sabato 21 marzo 2026

Referendum: votare 'sì' è un dovere morale prima ancora che politico

Le 'toghe rosse', una casta da abbattere
Votare al prossimo referendum, per molti cittadini, significa chiedere un cambiamento reale.
Non perché la Costituzione debba essere intoccabile – altrimenti saremmo ancora fermi alle leggi bibliche – ma perché una riforma della giustizia è percepita come necessaria da chi si sente da anni schiacciato da decisioni considerate arbitrarie.
L’idea che esista una “casta” impermeabile dei giudici, capace di incidere sulla vita delle persone senza doverne rispondere, alimenta un malessere diffuso.
Sono numerosi i casi in cui cittadini comuni, colpevoli solo di essersi difesi, hanno visto la propria vita stravolta da provvedimenti ritenuti ideologici. Da qui nasce la convinzione che una parte della magistratura, spesso etichettata come politicizzata, ostacoli qualsiasi tentativo di riforma che possa limitarne il potere.
In questo clima si inserisce anche la critica verso figure pubbliche considerate simboliche di un certo approccio culturale e politico, accusato di difendere categorie ormai svuotate di significato e di bollare come “patriarcato tossico” o “reazione conservatrice” il disagio di chi chiede semplicemente regole chiare e responsabilità.
Per chi sostiene il referendum, votare sì significa opporsi a questa deriva, chiedere una giustizia più concreta e trasparente, in cui anche i magistrati rispondano dei propri errori. E significa rifiutare lezioni morali da una Sinistra vista come pronta a evocare i padri costituenti mentre, allo stesso tempo, giustifica comportamenti violenti che minano la sicurezza delle città.
Per questi cittadini, il sì non è solo un voto: è una presa di posizione netta.

giovedì 19 marzo 2026

Raccontare l’amiloidosi con un libro per capirla davvero

Maria Rita Montebelli mostra il libro (foto Bordignon)
Quando una malattia rara entra nella vita di una famiglia, porta con sé domande, paure e un senso di smarrimento che spesso non trova spazio nei referti clinici.
È da questa esigenza di ascolto che nasce AMYCI – Storie di vita nell’amiloidosi ereditaria da transtiretina, il progetto di medicina narrativa promosso da ISTUD con il supporto di AstraZeneca Italia.
Il volume raccoglie 27 testimonianze di pazienti, caregiver e medici, offrendo uno sguardo intimo su una patologia complessa e ancora poco conosciuta.
Le narrazioni rivelano un’emozione condivisa: l’aspettativa. I clinici percepiscono una progressione elevata della malattia, mentre i pazienti descrivono un quadro più variegato, con molti che parlano di stabilità. I caregiver, ancora più prudenti, segnalano un peggioramento solo in un terzo dei casi. Tutti, però, guardano alle nuove terapie come a una possibilità concreta di miglioramento.
Il progetto mette in luce anche il peso emotivo della trasmissione genetica. Come sottolinea Maria Giulia Marini, nelle famiglie si manifesta un vero “trauma di passaggio generazionale”, fatto di sensi di colpa e timori di rivivere la storia dei propri genitori. La medicina narrativa diventa così un modo per dare voce a queste ferite e per aiutare i medici a cogliere la dimensione psicologica che accompagna la patologia.
Accanto alle testimonianze personali, emergono le voci delle associazioni, come FAMY, impegnate da anni nel diffondere conoscenza e supporto. E i clinici ricordano i progressi compiuti: da una malattia considerata incurabile a un ambito in cui oggi è possibile intervenire precocemente e migliorare la qualità di vita.
AMYCI mostra che, accanto ai dati, servono storie. Perché solo ascoltando chi vive la malattia ogni giorno si può costruire un percorso di cura davvero completo.

Altre immagini della conferenza stampa (foto Bordignon)






giovedì 5 marzo 2026

Mad Mood Milano 2026, il trionfo del 'prêt-à-guarder'

