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giovedì 20 febbraio 2025

Trump mette Zelensky al muro: "Comico modesto e dittatore non eletto"

Un'immagine di Donald Trump tratta dal "New York Post"
Inarrestabile Donald Trump, come da tradizione ma anche più di quanto era plausibile attendersi. Il neopresidente degli Stati Uniti entra a gamba tesissima in quella politica internazionale nella quale Joe Biden appariva tentennante come il Parkinson che pareva condizionarne i movimento del capo.
L'uomo del MAGA mette l'Europa e l'Ucraina di fronte alle proprie responsabilità. 'Il Re è nudo', si potrebbe dire, senza èiù scuse.
Davanti alla platea di investitori della Future InvestmentInitiative, a Miami, Trump non si è tirato indietro, esprimendo quello che tanti hanno pensato in questi anni, in cui la cosiddetta 'morale comune' e la demagogia occidentale serviva come piatto pronto: la Russia 'cattiva' avrebbe aggredito l'Ucraina. E da qui una guerra con migliaia di morti, questo l'unico dato certo, e drammatico.
Volodymyr Zelensky, ha detto il presidente americano, parlando del leader ucraino, ancora in carica sebbene il proprio mandato presidenziale sia abbondantemente scaduto, sarebbe un "comico di modesto successo" e un "dittatore non eletto" che "si rifiuta di indire elezioni" e che dovrebbe "muoversi rapidamente se non vuole perdere il Paese che gli è rimasto" perché "la guerra sta andando nella direzione sbagliata. Io amo l'Ucraina, ma Zelensky ha fatto un lavoro terribile".
Trump ha avuto parole dure anche per l'Europa: "Sarebbe meglio che si occupasse di immigrazione con più intelligenza e con più forza, prima che sia troppo tardi".
Infine una stoccata interessante anche ai lavoratori in 'smart working', una condizione curiosa, che anche in Italia ha provocato molti danni a tante cittadine che sul movimento del lavoro fondavano la propria economia. "Ho visto alcuni grandi uomini d'affari - ha commentato Trump - dire che stiamo tornando assolutamente indietro. Non si può lavorare da casa. Non lavorano, vanno a giocare a tennis, giocano a golf o fanno altri lavori, ma non lavorano. Non puoi costruire una compagnia o un Paese in questo modo".

mercoledì 31 maggio 2023

La Russia accoglie l'accusatrice di Biden

Maria Butina (foto New York Times)
Dagli Stati Uniti alla Russia, ma senza ritorno. Anzi, con una richiesta d'asilo.
Protagonista Tara Reade, oggi 59 anni, americana che durante la campagna elettorale del 2020 aveva accusato l'attuale presidente statunitense, Joe Biden, di averla molestata sessualmente nel 1993.
La Reade ha chiesto la cittadinanza russa al presidente Vladimir Putin, il tutto tramite un annuncio durante un'intervista realizzata a Radio Sputnik.
Con lei era presente Maria Butina, una deputata della Duma già condannata nel 2018 negli Stati Uniti a 18 mesi di reclusione, accusata di essere un 'agente straniero non registrato'.
La Reade, che ha affermato di avere ricevuto minacce di morte dopo le sue denunce tre anni fa, ha reso noto di essere arrivata in Russia come turista, ma di avere deciso di rimanere perché in questo Paese si sente "protetta e in sicurezza".

giovedì 2 febbraio 2023

Donald Trump: "Con me la guerra in Ucraina finirebbe in 24 ore"

Donald Trump, ex presidente statunitense, sostiene di essere in grado di poter mettere fine alla guerra in Ucraina nel giro di 24 ore. "Se fossi io il presidente", ha dichiarato in due messaggi video ripresi dal Daily Mail, "la guerra tra Russia e Ucraina non sarebbe mai avvenuta, mai in milioni di anni".
"Anche ora", ha aggiunto, "se io fossi il presidente sarei in grado di negoziare la fine di questa orribile guerra nel giro di 24 ore".
Trump si è detto convinto che "si possa fare". "Devi dire le cose giuste", ha aggiunto, "non le cose sbagliate".
"Io penso", ha continuato, "che abbiamo aiutato a far entrare la Russia in guerra dicendo, beh, se prendessi una piccola parte del Paese sarebbe okay. E' stato un tragico spreco di vite umane".
L'ex presidente ha ripetutamente accusato il suo successore, Joe Biden, di essere debole e di aver favorito l'escalation del conflitto.
Riguardo l'invio a Kiev di carri armati Abrams, annunciati dalla Casa Bianca, Trump l'ha definita una "scelta ipocrita". "La situazione in Ucraina", ha detto in un secondo video, "è molto pericolosa, esplosiva e si sta aggravando ogni giorno". (fonte: AGI)

