclude (attenzione allo spoiler, per chi ancora non abbia visto i due film) con la scoperta che la bambina, dopo quattro anni dalla strage in cui la stessa Thurman (incinta all'epoca) era stata ritenuta morta e poi era finita in coma, è ancora viva e felice alla 'corte' del padre, potente criminale.
La 'caccia' di 'mamma' Thurman viene così coronata dal successo, e madre e figlia chiudono la pellicola, entrambe a bordo di un'auto che sfreccia, lasciando la 'reggia' dorata del padre.

lunedì 20 aprile 2020

Gina Gershon e Jennifer Tilly, 'dark lady' in Bound

Jennifer Tilly e Gina Gershon
Ode per Gina Gershon, 'dark lady' per eccellenza del cinema americano underground. L'ho ritrovata in questi giorni in "Palmetto", film 'noir' che prometteva benissimo ma che, essendo notte inoltrata, non ho resistito a guardare sino alla fine.
Me la ricordo perfettamente in altri due 'noir', uno migliore dell'altro: "Picture Claire", dove recitava accanto a Juliette Lewis, e "Bound", dove si è trovata di fianco a un'altra 'dark lady', Jennifer Tilly.
Quest'ultimo film, in particolare, "Torbido inganno" in italiano, lo consiglio vivamente perché ricco di tensione e colpi di scena, in un mix perfetto shackerato con scene di raffinato erotismo lesbico.
Film d'esordio dei fratelli Wachowski (ora incredibilmente entrambi 'sorelle') che avrebbero poi dato il là alla saga di "Matrix", "Bound" è un film da non perdere e non facilmente recuperabile, intimamente 'dark', un misto musicale che potrebbe mescolare un brano dei Cure a uno dei Cramps, new-wave nello spirito e nei colori pastellosi, in cui predominano il nero, l'oro e il giallo scuro.



domenica 2 gennaio 2022

San Nicola, dalla Turchia a Bari per diventare Babbo Natale in America

La locandina del film
"Nicola – Cozze, kebab & Coca Cola"
è l'ultimo film di Antonio Palumbo, presentato a ridosso del Natale anche a Milano presso il Cineteatro Martinitt, un 'mockumentary' (ovvero, un falso documentario) in stile 'road movie' prodotto dalla Oz Film di Francesco Lopez, con il contributo di Apulia Film Commission in collaborazione con Octopost.
Al centro della scena il santo internazionale, amata dai vicoli di Bari Vecchia agli Stati Uniti, dove è meglio conosciuto come Santa Claus, cioè Babbo Natale, passando per Turchia, Belgio, Olanda, Francia, Russia, i Paesi toccati dal viaggio di Palumbo scandito dalle musiche di Ivan Iusco che, tra sacro e profano, guida lo spettatore alla scoperta del culto del vescovo di Myra, patrono della città di Bari e celebrato in tutto il mondo nei modi più disparati.
Religiosità e tradizioni popolari, riti pagani e celebrazioni, pop culture e consumismo: tutto questo si fonde e confonde nella figura di San Nicola, indagata e analizzata, sempre con grande ironia, anche attraverso voci autorevoli come quella del padre domenicano Gerardo Cioffari, direttore del Centro Studi Nicolaiani della Basilica e di testimoni celebri del culto nicolaiano, come il sindaco di Bari, Antonio Decaro e lo scrittore Nicola Lagioia.
Un viaggio che passa per la Russia, tra i paesi maggiormente devoti al Santo, e da Saint-Nicolas-de-Port, nella regione francese della Lorena, dove una reliquia del dito del vescovo di Myra (“se sei un osso di san Nicola non puoi mai stare tranquillo”) è stata sufficiente a generare un culto molto sentito e festività della durata di un mese adorate soprattutto dai bambini, raccontate dal sindaco di Nancy, capitale della Lorena, Laurent Hénart. Poi nelle Fiandre, in Belgio (con lo scrittore Herman Cole e lo storico e teologo Luc Vermeulen) e in Olanda (con John Helsloot, docente al Merteens Instituut di Amsterdam) dove scopriamo le origini e l’evoluzione del mito di Sinterklaas, il donatore di regali. Ad Amsterdam, Palumbo incontra, inoltre, il reverendo James Rosenthal, fondatore della Saint Nicholas Society. Poi si prosegue negli Stati Uniti, a New York, dove ha preso forma la figura di Santa Claus, corpulento simbolo della opulenta società dei consumi, reso icona dal brand Coca Cola. Il viaggio si conclude a Demre, l’antica Myra, in Turchia, la città d’origine di Nicola, meta dei marinai baresi che ne trafugarono le ossa. Anche qui, incontri prestigiosi con il Metropolita di Demre, Hristosomos Kalayci e con il sindaco, Suleyman Topçu.
E' lo stesso Palumbo a raccontare in poche parole la sua produzione: "Una piccola opera pop in onore del mio santo. Il santo di tutti".