Un momento della sfilata di Paula Pellegrini (foto Bordignon)
Anche per questa edizione di febbraio 2026, Mad Mood ha toccato la tappa di Milano per un 'format' vincente, ideato dalla vulcanica mente della salentina Marianna Miceli, Sulla passerella dell'Hotel Melià hanno sfilato, stavolta per un giorno solo, in piena Fashion Week, una serie di marchi 'fedeli alla linea' dell'ormai decennale manifestazione, come quello dello stilista kazako Aidarkhan Kaliev, mentre si sono rinnovate le presenze più recenti dell'argentina Andrea Garmendia e della bulgara Radi Lazarova. Infine hanno sfilato i vestiti di alcune liete sorprese, come l'italiana Barbara Braghin, oltre al sempre presente Istituto Cordella e altre rampanti scuole di moda italiane.
Fra le modelle in passerella due 'fedelissime' come l'italiana Jenny Di Marco e la bulgara Veronika Stefanova mentre, fra gli/le ospiti, si sono alzate dalla platea per un saluto (un po' forzato) Susanna Messaggio e Simona Tagli (con figlia al seguito).
La sensazione, però, è che ormai Mad Mood non abbia bisogno di ulteriore propellente per ritagliarsi uno spazio che è già suo di diritto nel mondo della moda italiana e internazionale. Soprattutto, Mad Mood è un modo genuino e 'facile' per avvicinarsi al mondo della fashion, a volte troppo rarefatto e distaccato dallo spettatore.
L'esperimento di Marianna, perfettamente riuscito, invita il pubblico direttamente sul 'red carpet', lo prende per mano e lo avvolge in un sogno a volte lontano, che si trasforma e diventa così vicino da poterlo toccare.
In questo senso la moda di Mad Mood, se a volte non è facilmente da 'porter', è sicuramente, con un neologismo coniato per l'occasione, sicuramente da 'guarder'.

giovedì 26 febbraio 2026

Trump smaschera i Dem americani: il caso Zarutska travolge lo Stato dell’Unione

I Dem seduti, i Repubblicani applaudono...
Nel pieno di un discorso sullo Stato dell’Unione (relazione tenuta dal presidente degli Stati Uniti d'America di fronte al Congresso convocato a sezioni unite, in genere con frequenza annuale) già teso, è bastato un nome per far crollare tutta la strategia del Partito Democratico: Iryna Zarutska. Quando Donald Trump ha ricordato la giovane rifugiata ucraina uccisa a Charlotte nel 2025 da Decarlos Brown Jr., uno sbandato 'nero' già arrestato in precedenza e poi rilasciato, e ha presentato sua madre Anna alla Camera, l’aula si è trasformata in un palcoscenico dove ogni gesto pesava più di qualsiasi discorso. E proprio in quel momento, i Democratici hanno scelto di restare seduti, invece di alzarsi per rendere omaggio alla madre della giovane, massacrata a fendenti di coltello perché 'bianca'.
La scena è stata impietosa. Da un lato, i Repubblicani in piedi in un applauso compatto; dall’altro un fronte democratico immobile, incapace di reagire a un appello umano che avrebbe richiesto almeno un segno di rispetto. Le telecamere hanno fissato quell’istante, trasformandolo in un simbolo di incoerenza politica. "Ma come fate a non alzarvi?", ha sibilato il Presidente, rivolto con uno sguardo disgustato al gruppo avverso. La figura di Iryna, evocata come esempio di una tragedia evitabile, è diventata l’elemento che ha messo a nudo la fragilità comunicativa dei Dem.
Il tutto è avvenuto dopo le proteste urlate dai volti trasfigurati dall'odio di Ilhan Omar (politica somala naturalizzata statunitense) e Rashida Tlaib (prima donna di religione islamica ad essere eletta al Congresso statunitense per il distretto del Michigan), che avevano già attirato critiche per i loro attacchi verbali durante il discorso, nel momento in cui il Presidente attaccava i criminali illegali. Così, quando il gruppo democratico è rimasto seduto davanti alla madre della vittima, scoppiata in un pianto disperato, la percezione pubblica si è ribaltata: non più opposizione combattiva, ma un partito incapace di mostrare empatia nel momento più delicato della serata.
In poche ore, la narrativa si è cristallizzata: non sono state le parole di Trump a dominare il dibattito, ma l’immagine dei Dem fermi, rigidi, colti in un gesto che molti hanno letto come un autogol politico. Un episodio che ha lasciato il partito esposto e in evidente difficoltà, proprio mentre cercava di mostrarsi unito e credibile.

MICAM 2026: Bucolic Slumber in passerella, riconnettersi con la natura

Un momento della sfilata al MICAM (foto Bordignon)
La collezione Bucolic Slumber presentata al Micam 2026 incarna alla perfezione lo spirito del “Rinascimento Primordiale”, tema guida di questa edizione dedicata all’incontro tra innovazione e radici materiche. In un contesto fieristico rafforzato da un forte impulso tecnologico e dalla nuova Trend Guide sviluppata con Livetrend,
Bucolic Slumber emerge come la risposta a un desiderio crescente: rallentare, ritrovare stabilità e riconnettersi con una dimensione più autentica.
La collezione rilegge il mondo rurale con sensibilità contemporanea. Le forme sono morbide, accoglienti, pensate per evocare la familiarità degli oggetti vissuti. Mary Jane, stivali equestri e modelli ispirati al workwear vengono reinterpretati con suole corpose, linee arrotondate e materiali tattili come suede, pelli dalla grana marcata e lane tradizionali. Ogni dettaglio mira a restituire un senso di comfort emotivo, quasi ancestrale.
Secondo le analisi AI, che hanno incrociato milioni di dati da social, sfilate e ricerche online,
Bucolic Slumber è la macro‑tendenza che più risponde al bisogno di equilibrio in un 2026 segnato dalla tensione tra caos e rinnovamento. L’estetica 'fisherman', la lentezza rurale e i riferimenti al patrimonio artigianale guidano una linea che trasforma il vissuto in valore.
Una direzione chiara per buyer e brand, pronta a tradursi in futuri bestseller.