sabato 3 dicembre 2022

Musk smaschera Twitter: censurò chi si opponeva a Biden

Kaleigh McEnany (foto Patrick Semansky/AP)
Ci voleva Elon Musk per smascherare i tanti misfatti che i 'social' hanno commesso nel creare un 'mainstream' che favorisse i democratici e qualsiasi movimento si opponesse alla ricandidatura di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti.
Fra le iniziative di Twitter, che si attivò per censurare storie che potevano avere una ricaduta sulle imminenti elezioni presidenziali del 2020 c'era la storia del computer abbandonato da Hunter Biden, il figlio del presidente degli Stati Uniti.
Annunciato da Musk, lo scoop porta la firma del giornalista 'freelance' Matt Taibbi. "Il 14 ottobre 2020 - scrive il giornalista - il New York Post pubblicò la storia delle e-mail segrete, emerse dal computer abbandonato di Hunter Biden. Twitter - continua - intraprese passi eccezionali per sopprimere la storia e rimuovere i link".
I tecnici della piattaforma avrebbero bloccato anche la trasmissione del link con articolo attraverso messaggio diretto, utilizzando una misura adottata solo in casi estremi, tipo i contenuti pedopornografici.
"La portavoce della Casa Bianca, Kaleigh McEnany (ai tempi di Trump, ndr) - continua il giornalista -, non poté accedere al suo 'account' per rilanciare la storia".
Questo provvedimento aveva spinto Mike Hahn, membro dello staff del presidente, a inviare una furiosa lettera a Twitter, in cui diceva: "Kayleigh McEnany è stata bloccata dall'accedere al suo 'account' per il semplice fatto di aver parlato della storia del New York Post. Tutto ciò che aveva fatto era citare la storia e notizie riportate da altre testate e non contestate dalla campagna di Biden. Ho bisogno immediatamente di una risposta su quando e come verrà sbloccata".
Hahn chiedeva come nessuno lo avesse informato di questa politica di Twitter di censurare notizie di giornali. "Pretendo almeno - concludeva l'email - che ve ne occupiate nei prossimi venti giorni". Cioè la finestra temporale che avrebbe portato all'Election Day delle presidenziali del 2020.
Secondo quanto sostengono il giornalista autore dello scoop, e lo stesso Musk, Twitter sarebbe intervenuta, censurando la notizia del New York Post, dopo aver ricevuto una richiesta dallo staff di Biden. (fonte: AGI)

venerdì 20 maggio 2022

Joe Biden, popolarità in crollo

La notizia riportata dal sito di Fox News
Popolarità in crollo per il presidente americano, Joe Biden, che fin dalla sua elezione aveva osservato le proprie simpatie in calo, per poi vederle scivolare in picchiata dopo la fuga precipitosa dall'Afghanistan.
Secondo l'ultimo sondaggio Associated Press-NORC Center for Public Research il gradimento di Biden da parte degli americani è ai minimi, con appena il 39% degli americani che lo appoggia.
Non è solo la politica guerrafondaia a creargli problemi. Anzi: al solito, e giustamente, l'elettorato d'oltreoceano guarda alle scelte di politica interna. Inflazione in crescita, prezzi della benzina alle stelle, emergenza latte in polvere sono alcune delle questioni che pesano sul calo di consensi. Solo due americani su dieci pensa che Biden stia andando nella giusta direzione o che la situazione dell'economia sia buona.
Il calo di consensi è evidente soprattutto all'interno del partito democratico, dove solo il 33% approva l'operato del presidente rispetto al 49% di aprile. (fonte: ANSA)