martedì 28 aprile 2026

Milano Design Week: "Il Diavolo veste Prada 2" trasforma la Rinascente in un set

La Rinascente 'veste' Prada (Foto Bordignon)
Milano non è mai stata così cinematografica. Durante la Design Week 2026, la Rinascente ha scelto di trasformare il suo storico 'store' di Piazza Duomo in un omaggio monumentale a Il Diavolo veste Prada 2, attesissimo 'sequel' in arrivo nelle sale italiane questo 29 aprile. Un progetto che unisce moda, design e cultura pop, trasformando l’intero edificio in una vera estensione dell’universo Runway.
Dal 14 aprile al 4 maggio, le vetrine si accendono così di rosso e si popolano di scenografie ispirate al film, mentre due gigantesche décolleté rosse — quasi quattro metri d’altezza, firmate Stefano Seletti — dominano la piazza diventando uno dei simboli più fotografati del FuoriSalone.
Al piano -1, nell’area Air Snake, prende vita la redazione di Runway: l’ufficio di Miranda Priestly, il guardaroba, la passerella, fino a un set fotografico che permette ai visitatori di diventare, per un istante, la nuova copertina del magazine.
Il 23 aprile, Disney Italia e Rinascente hanno celebrato l’uscita del film con un evento di lancio che ha portato nel cuore di Milano oltre duemila ospiti, distribuiti in quattro cinema per l’anteprima italiana. La serata in Rinascente ha richiamato volti noti dello spettacolo, dello sport e del web: da Michelle Hunziker a Roberto Bolle, da Federica Panicucci a Simona Ventura, da Luca Zingaretti a Mara Maionchi, fino a Nina Zilli, Carla Gozzi, Benedetta Parodi e Fabio Caressa.
Il settimo piano dello store ha ospitato cocktail e 'after party', mentre la città si è animata con una speciale edicola pop‑up che distribuisce gratuitamente copie del Runaway Magazine.
Il film, girato anche a Milano, riunisce il cast originale — Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt, Stanley Tucci — e introduce nuovi volti come Kenneth Branagh, Simone Ashley e Lucy Liu. La trama, ancora in parte top secret, segue il ritorno di Andrea Sachs a Runway e il tentativo di Miranda Priestly di reinventarsi nell’era dei social e del fast fashion. Tra le location milanesi scelte per il film spiccano l’Accademia di Brera, la Galleria Vittorio Emanuele II e Villa Arconati, trasformata in una piccola Versailles cinematografica.

Altre due foto Bordignon della Rinascente in versione... Prada:

venerdì 9 ottobre 2009

Silvio, il Movimento Martiano, Toffolo e 'Alien'

Giorni bui per l’Italia, sebbene io viva lontano lontano. Osservare i tentativi della serpe comunista di schiacciare la testa di Silvio fa male, un po’ come vedere la spazzatura di sinistra riempire di nuovo le piazze e l’informazione italiana. Fra poco ci sarà qualcuno che tornerà a vagheggiare di Cuba e Corea del Nord, additando il Movimento Martiano di terrorismo anticastrista. Parola d’ordine: resistenza.
Intanto il ‘democratico’ giornale La Repubblica definisce il film su Barbarossa sponsorizzato dalla Lega un inutile fumettone su un personaggio inventato. Fortunatamente la presenza di Repubblica sul mio tavolo dura un nanosecondo, giusto il tempo di scartarne il Corriere Canadese e gettarla nel cestino dei rifiuti. Personalmente ritengo Silvio Martinelli un regista palloso, per cui può essere che il film non sia un kolossal alla Ridley Scott. Strano, perché di solito i film ‘lenti’ e carichi di struggenti intensi momenti sono quelli per cui va pazza la sinistra con ‘barba lunga’ e occhiali spessi. Io ho sempre preferito guardare la quadrilogia di ‘Alien’ e ‘Predator’, per cui preferisco tenermi le eventuali critiche al momento in cui guarderò il film, consapevole che quelle di Repubblica valgono come un rotolo di carta igienica usato al posto della tovaglia.
L’untuoso Fini ha pubblicato un documento in cui sostiene l’esimio presidente proveniente dal PCI, ma da tempo avevamo capito che di questo personaggio ci si può fidare come del ‘guerriero longobardico’ interpretato da Lino Toffolo nell’’Armata Brancaleone’.
A Toronto posso pensare tranquillamente all’hockey ghiaccio, anche se i Maple Leafs fanno cagare forse anche più del Milan di proprietà, guarda caso, proprio di Berlusconi. E qui si chiude il cerchio. Ancora Silvio, e qui sì mi incazzo. Sul Milan non si scherza, mai. L’inflazione può galoppare, il debito pubblico sprofondare, ma i ‘ragazzi’ sono loro la nostra bandiera. In questo caso, caro Silvio, passo all’opposizione. Stai tranquillo: non sono qui per giudicarti. Se ti va una ‘bambolina’, nessun problema, Toronto ne è piena. Però, mi consenta, ci vado prima io…