Altre immagini della sfilata (foto Bordignon)




mercoledì 25 febbraio 2026

Inter fuori dalla Champions grazie all'ex milanista Hauge

Hauge ha regalato un'altra gioia ai milanisti
In Italia vola, in Europa affonda. È un classico intramontabile degli ultimi anni, quasi una tradizione folkloristica: l’Inter che domina tra rigori generosi, espulsioni creative e calendari “fortunati”, e poi si scioglie appena varca i confini. Stavolta il naufragio arriva contro il Bodø/Glimt, e non c'è bisogno di aspettare maggio. Le cinque 'pere', stavolta sciolte in due gare, arrivano a febbraio, ai limiti del Carnevale Ambrosiano, feste in maschera e pagliacci in maglietta calcistica.
I norvegesi a San Siro passano 2-1 dopo il 3-1 dell’andata. Una squadra solida, organizzata, niente di trascendentale: insomma, l’esatto identikit di ciò che manda in tilt i nerazzurri quando non c’è una formazione sdraiata e partecipante alla Marotta League a rimettere le cose a posto.
La partita è un compendio di autolesionismo. Akanji regala il primo gol, Thuram sbaglia l’impossibile, Evjen chiude i conti con un destro che spegne anche le ultime illusioni. Bastoni segna il classico gol “per le statistiche”, quello che serve solo a rendere meno amara la grafica finale.
Il dopo gara è un piccolo capolavoro di autoassoluzione. Barella, sorridente come se avesse appena vinto un torneo aziendale, si aggrappa al rigore dato al Liverpool nel turno precedente: «Saremmo passati direttamente, ci hanno mandato ai playoff». Una linea difensiva impeccabile: quando si vince è merito, quando si perde è colpa degli arbitri… ma solo quelli europei, evidentemente meno sensibili al fascino nerazzurro.
Ora testa al Genoa, capitato giusto giusto dopo l’eliminazione, come prima era capitato il Lecce dopo l’andata. Coincidenze? Certo, come la mano “fortunata” di Andrea Butti, curiosamente per molti anni nello staff dirigenziale interista, nella compilazione dei calendari. Un modo perfetto per ricaricare le batterie e tornare a dominare il campionato, dove – si sa – l’aria è più leggera, i fischi più dolci e gli ostacoli molto più morbidi.
In Europa, invece, niente da fare: lì non basta. E infatti si esce. 'Regolarmente'.

lunedì 23 febbraio 2026

MICAM 2026: Marche, il distretto calzaturiero punta sull’export

Un momento del dibattito (foto Bordignon)
Al MICAM di Milano il sistema calzaturiero marchigiano si presenta compatto, deciso a rafforzare la propria presenza sui mercati internazionali. Nel padiglione 1, l’incontro promosso da Confindustria Fermo ha riunito Regione Marche, imprese e Simest, creando un confronto operativo su credito e strategie di sviluppo.
«Il Micam resta la piattaforma internazionale più importante per il comparto», ha ricordato la presidente di Assocalzaturifici, Giovanna Ceolini, sottolineando «il ritorno alla crescita delle quantità e segnali positivi da mercati come la Germania». Per il presidente di Confindustria Fermo, Fabrizio Luciani, la priorità è chiara: «Le associazioni devono ascoltare gli imprenditori e trovare soluzioni insieme. Il distretto di Fermo, Macerata e Ascoli è il cuore della produzione italiana».
Determinante anche il ruolo della Camera di Commercio delle Marche e dell’azienda speciale Linea. «Parlare di export e credito significa parlare di futuro», ha spiegato la presidente Francesca Orlandi. «Gli ordini non sono fermi, ma ottenerli è più difficile: serve agire come sistema e consolidare i mercati».
L’assessore regionale alle Attività produttive, Giacomo Bugaro, ha ribadito l’impegno della Regione: «Dalla Zes all’intelligenza artificiale, abbiamo tanti strumenti a disposizione. Ma vanno calibrati con chi opera sui mercati». Bugaro ha poi richiamato il tema delle infrastrutture: «L’aeroporto deve diventare un perno logistico: stiamo lavorando su dodici nuove destinazioni».
Dal fronte delle imprese, i presidenti delle sezioni calzature di Macerata, Ascoli e Fermo – Achilli, Ubaldi e Fenni – hanno confermato l’importanza della fiera. «Il Micam ci permette di intercettare nuovi mercati», ha detto Achilli. Ubaldi ha aggiunto: «L’export non è solo vendere, ma costruire una presenza strutturata». Fenni ha chiuso con una richiesta chiara: «Per prospettive davvero rosee servono il supporto della Regione e di Simest sul credito».