sabato 26 marzo 2022

Tutto il mondo contro la Russia? Forse, anzi no

La recente risoluzione ONU: Russia in minoranza... forse
Tutto il mondo contro la Russia
: è questa la litania che, quotidianamente, gli organi di informazione ci propinano per giustificare l'ingiustificabile coinvolgimento dell'Europa in una guerra che, in teoria, dovrebbe riguardare solo gli autori della stessa, carnefici e vittime (peraltro spesso interscambiabili fra loro).
A dimostrare come la presunzione che Mosca sia isolata dal resto del mondo cosiddetto 'civile' (almeno secondo il nostro punto di vista) ci sono le recenti risoluzioni dell'ONU che, se da una parte hanno visto pochi Paesi schierati a fianco di quello di Vladimir Putin, dall'altra hanno segnato la presenza di un nutrito gruppo di Stati fra i cosiddetti 'astenuti', un modo che unisce il 'lavarsi le mani' della faccenda di cui si parla, ma anche il silente appoggio allo 'status quo', quello, appunto, che la Russia sta portando avanti in Ucraina.
E così, sebbene la risoluzione che condanni la Russia per la crisi umanitaria in Ucraina e inviti Mosca e Kiev a un immediato cessate il fuoco, sia stata approvata a larga maggioranza (senza però avere alcun carattere vincolante), in cinque hanno detto di 'no', Russia compresa, ovviamente. Oltre a lei Bielorussia, Siria, Corea del Nord ed Eritrea. E fin qui, ci si potrebbe anche accodare all'idea di una Russia isolata. Poi, però, basti dare uno scorcio agli astenuti: nomi di non poco conto, primo fra tutti quello della Cina che, nella realtà, ha finora espresso il proprio più totale sostegno a Mosca, definendo assurde le sanzioni comminate a Putin, al suo Stato e ai suoi amici oligarchi. Ma anche India e Pakistan, nazioni che raccolgono una buona fetta della popolazione mondiale e che, anche in campo economico, non sono assolutamente minoritari e, sicuramente, sono più importanti della miriadi di staterelli occidentali, dal Belgio alla Danimarca, dal Portogallo all'Austria, che hanno espresso il proprio 'sì' alla risoluzione. E ancora, molti Stati africani, come l'Algeria, che di petrolio e gas tiene gran riserve e che vanta antichi legami con la Russia, o come il Sud Africa, la nazione storicamente più 'occidentale' del continente africano.
Insomma, in totale, oltre ai cinque 'no', si aggiungono 34 'astensioni', per un totale di qualche miliardata di umani rappresentati.
Una conferma che, se il mondo non è proprio a 'vantaggio' di Putin, non è nemmeno contro, ennesima bugia figlia della propaganda filoamericana che, passi per l'ormai cadaverico Joe Biden in cerca di riscatto dopo la precipitosa e vigliacca fuga dall'Afghanistan, forse non avrebbe dovuto trovare il consenso di un 'governo in cerca d'autore' come quello italiano, nelle mani ancora in cerca di un elettorato consensuale del banchiere per eccellenza, Mario Draghi.

domenica 30 gennaio 2022

Trump: "Salviamo gli USA, con Biden si rischia la Terza Guerra Mondiale"

Donald Trump parla a Conroe (home page FoxNews)
Duro monito dell'ex presidente americano, Donald Trump, durante l'evento Save America Rally andato in scena nel Texas: "Il nostro Paese è arrabbiato e vuole essere rispettato di nuovo. Insieme dobbiamo salvare l'America".
Lo ha affermato durante un comizio al Montgomery County Fairgrounds di Conroe. "L'incompetenza di Joe Biden ci sta facendo rischiare una terza guerra mondiale", ha aggiunto. Trump ha poi proseguito: "Quello che Putin e la Russia stanno facendo con l'Ucraina non sarebbe mai accaduto con me presidente. Sotto il mio sguardo l'America era rispettata, forse più rispettata che mai", ha affermato l'ex presidente. "E' disdicevole e una disgrazia quello che è accaduta all'America nell'ultimo anno", ha quindi aggiunto.
Durante la serata Trump è anche tornato sulle presunti frodi elettorali che avrebbero portato alla vittoria: "La nostra nazione e le nostre elezioni sono corrotte". 
Trump è stato un fiume in piena, attaccando la politica dei "radical crazy people" e puntando ildito contro la massiccia immigrazione illegale diventata sempre più incontrollabile.
Ha attaccato i giudici che lo vogliono portare in giudizio, Hillary Clinton e ha minacciato di pesanti ritorsioni la Cina a causa del virus che avrebbe contribuito a diffondere, parlando, nel dettaglio, di "trillions of dollars".  
E ancora su Biden: "Avete un presidente degli Stati Uniti che è chiaramente incompetente". Infine sul ritiro dall'Afghanistan: "Uno dei più imbarazzanti momenti della storia americana", e poi "Siamo scappati senza nemmeno spegnere le luci, abbiamo lasciato centinaia di armamenti, che non erano stati nemmeno scartati dalle loro scatole. Dalle basi aeree che avevamo potevamo controllare la Cina, ora verranno occupate".
E chiudendo: "In 2024 we are going to take back that beautiful house that's happens to be White". (fonti: ANSA & FoxNews)

martedì 25 gennaio 2022

Jesse Watters esordisce su FoxNews: la 'gaffe' di Biden, crimine in aumento e Sarah Palin