Nel frattempo vi regalo un paio di dati sull'Eden cubano che la sinistra italica, Repubblica e la finta informazione del Belpaese ci danno, spingendoci al turismo sessuale (condivisibile) e a quello della magliette rossonere (bel colore) col faccione del Che (patetico)...
Dal 1959 a oggi:
Giustiziati ufficialmente: 5.760.
Stime degli oppositori: 88.000, di cui 18.000 per esecuzioni, 3.000 per esecuzioni extragiudiziarie, 1.000 morti in prigione e 66.000 morti per aver tentato di fuggire da Cuba.
Secondo Cuba Archive, ricerche incrociate evidenziano 9.000 morti e 77.000 "balseros" morti nel tentativo di fuggire da Cuba.
E buon 'Annozero' a tutti!

venerdì 28 gennaio 2022

L'incompetente cinefilo: "Riders of Justice", se il dramma si trasforma in fiaba

La locandina del film
"Riders of Justice"
("Retfærdighedens ryttere") è un film danese del 2020 scritto e diretto da Anders Thomas Jensen e che ha in Mads Mikkelsen, Nikolaj Lie Kaas, Andrea Heick Gadeberg, Lars Brygmann e Nicolas Bro i suoi attori principali.
Il film è da vedere, pur nella sua stranezza così tipicamente scandinava, un velo che mischia follia, introversione e surrealismo e che alla fine, pur senza mostrarlo ai quattro venti, reca un sé un messaggio chiaro, cosa che spesso non gradisco ma che, se accennata con moderazione, risulta perfino godibile: l'odio è inutile anzi, è dannoso e controproducente, e rischia di portare a cortocircuiti dagli esiti imprevedbili, sebbene in buona fede.
Il film si muove in un misto fra dramma e fiaba, ben interpretato, un 'revenge movie' grottesco con un finale alla 'Andersen' e non potrebbe essere altrimenti, viste le latitudini.
Voto: 7,5 - a volte ci si perde d'animo viste alcune incongruenze, che però, alla fine, risultano chiaramente 'volute'.

sabato 25 aprile 2020

25 aprile, tomo 2: sono incazzato nero, e tutto questo non lo accetterò più

Peter Finch in "Quinto Potere"
In un mondo orwellianamente governato da una serie di macrostati, dove perfino il Coronavirus diventa un alleato di chi ci vuole ancorati alle nostre poltrone, succubi di una storia già scritta e precotta per i nostri cervelli usati poco e male, mi viene in soccorso la famosa scena di "Quinto potere", il film di Sidney Lumet girato nel 1976 e che, come tanti, altri film, si ripropone attualissimo: "Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più" grida il protagonista in televisione, invitando il cittadino medio a fare lo stesso. Altro che "Bella ciao" e altre trite banalità da 25 aprile. Seguite l'invito di Howard Beale (nel film interpretato da Peter Finch) e urlate dalla finestra la vostra vera incazzatura.

giovedì 24 novembre 2022

Mad Max, il meraviglioso delirio della versione 2015

Una scena del film "Mad Max - Fury Road"
Delirante, onirico, lisergico. "Mad Max - Fury Road" è in assoluto uno dei più bei film che io abbia mai visto, ma posso anche capire che qualcuno lo possa anche odiare, nella sua totale mancanza di sceneggiatura, nel suo continuo urlo a 300 all'ora, nella sua tendenza apocalittica al nichilismo più totale, inarrivabile, incommensurabile, folle e isterico.
Proprio per questo, per questa sua demenza quasi comica degna di un Quentin Tarantino, il 'sequel' del film 'icona' degli anni '80, interpretato allora da Mel Gibson, vale la pena di essere bevuto dall'inizio alla fine senza sosta, come si berrebbe d'un fiato un bicchiere di superalcolico, Fernet compreso.
Sempre George Miller sulla tolda di comando, un Tom Hardy finto protagonista di un teatro della follia dove ognuno, nel caos cosmico, ha invece un ruolo preciso, e allora anche Charlize Theron, orrendamente lontana dai suoi normali canoni di bellezza, appare come uno dei tanti personaggi incredibili che costellano questo western fantascientifico.
Insomma, "Mad Max - Fury Road", in passaggio di questi tempi sul canale "20 Mediaset" va visto e, come ho già fatto io, rivisto più e più volte, ubriacandosi di immagini, urla e invocazioni, ovviamente, verso il tanto agognato "Valhalla" cinematografico promesso agli eroi del cinema.