Altre foto del dibattito (foto Bordignon)


sabato 14 febbraio 2026

Inter-Juventus 3-2: lo scudetto delle 'strane' coincidenze

L'incredibile scena del 'rosso' a Kalulu
L’Inter batte la Juventus per 3-2 e già si parla di scudetto in tasca. Ma più che un trionfo, questo sembra l’ennesimo capitolo di una storia che da anni si regge su episodi “fortunati”, coincidenze che tali non sembrano più. Dal titolo contro i ragazzini della Pro Vercelli allo 'scudetto di cartone', fino ai campionati vinti nell’era senza Juventus: la tradizione delle ombre nerazzurre non conosce pause.
Anche stavolta il copione è lo stesso: un VAR che interviene quando serve e scompare quando non conviene, una gestione dei cartellini che definire creativa è un eufemismo, e un Bastoni che, già ammonito, simula, resta in campo invece di essere espulso e poi esulta come se nulla fosse per l'espulsione incredibile di Kalulu. Una scena che racconta più di mille analisi sulla cultura sportiva di una squadra che da anni vive di “episodi”.
Intanto il Milan, unico vero ostacolo fra i nerazzurri e il titolo, si ritrova senza Rabiot per decisioni arbitrali che definire severe è poco. E così l’Inter, con questa vittoria sporca e nervosa, ottiene il suo primo successo contro una rivale diretta. Un successo che non cancella i dubbi, anzi li alimenta. Perché se questo è il “top” del nostro calcio, non stupisce poi prendere lezioni in Europa.

mercoledì 11 febbraio 2026

Hockey ghiaccio, i sogni olimpici di De Luca e Kostner

Diego Kostner (foto Bordignon)
Tommaso De Luca
, classe 2004, e Diego Kostner, 1992, saranno fra le punte di diamante dell'Italia dell'hockey alle Olimpiadi di Milano-Cortina. Intercettati da Dario Rigamonti nella 'loro' Svizzera, i giocatori dell'Ambri Piotta hanno parlato dell'avventura olimpica, a cominciare da De Luca.
Quali sono le aspettative per le Olimpiadi dal tuo punto di vista personale, che ruolo pensi avrai?
"Penso che accetterò qualsiasi ruolo che mi verrà dato e che cercherò di portare alla squadra la massima energia e intensità per cercare di vincere ogni partita".
Realisticamente cosa può fare l'Italia ai Giochi, quale potrebbe essere il sogno?
"Quando ci sono queste partite ovviamente sulla carta siamo gli sfavoriti, ma negli scontri diretti non sai mai cosa può succedere, magari l'altra squadra ci prende troppo sottogamba e noi siamo motivati e carichi per quella partita e la porti a casa. Ora come ora, guardando le rose, non saranno partite a nostro favore".
Kostner sarà fra gli assistenti capitano del Blue Team. Persona seria, equilibrata e molto professionale, ha parlato del nuovo coach azzurro, il finlandese Jukka Jalonen. "Con lui tutti sanno esattamente che ruolo hanno in squadra, è molto calmo, però con la sua calma riesce comunque a trasmettere ai nuovi giocatori esattamente la via, il modo in cui vuole preparare e giocare le partite. Inoltre ha una grandissima esperienza soprattutto a livello internazionale, e penso che un allenatore così ci può sicuramente aiutare molto".
Parlaci del tuo ruolo in Nazionale...
"Da quando c'è il nuovo allenatore ho più o meno lo stesso ruolo che ho nell'Ambri Piotta, so esattamente quello che devo fare, è importante che in una squadra tutti sappiano esattamente il proprio ruolo".

E' uscito ed è disponibile il nuovo annuario dell'hockey 2024-25

lunedì 9 febbraio 2026

"Juventus, primo amore", presentata a Milano l'epopea bianconera degli anni '70 e '80