Un momento dello show di Jesse Watters
Jesse Watters
, commentatore politico conservatore, entra in pianta stabile nell'ambito del circuito di FoxNews, e subito contro di lui si alzano le critiche dei giornalisti-opinionisti 'liberals', da CNN ad ABC, ovvero le televisioni che da sempre porta la voce dei 'democratici' americani. Commenti al vetriolo contro di lui, la sua visione del mondo considerata 'estremista' e, ovviamente, contro la Fox che ha il grave torto di ospitarlo.
Da quest'oggi, 24 gennaio, ha preso il via "Jesse Watters Primetime". A dargli il benvenuto, sul potente network americano, Tucker Carlson, altro commentatore politico conservatore, con cui ha scherzato proprio sulla criminalizzazione di cui è stato oggetto in questi giorni da parte dei 'media' di ispirazione democratica.
Nella prima puntata del suo nuovo 'show' Watters ha puntato il dito sulla 'gaffe' di Joe Biden, intervistando il giornalista Peter Doocy, chiamato 'son of bitch' dal presidente americano, per poi passare ad analizzare la violenza criminale crescente nelle strade americane, sottolineando come Biden stia cercando di puntare il dito sulla crisi ucraina ignorando i tanti problemi interni. Evidente il titolo scelto per l'occasione: "Biden once again fails to put America first". Nel prosieguo della puntata è poi arrivata un'intervista con Sarah Palin, storica rappresentante dell'estrema destra del partito repubblicano. Finale con Greg Gutfeld ('host' del programma di Fox "Gutfeld!") e Dana Perino (ex-portavoce della Casa Bianca dal 2007 al 2009 sotto l'amministrazione George W. Bush) che hanno stilato una divertente 'pagella' della prima serata del JWP su Fox. 

Biden fuori controllo, chiama giornalista "figlio di puttana"

Joe Biden sta per pronunciare la frase incriminata
Joe Biden
, presidente degli Stati Uniti, compie l'ennesima 'gaffe', ancora una volta di fronte a un vasto uditorio, quello dei giornalisti schierati per la consueta conferenza stampa alla Casa Bianca.
Il presidente americano non si è accorto di avere il microfono accesso e si è lasciato andare in un commento non proprio lusinghiero nei confronti del giornalista di FoxNews, Peter Doocy che, poco prima, gli aveva indirizzato una domanda sull'inflazione e sulle eventuali ripercussioni che avrebbe potuto avere sulle elezioni di metà mandato. Al termine della conferenza, mentre i giornalisti presenti stavano per essere condotti all'uscita, a microfono aperto Biden ha commentato: "That’s a great asset, more inflation. What a stupid son of a bitch" ovvero "stupido figlio di puttana".
Poche ore prima, in una precedente conferenza stampa, questa volta direttamente a un'altra giornalista, che gli aveva chiesto del perché aspettasse la prima mossa di Vladimir Putin sulla crisi ucraina, ancora Biden aveva detto, voltandosi alla sua destra sorridendo ironicamente: "What a stupid question" ("che domanda stupida). Insomma, un presidente totalmente fuori controllo.

Peter Doocy racconta divertito la vicenda a FoxNews

sabato 25 dicembre 2021

Biden e gli auguri di Natale con l'insulto farlocco: "Let's go Brandon", ma lui non capisce

Un momento della telefonata fra Joe Biden e 'Jared'
Joe Biden
, ancora una volta, l'ennesima, rimane spiazzato durante un discorso in diretta, dimostrando la propria incapacità ad afferrare frasi anche semplici, cadendo in clamorose 'gaffe' e facendo sempre più rimpiangere il piglio decisionista e autoritario di Donald Trump.
E' il caso della diretta, avvenuta dalla Casa Bianca, in cui Biden, affiancato dalla moglie Jill, ha parlato con alcuni americani al telefono per il tradizionale scambio degli auguri natalizi. Con uno di questi tale Jared, padre di quattro figli, la conversazione, nell'insieme cordiale, dopo il consueto Buon Natale reciproco ha avuto una propaggine, con l'ospite telefonico che ha pronunciato la frase "Let's go Brandon", diventata popolare nei mesi scorsi fra i sostenitori di Trump come modo per insultare lo stesso Biden senza utilizzare la parola "fuck", ovviamente vietatissima.
Alla frase di Jared il presidente è parso non comprendere la situazione, mentre i suoi sostenitori ne hanno invece esaltato la presunta flemma e superiorità di fronte alla 'offesa' ricevuta. Molto più probabile la prima, perché lo stesso Biden ripete le parole appena ascoltate: "Let's go Brandon, I agree", aggiunge.