Boniek, Cozzolino e Tardelli (foto Bordignon)
“Juventus. primo amore”
riporta sul grande schermo un decennio che ha segnato la storia del calcio e del Paese. Presentato in anteprima al Torino Film Festival, il documentario di Angelo Bozzolini ricostruisce gli anni 1975-1985, è stato proiettato al cinema Anteo di Milano, alla presenza del regista, oltre che di Marco Tardelli e Zbigniew Boniek.
La decade trattata nel film è quella in cui la Juventus divenne una potenza assoluta, conquistando per la prima volta tutti i trofei nazionali e internazionali disponibili. Ma il film non è solo la celebrazione di una squadra imbattibile: è il ritratto di un’Italia attraversata da tensioni sociali, terrorismo, crisi industriali e profonde trasformazioni culturali.
Bozzolini intreccia immagini d’archivio e testimonianze esclusive di protagonisti e osservatori privilegiati: da Michel Platini a Dino Zoff fino alle voci di Marino Bartoletti, Aldo Cazzullo, Evelina Christillin, Linus, Carlo Nesti e Mariella Scirea. Un coro che restituisce la complessità di un’epoca in cui il calcio diventava specchio del Paese. L’apertura delle frontiere trasformò la Serie A nel campionato più affascinante del mondo, mentre la Juventus, guidata dalla “trimurti” Agnelli–Boniperti–Trapattoni, costruiva una squadra leggendaria capace di dominare in Italia e in Europa.
Il racconto attraversa momenti luminosi e pagine dolorose: la rivalità feroce con il Torino negli anni di piombo, la tragedia dell’Heysel nel 1985, la gloria della Coppa Intercontinentale vinta a Tokyo l’8 dicembre dello stesso anno. Sullo sfondo, il ricordo commosso di figure come Gaetano Scirea e Paolo Rossi, simboli di un calcio che sapeva unire talento, eleganza e umanità.
Bozzolini sottolinea come quel decennio abbia accompagnato il passaggio dall’Italia della crisi post-miracolo economico all’edonismo degli anni Ottanta, tra boom dei consumi e modernizzazione industriale. In questo scenario, la Juventus non fu solo una squadra vincente, ma un modello di organizzazione, visione e resilienza. "Racconto una grande storia di sport e di vita", ha detto il regista, "in cui un club seppe cambiare il volto del calcio italiano, valorizzando giovani straordinari che contribuirono anche alla vittoria della Coppa del Mondo più romantica di sempre, facendo del bene a Torino e al Paese intero".
Nella conferenza stampa milanese ha poi aggiunto: "Un momento che diventa apicale nella storia del nostro Paese. La cosa che mi interessava molto era la vita di questi uomini, perché dietro al gesto sportivo ci sono dei campioni che vivono una loro quotidianità".
Tardelli ha aggiunto: "Credo che questi siano dieci anni meravigliosi della mia vita, che non si dimenticheranno mai. Certo, ci sono state anche molte difficoltà nello stare nella Juventus, avevamo un presidente molto bravo ma anche molto severo. Ho dei ricordi bellissimi dei compagni".
Quindi Boniek: "Eravamo undici titolari, una squadra di amici in cui non c'era rivalità fra di noi. Oggi le squadre sono vaste, c'è più rivalità fra i calciatori. Ho passato tre anni bellissimi, in cui l'unico rimpianto è stata la finale di Atene. Se rigiocassimo contro l'Amburgo dieci partite, sette le avremmo vinte, due pareggiati e una sola persa. Se avessimo vinto quella finale, questo film sarebbe stato molto più lungo".
C'è stato spazio anche per un stilettata alla Juventus attuale: "Cosa manca alla Juventus di oggi? Manca uno che ami alla Juventus", ha detto Tardelli. "Non ho mai avuto un grandissimo rapporto con Andrea Agnelli, ma almeno lui era sul campo, poteva sbagliare, ma amava la Juventus ed era uno con cui poter parlare. A parte che, ormai, sono entrati i francesi e, nonostante abbiano fatto disastri, continuano a esserci". Inevitabile anche un po' di pepe da parte di Boniek, che se la cava con una battuta: "Come finirebbe tra la squadra di allora e quella di oggi? 1-0. Sì, 1-0 per noi, solo 1-0, perché molti non ci sono più e molti hanno 70 anni...".
"Juventus. Primo amore" è un viaggio nella memoria collettiva, un omaggio a un’epoca irripetibile e a una squadra che ha saputo diventare mito.

mercoledì 4 febbraio 2026

Quando la violenza detta le regole, lo Stato deve rispondere

foto di AJ Colores per Unsplash
Nel Paese reale, quello che ogni giorno si alza presto per lavorare e rispettare le regole, la misura è colma. Da troppo tempo bande giovanili violente, frange estremiste e gruppi organizzati, sollecitati dalla Sinistra e da questa coperta, trasformano le strade in zone franche, imponendo la loro legge fatta di intimidazioni, aggressioni e sopraffazione. Non è protesta: è violenza strutturata, ripetuta, rivendicata. E la gente comune non accetta più che venga raccontata come “attivismo”.
A rendere tutto più grave è l’ambiguità di una parte della politica, che continua a minimizzare o a giustificare questi comportamenti. Quando esponenti istituzionali partecipano a cortei dove lo scontro è programmato, o difendono chi attacca la polizia salvo poi accusare gli agenti di eccessi, non stanno difendendo la democrazia: la stanno indebolendo. Perché chi usa la forza per impedire agli altri di parlare non è un manifestante, è un problema di ordine pubblico.
In questo contesto, la linea di fermezza del governo – sostenuta apertamente da Giorgia Meloni – non è una scelta ideologica, ma una risposta necessaria. La premier ha colto un punto che molti fingono di non vedere: senza regole, senza limiti, senza un confine chiaro tra dissenso e violenza, la convivenza civile si sgretola. E chi rispetta la legge finisce ostaggio di minoranze organizzate che vivono di conflitto.
La richiesta che arriva dal Paese è semplice: che la polizia possa tornare a fare il proprio lavoro senza essere trasformata in bersaglio politico; che chi cerca lo scontro venga fermato prima che possa mettere a rischio persone e beni; che le piazze tornino a essere luoghi di confronto, non di intimidazione.
Perché la libertà non può esistere dove comanda la forza. E lo Stato non può permettere che a dettare le regole siano coloro che della violenza hanno fatto un metodo.