sabato 20 novembre 2021

Kyle Rittenhouse assolto, sconfitta la violenza di Antifa

Il giudice chiede alla giuria la sentenza, a destra Rittenhouse
Kyle Rittenhouse
è salvo. Il ragazzo che si difese a Kenosha sparando dalla violenza dei manifestanti 'antifa' legati ai movimenti di Black Lives Matter, uccidendo due persone che, armate, erano sul punto di colpirlo a loro volta, è stato assolto per legittima difesa.
Sembra incredibile che, a dispetto della macchina del fango demagogica allestita dai media del 'mainstream' americano, CNN e MSNBC in testa, la giuria sia riuscita a mantenersi neutrale. Addirittura una persona legata proprio a questa seconda rete è stata in questi giorni fermata nei pressi del furgone che trasportava i giurati, e pertanto espulsa, con tutta la troupe, dall'aula del processo.
Una demagogia che, da più parti, aveva condannato il giovane Kyle, oggi 18 anni ma solo 17 al tempo dei fatti, senza il beneficio del processo.
"Razzista" e "Suprematista bianco" erano i termini usati per indicarlo da parte di tutti i commentatori dell'America 'bene', arrogatisi in anticipo di una sentenza di colpevolezza. Il nostro "La Repubblica", a dispetto della sentenza finale di assoluzione, lo definisce "il killer di Kenosha", mostrando per l'ennesima volta tutto il proprio disprezzo per la verità, ignorando le motivazioni che hanno portato alla sua innocenza ma mettendo alla berlina il dolore di un ragazzo che, oltre ad aver rischiato la propria vita per colpa di alcuni violenti, si è trovato a dover affrontare il rischio dell'ergastolo. Sarei curioso di vedere come il coraggioso titolista (o giornalista) de "La Repubblica" avrebbe reagito in una situazione simile.
Per Joe Biden si tratta dell'ennesima umiliazione. Lui, il presidente che si era spinto a pronunciare frasi d'accusa incredibili verso Rittenhouse (forse pensando di cavalcare un 'sentiment' popolare), ritenuto pure da lui al pari di un razzista della peggior specie, senza attendere l'esito di un giudizio ritenuto frettolosamente scontato.
Invece, per l'ennesima volta, l'inquilino sempre più inquieto della Casa Bianca ha dovuto masticare amaro. Le immagini di queste ore lo inquadrano corrucciato, obbligato a rimangiarsi buona parte di quanto detto. A precisa domanda di una giornalista se non fosse il caso di correggere il tiro sulle affermazioni da lui rilasciate, Mister President si è limitato a rispondere: "Rispetto ciò che la giuria ha concluso. Il sistema giudiziario funziona e dobbiamo rispettarlo". Per fortuna.
Rittenhouse è stato assolto con formula piena dai cinque capi d'accusa dei quali era incriminato. Ancora una volta il ragazzo è stato preda di un violento attacco di pianto, comprensibilissimo. Ora cambierà città, forse stato, la paura di ritorsioni e di violenze da parte del movimento 'antifa' è tanta. Un movimento ritenuto 'terrorista' anche in Europa.
Alla fine però ha avuto ragione lui e le immagini, chiare, che lo vedono inseguito, armi in pugno, da un branco di violenti.
Intanto i media di Sinistra continuano a strillare straparlando di "White Supremacy". "Don't listen to these garbage", risponde con coerenza FoxNews, che fin dall'inizio, sola e unica, ha sposato la causa del giovane. La teoria della legittima difesa ne esce rafforzata. Almeno questa volta possiamo guardare con un briciolo di ammirazione al sistema americano. Un innocente è stato salvato dalla furia della marmaglia di strada.
Leggi l'articolo de "Il Primato Nazionale"

A "La Repubblica" piace speculare sulla pelle di un ragazzo innocente

sabato 13 novembre 2021

Corte d'Appello Usa, stop all'obbligo del vaccino Covid nelle aziende

L'apertura del sito di Fox News
Ancora uno 'schiaffo' per il presidente americano Joe Biden, che ormai pare in caduta libera dopo le sue scellerate scelte in politica estera.
Una corte federale ('the Fifth Circuit Appeal Court') ha infatti sospeso l'obbligo di vaccino o di test per le aziende private. La decisione della corte, composta da un giudice nominato da Ronald Reagan e da due scelti da Donald Trump, dà così torto all'amministrazione Biden che aveva varato la norma.
L'amministrazione Biden "non potrà utilizzare o imporre nessuna medicina senza un ordine del giudice". Per il giudice Kurt Engelhardt, "l'interesse pubblico trae beneficio dal mantenimento della nostra struttura costituzionale, mantenendo la libertà degli individui nel prendere decisioni personali in accordo con le proprie convinzioni, incluso quando queste decisioni non piacciono ai funzionari di governo". (fonte: AGI)

domenica 7 novembre 2021

Biden in netto calo, se gli americani votassero oggi vincerebbe Trump

L'articolo della CBS al riguardo
Le ultime elezioni negli Stati Uniti hanno dimostrato quanto sia basso il gradimento degli americani nei confronti del presidente Joe Biden. Tanto che, se 'Sleepy Joe' dovesse oggi affrontare Donald Trump, sarebbe quest'ultimo a vincere la sfida con due punti di margine. Il dato emerge da un sondaggio realizzato a livello nazionale dall'Emerson College di Boston.
Secondo la ricerca, il 50% degli americani boccia Biden, mentre solo il 41% approva il suo operato, ben cinque punti in meno rispetto a settembre. Il calo è, soprattutto, tra gli afroamericani, dove l'indice di approvazione è sceso di 20 punti, dal 72 al 52%. Ma è il confronto con Trump a fornire ai democratici motivi di preoccupazione: l'ex presidente sarebbe avanti di due punti, 45 a 43 per cento, in un ipotetico testa a testa per la Casa Bianca.
Nelle periferie prevale Biden di un punto, in quelle rurali domina Trump addirittura con 32 punti di vantaggio, 62 contro il 30 per cento del democratico, mentre nelle aree urbane è avanti il presidente, 52 a 36.
Alla domanda chi voteresti alle elezioni di 'midterm' del 2022, il 49% ha indicato i conservatori, il 42 i progressisti.
Il 25 gennaio, dopo la prima settimana alla Casa Bianca, Biden era al 55%, dato abbastanza costante, con lievi oscillazioni, fino a giugno, quando è peggiorata la situazione pandemica. Il crollo di popolarità si è registrato nei giorni della ritirata americana da Kabul e dell'attentato all'aeroporto internazionale.
"I consensi sono in costante calo - ha confermato Mark Penn, co-direttore dei sondaggi per conto di Harvard/Caps/Harris - in pratica il presidente è sostenuto solo dalla sua base elettorale. Il declino è stato accelerato dalla percezione dell'incertezza nel gestire i temi economici". Il punto più basso di affidabilita', Biden l'ha registrato sull'Afghanistan: solo il 33% degli americani, secondo il sondaggio di Harvard, ha approvato il suo modo di agire. (fonte: AGI)

venerdì 5 novembre 2021

Kudlow: "Il risveglio dell'America contro la sinistra di Biden"

Larry Kudlow durante il suo commento
Una nuova America
, un nuovo futuro politico. E' il quadro dipinto da Larry Kudlow, giornalista politico conservatore, già 'economic advisor' durante la presidenza di Donald Trump.
Un'immagine rinnovata di contrasto alla presidenza di Joe Biden e il suo chinarsi di fronte alla parte più radicale e sinistra dei suoi sostenitori, emersa dalle recenti elezioni che hanno visto i successi in diverse parti del Paese, come in Virginia e a Minneapolis, ma ottimi risultati anche nelle sconfitte, come in New Jersey. Una risposta da parte dell'elettorato che, dice Kudlow, alla Casa Bianca Biden e i suoi 'compari' continuano a ignorare.
Alla sinistra radicale di Biden ha così risposto, ha aggiunto Kudlow, un'America finalmente risvegliatasi, e che ha visto riuniti "Trumpers, suburbanites, minorities, independents", tutti uniti nella lotta al 'pantano' di Washington.
Questa nuova vecchia America, che è la stessa nazione che ha eletto Trump come propria guida nel 2016, viene definita la nazione di "America first. Jobs and prosperity first. Parents first. Border control first. Energy first. And so forth".

lunedì 4 ottobre 2021

L'ambasciatrice afghana negli Stati Uniti: "Ho perso la fiducia in Biden"