martedì 3 febbraio 2026

Torino, violenze e ambiguità: perché la linea Piantedosi è oggi necessaria

foto di Tom Caillarec per Unsplash
Gli scontri di Torino non sono stati un semplice episodio di tensione urbana, ma l’ennesima dimostrazione di come gruppi organizzati, spesso legati all’area antagonista e coperti dalla Sinistra (anche quella non estremista), abbiano scelto deliberatamente la strada della violenza.
Il corteo per lo sgombero del Centro Sociale Askatasuna si è trasformato in un attacco frontale allo Stato, con devastazioni, aggressioni e un chiaro tentativo di mettere in difficoltà le forze dell’ordine.
In questo contesto, la linea del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, appare non solo legittima, ma indispensabile.
Il ministro ha messo i partiti di Sinistra con le spalle al muro e di fronte alle proprie responsabilità, parlando di un “innalzamento del livello dello scontro” e di dinamiche che richiamano metodi squadristici.
Una lettura severa, ma aderente ai fatti: lanci di oggetti, incendi, assalti pianificati. Le forze dell’ordine, schierate in numero massiccio, hanno impedito che la situazione degenerasse ulteriormente, confermando la necessità di un approccio fermo e di misure preventive più incisive.
A rendere il quadro ancora più preoccupante è la presenza, nel corteo, di sigle e gruppi che si presentano come movimenti studenteschi o di solidarietà internazionale, ma che nei fatti hanno scelto di affiancarsi a frange violente. Una zona grigia che non può essere ignorata: quando si marcia accanto a chi cerca lo scontro, si contribuisce a legittimarlo. Ed è qui che emerge il nodo politico più delicato.
Piantedosi ha denunciato apertamente la “copertura politica” che alcuni settori dell’Opposizione avrebbero offerto a questi gruppi, partecipando alla manifestazione e minimizzando le violenze.
Le reazioni indignate di parte della Sinistra parlamentare non cancellano un dato evidente: una parte del mondo politico continua a trattare gli 'antagonisti' come se fossero semplici manifestanti, ignorando la natura eversiva di certe azioni. Questa ambiguità non solo indebolisce la credibilità delle istituzioni, ma rischia di incoraggiare ulteriori episodi di violenza.
La richiesta del ministro di una condanna unanime è rimasta inascoltata. E questo è forse il segnale più allarmante: di fronte a comportamenti che minano la convivenza democratica, il Paese avrebbe bisogno di compattezza, non di distinguo tattici. Le misure proposte – dal rafforzamento degli strumenti di tutela per gli agenti al fermo preventivo per soggetti pericolosi – possono essere discusse, migliorate, calibrate. Ma non possono essere demonizzate da chi, per calcolo politico, preferisce evitare di affrontare il problema alla radice.
In un momento in cui gruppi organizzati cercano lo scontro e mettono a rischio la sicurezza collettiva, la fermezza non è un’opzione ideologica: è un dovere istituzionale. E la politica, tutta, dovrebbe riconoscerlo.

Niger e Russia respingono attacco all’aeroporto di Niamey

Un soldato in azione (foto Specna Arms)
La Russia ha confermato di aver contribuito a respingere l’attacco contro il principale aeroporto del Niger, a Niamey, avvenuto la scorsa settimana e rivendicato dal gruppo Stato Islamico. L’episodio, particolarmente grave per la presenza nello scalo anche di una base militare, ha riportato l’attenzione sul crescente coinvolgimento di Mosca nel Sahel.
Secondo la giunta militare nigerina, i “partner russi” hanno avuto un ruolo decisivo nel contrastare l’assalto, durante il quale sono stati uccisi 20 aggressori e quattro soldati dell’esercito locale sono rimasti feriti.
Il Ministero degli Esteri russo ha parlato di un’operazione congiunta tra il Corpo africano del Ministero della Difesa di Mosca e le forze armate nigerine, condannando “fermamente” l’attacco.
Lo Stato Islamico ha diffuso un video tramite la sua agenzia Amaq, mostrando decine di miliziani armati che sparano nei pressi di un hangar e incendiano un aereo prima di fuggire in moto. Un’azione coordinata e spettacolare, che la giunta del Niger ha attribuito non solo ai jihadisti, ma anche – in modo controverso – al sostegno di Benin, Francia e Costa d’Avorio, accuse che rischiano di alimentare ulteriori tensioni regionali.
Il leader della giunta, Abdourahamane Tiani, ha visitato la base russa per ringraziare personalmente i militari di Mosca per la “professionalità” dimostrata. Un gesto che conferma il crescente asse tra Niamey e il Cremlino, in un contesto in cui la Russia sta ampliando la propria presenza militare e politica nel Sahel, approfittando del vuoto lasciato dalle potenze occidentali.
Dopo l’attacco dell’Ucraina e l’isolamento dall'Occidente, Mosca ha intensificato i rapporti con diversi Paesi africani. Oltre al Niger, istruttori e truppe russe sono stati segnalati in Burkina Faso, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana e Libia.
Il nuovo Corpo africano russo ha di fatto sostituito il gruppo paramilitare Wagner, assumendo un ruolo ufficiale nelle operazioni di sicurezza.
Secondo il Cremlino, la missione russa nel Sahel mira a “combattere il terrorismo” e “rafforzare la stabilità regionale”. Ma la crescente presenza militare di Mosca in un’area segnata da colpi di Stato, rivalità geopolitiche e insurrezioni jihadiste apre interrogativi sul futuro equilibrio del continente e sul ruolo che la Russia intende giocare nella sua nuova proiezione globale.

lunedì 2 febbraio 2026

Giove ridisegnato: Juno rivela un gigante più piccolo e più complesso

Il pianeta Giove (foto Planet Volumes)
Giove
è più piccolo di quanto si sia creduto per decenni. A rivelarlo è un nuovo studio pubblicato su Nature Astronomy, frutto del lavoro di un vasto team internazionale guidato da Yohai Kaspi ed Eli Galanti, che ha utilizzato i dati ad altissima precisione della missione Juno per ridefinire la forma del gigante gassoso con un’accuratezza mai raggiunta prima.
Per anni, la conoscenza delle dimensioni di Giove si è basata sulle misurazioni delle sonde Voyager e Pioneer degli anni Settanta, strumenti straordinari per l’epoca ma incapaci di cogliere gli effetti dei potenti venti atmosferici che modellano il pianeta. Juno, grazie alle sue occultazioni radio, ha permesso di ridurre l’incertezza delle stime di un ordine di grandezza, offrendo un quadro molto più nitido.
I nuovi dati confermano il marcato rigonfiamento equatoriale del pianeta, dovuto alla rapidissima rotazione: il raggio equatoriale supera quello polare di circa il 7%. Ma soprattutto mostrano che Giove è leggermente più piccolo del previsto. Al livello di pressione di 1 bar, il raggio polare è stato misurato in 66.842 chilometri, quello equatoriale in 71.488 e il raggio medio in 69.886 chilometri. Si tratta di valori inferiori rispettivamente di 12, 4 e 8 chilometri rispetto alle stime precedenti.
Lo studio evidenzia inoltre che i venti sopra le nubi visibili contribuiscono in modo significativo alla forma del pianeta. La loro struttura appare in gran parte barotropica, con variazioni verticali minime: un indizio prezioso per comprendere la dinamica interna di Giove. Questa nuova descrizione suggerisce un’atmosfera più ricca di metalli e più fredda di quanto ipotizzato finora, fornendo vincoli cruciali ai modelli teorici.
La revisione del profilo dei raggi permette anche di risolvere alcune discrepanze storiche tra le misure della sonda Galileo e le temperature ricavate dai dati Voyager. Inoltre, migliora il riferimento spaziale per tutte le osservazioni che dipendono dalla pressione atmosferica, aprendo la strada a interpretazioni più accurate dei processi fisici che governano il pianeta più grande del Sistema solare.
Un risultato che non solo affina la nostra conoscenza di Giove, ma che potrebbe avere implicazioni profonde per lo studio dei giganti gassosi anche al di fuori del Sistema solare.

giovedì 29 gennaio 2026

Epilessia negli anziani: una sfida che richiede diagnosi tempestiva e cure adeguate