Adela Raz durante l'intervista
Il fallimento del presidente americano Joe Biden e della sua politica estera, si fa per dire, è tutto nelle parole dell'ambasciatore dell'Afghanistan negli Stati Uniti, Adela Raz, che in una intervista ha detto di avere "perso il suo Paese e la sua fiducia nel governo americano".
Lo ha confessato al programma tv "Axios on HBO" nella prima intervista da quando Kabul è tornata nelle mani dei talebani.
Rispondendo alla domanda del giornalista, la Raz ha detto di non pensare che al presidente democratico Biden "interessi il destino delle donne e delle ragazze afghane".
L'ambasciatore ha inoltre rivelato nuovi dettagli riguardo la fuga del presidente Ashraf Ghani, sostenendo che fosse studiato da tempo. In un passaggio drammatico dell'intervista, interrotto dalla commozione, la Raz ha detto di sentirsi "in colpa per avere incoraggiato le donne afghane a credere in un nuovo futuro. E' per questo - ha aggiunto - che le avevo incoraggiate a restare in Afghanistan. Una di loro, una giovane, è stata assassinata. Era un'attivista dei diritti umani".
L'ambasciatore ha dichiarato di non riconoscere i talebani e di non essere disposta a lasciare il posto, per cui si considera ancora la rappresentante ufficiale del suo Paese. Ma Biden, ha aggiunto, ha rifiutato di incontrarla. La Raz ha poi criticato il rifiuto del presidente americano di negoziare l'accordo che Donald Trump aveva raggiunto con i talebani, un accordo che "non prevedeva protezioni per le donne afghane una volta ritirati gli americani".
In una seconda intervista, sempre con Axios, ma telefonica, l'ambasciatore ha detto di "credere pienamente nel popolo americano e di essere profondamente grata per i sacrifici che i militari americani e i civili hanno fatto negli ultimi vent'anni", nel suo Paese, ma ha anche detto di "sentirsi devastata" dall'idea che quei risultati ottenuti non siano stati protetti. (fonte: AGI)

lunedì 16 agosto 2021

L'ultimo insulto della Cina: "Rispettiamo la scelta del popolo afghano"

La 'libera scelta' del popolo afghano: una fuga disperata
Appaiono senza vergogna le prime dichiarazioni della Cina dopo le prime immagini della fuga disperata di decine di migliaia di persone dall'Afghanistan, con Kabul invasa dai talebani, mentre gli americani hanno preferito levare le tende in fretta e furia a seguito dell'a precipitosa decisione di Joe Biden.
Secondo Pechino, infatti, la situazione in Afghanistan "ha subito grandi cambiamenti e - si sottolinea in una nota - rispettiamo desideri e scelte del popolo afghano". La guerra, ribadisce la portavoce del ministero degli Esteri, Hua Chunying, "dura da oltre 40 anni: fermarla e raggiungere la pace non è solo la voce unanime degli oltre 30 milioni di afghani, ma anche l'aspettativa comune di comunità internazionale e Paesi regionali".
Pechino nota che ieri (domenica 15 agosto, ndr) i talebani "hanno affermato che la guerra è finita e che negozieranno un governo islamico aperto e inclusivo, oltre a intraprendere azioni responsabili per garantire la sicurezza di cittadini afghani e missioni straniere".
Ecco, arrivare a parlare di 'governo inclusivo' (termine che oggi va molto di moda e che piace sciorinare molto al 'bel mondo' della Sinistra) a fianco della parola 'talebani' fa capire con quali 'mostri' dell'informazione si abbia quotidianamente a che fare.

domenica 15 agosto 2021

Kabul, Trump accusa Biden: "Debolezza e incompetenza"

La prima pagina del "New York Post"
Donald Trump
ha accusato il presidente Joe Biden di non aver "seguito il piano" definito dalla precedente amministrazione per il ritiro dall'Afghanistan, e ha indicato quanto accade in queste ore a Kabul un "completo fallimento a causa della debolezza, incompetenza e totale mancanza di coerenza strategica".
"Si è arreso all'Afghanistan - ha scritto l'ex presidente in una nota - piuttosto che seguire il piano che la nostra amministrazione gli aveva lasciato, un piano che avrebbe protetto la nostra gente e le nostre proprietà, e assicurato che i talebani non si sarebbero mai sognati di prendere la nostra ambasciata o fare da base a nuovi attacchi all'America".
"Dopo che avevo sconfitto l'Isis - ha aggiunto Trump - avevo creato un deterrente credibile. Quel deterrente è andato. I talebani non hanno più paura o rispetto per l'America, o del potere dell'America. Che disgrazia sarà quando i talebani alzeranno la loro bandiera sopra l'ambasciata americana a Kabul". (fonte: AGI)

L'home page di Fox News attacca duramente Joe Biden

sabato 14 agosto 2021

I talebani ringraziano Biden e ingoiano l'Afghanistan

Una pagina interna del New York Post di questo 14 agosto
Ci voleva la risalita di un democratico alla Casa Bianca per regalare ai talebani l'Afghanistan. La decisione del ritiro delle truppe americane dal Paese ha dato il 'là' all'avanzata inarrestabile degli estremisti islamici, ormai arrivati a ridosso della Capitale.
Mentre Donald Trump ha gioco facile nell'attaccare il suo vecchio e indeciso successore, Joe Biden cerca di aggrapparsi ai vetri del ripensamento, sebbene ormai il ritiro degli americani (e di tutti gli altri occidentali) dal Paese si sia trasformato da semplice ritirata in rotta totale.
Non vale la pena di entrare nella cronaca di un disastro annunciato e che negli Stati Uniti si reitera, sotto altre latitudini, ogni volta che un democratico faccia capolino alla presidenza. Piuttosto, sarà invece certo l'arrivo di nuove migliaia (ma forse rischiano di essere milioni) di altri disadattati islamici in Europa, questa volta pure scusati dalla guerra nazionale. Solo che, oltre agli afghani (per intenderci, connazionali di quella famiglia che, in Germania, ha squartato una ragazza bollando il gesto come delitto d'onore), si uniranno in questa conquista extracomunitari e musulmani d'ogni dove, ovviamente dopo avere gettato passaporti e documenti prima del confine di turno, in modo da poter raccontare la straziante storiella di turno.
Incapace di frenare l'orda dell'invasione, l'Europa occidentale (perché ci si augura che almeno Visegrad non chini la testa) si appresta a diventare per l'ennesima volta la vera vittima dell'ignoranza americana, in particolare di quella democratica cui, solo fino a pochi mesi fa, il bel mondo 'open minded' si inchinava spellandosi le mani per avere cacciato dallo scranno del comando il 'dittatore' Trump. Con questi risultati.

Stralci di articolo, titoli e commenti tratti da
Il Corriere della Sera, Il Giornale, La Verità e Il Manifesto del 14 agosto



domenica 8 agosto 2021

Donald Trump in lizza per le elezioni del 2024

Donald Trump, dalla 'home' del suo sito ufficiale
Donald Trump
potrebbe tornare a correre per la presidenza degli Stati Uniti in occasione delle elezioni del 2024.
Lo sostiene Sean Spicer, capo della comunicazione della Casa Bianca dal gennaio al luglio 2017 che, in una intervista al Washington Examiner: "E' dentro", ha assicurato Spicer durante l'intervista, "un paio di mesi fa non ne ero sicuro ma adesso perché resti fuori servirebbe qualcosa che lo trattenga".
Secondo Spicer, il desiderio di Trump di ripresentarsi è cresciuto negli ultimi mesi, guardando come il suo successore Joe Biden sta gestendo materie come l'immigrazione.
L'ex portavoce non è, ad ogni modo, il primo ex membro dello staff di Trump a suggerire che il magnate stia lavorando a una nuova corsa alla Casa Bianca. Anche l'ex capo dello staff di Trump, Mark Meadows, in una recente intervista a Newsmax si è sbilanciato sui piani futuri dell'ex presidente. (fonte: AGI)

lunedì 2 agosto 2021

Dopo Trump anche Biden rispedisce i 'latinos' a casa propria

La notizia riportata sul sito del DHS
Dopo il governo di Donald Trump, anche quello di Joe Biden, a dispetto dei proclami, ha proseguito nel solco del rispedire 'a casa propria' in aereo le famiglie di immigrati in America centrale, in un sistema rapido di cosiddetta 'deportazione' (così scrive l'AGI) delle persone 'contrabbandate' dal Messico.
Le 'deportazioni' accelerate sono state usate in passato da entrambe le amministrazioni, sia repubblicane che democratiche, per scoraggiare l'attraversamento clandestino del confine USA-Messico in un momento in cui gli Stati Uniti stanno vedendo un'impennata di arrivi.
Il Department of Homeland Security (DHS) ha detto che le famiglie sono state rimandate nei loro paesi d'origine, tra cui Guatemala, El Salvador e Honduras, ma non ha fornito dettagli sul numero di persone rispedite nei rispettivi Paesi.
"La rimozione accelerata è un mezzo legale per gestire in modo sicuro il nostro confine ed è un passo verso il nostro obiettivo più ampio di raggiungere un trattamento sicuro e ordinato dell'immigrazione", afferma il dipartimento in una dichiarazione. Secondo le autorità statunitensi, il numero di arresti di migranti che attraversano illegalmente il confine con il Messico è aumentato del 4,5% a giugno, contrariamente alle aspettative, secondo le quali gli arrivi sarebbero diminuiti con l'aumento delle temperature di questa estate. (tratto da fonte AGI)