foto di Vitaly Gariev per Unsplash
L’epilessia è spesso percepita come una patologia infantile, ma i dati raccontano una realtà diversa: dopo i 75 anni l’incidenza raggiunge il suo picco massimo, superando quella dell’infanzia.
Con l’invecchiamento della popolazione, gli esperti prevedono un aumento significativo dei casi nella terza età, rendendo fondamentale riconoscere e trattare correttamente la malattia.
Nell’anziano l’epilessia rappresenta la terza patologia neurologica più comune, dopo ictus e demenze. Le forme tardive sono spesso legate a danni cerebrali dovuti a malattie cerebrovascolari, infezioni, tumori o patologie degenerative come l’Alzheimer. Tuttavia, fino al 50% dei casi rimane senza causa identificabile, con crisi che colpiscono persone altrimenti in buona salute.
Le crisi più frequenti sono focali, caratterizzate da brevi alterazioni della consapevolezza, rallentamento, disturbi del linguaggio o episodi convulsivi notturni. Proprio la loro natura sfumata porta spesso a diagnosi errate, confuse con problemi cardiovascolari o declino cognitivo.
Una diagnosi tardiva può peggiorare la qualità di vita, fino a quadri di “pseudo-demenza”. Al contrario, gli anziani con epilessie focali idiopatiche rispondono spesso molto bene a basse dosi di farmaci anticrisi.
«Gli anziani hanno più probabilità di beneficiare dei farmaci anticrisi, ma sono anche più sensibili agli effetti collaterali», spiega Carlo Andrea Galimberti, presidente della LICE (Lega Italiana Contro l'Epilessia). I farmaci di nuova generazione, più tollerati e con minori interazioni, rappresentano oggi un’opzione fondamentale.
Anche Laura Tassi, neurologa del Niguarda, ricorda che «un esordio di epilessia sopra i 60 anni è un’evenienza comune», sottolineando l’impatto socio‑economico crescente della malattia.
Alcuni comportamenti corretti possono evitare danni in caso di crisi convulsive:
- proteggere la testa con qualcosa di morbido
- slacciare indumenti stretti
- non aprire forzatamente la bocca
- non bloccare braccia o gambe
- non somministrare acqua o farmaci
- al termine della crisi, mettere la persona su un fianco
Interventi impropri possono essere pericolosi sia per chi ha la crisi sia per chi presta soccorso.
Con oltre 50 milioni di persone colpite nel mondo, l’epilessia è riconosciuta dall’OMS come malattia sociale. Il Piano d’Azione Globale 2022‑2031 punta a migliorare diagnosi, accesso alle cure, sensibilizzazione e tutela dei diritti.
Galimberti sottolinea la necessità di «una rete nazionale di centri specializzati» per garantire assistenza omogenea e integrata.
L’epilessia nell’anziano è dunque una condizione frequente, spesso sottovalutata, ma altamente trattabile. Riconoscerla in tempo significa migliorare la qualità di vita e ridurre il peso di una patologia destinata a crescere con l’invecchiamento della popolazione.

“Due di Noi sul divano rosa”: la voce delle donne con tumore al seno metastatico

Nathalie Goitom intervista Valentina Guarneri (foto Bordignon)
L’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026 apre il suo programma a un tema di forte rilevanza sociale: il tumore al seno metastatico. Lo fa accogliendo “Due di Noi sul divano rosa – Dialoghi sul tumore al seno metastatico”, iniziativa promossa da Gilead Sciences Italia ed Europa Donna Italia, che porta nel cuore della kermesse olimpica le testimonianze delle donne che convivono con la malattia.
Il simbolo scelto è un semplice divano rosa, luogo intimo e informale dove le donne sono invitate a raccontare la propria esperienza. Durante tutta la durata dei Giochi, il progetto vivrà presso la sede di Europa Donna Italia, per poi proseguire con nuove tappe aperte al pubblico. Un modo per portare la malattia fuori dagli spazi tradizionali della comunicazione sanitaria e inserirla in un contesto culturale e partecipato.
«L’apertura dei Giochi rappresenta un momento di grande visibilità e offre l’opportunità di accendere un faro su temi di salute che riguardano molte persone», ha dichiarato Domenico De Maio, Education & Cultural Director della Fondazione Milano Cortina 2026. La presenza di atlete e atleti che hanno vissuto l’esperienza del tumore al seno rende il messaggio ancora più potente.
Le testimonianze raccolte sul divano rosa raccontano una realtà in trasformazione: grazie alla ricerca e alle terapie innovative, la malattia metastatica può oggi diventare una condizione con cui convivere più a lungo, mantenendo una buona qualità di vita. «Il tumore al seno non è una malattia unica, ma eterogenea», ha spiegato la professoressa Valentina Guarneri, sottolineando come la personalizzazione delle cure stia offrendo nuove prospettive alle pazienti.
Europa Donna Italia, che ha concesso il patrocinio all’iniziativa, richiama l’attenzione sulla necessità di garantire un accesso equo e tempestivo alle terapie su tutto il territorio nazionale. «Dare voce alle 55mila donne che convivono con la malattia avanzata è fondamentale», ha affermato la presidente Rosanna D’Antona.
Per Gilead Sciences Italia, come evidenziato dall’amministratore delegato Frederico Da Silva, portare il tema all’interno dell’Olimpiade Culturale significa riconoscere il valore di arte, cultura e sport come strumenti di consapevolezza e cambiamento.
Dal 6 febbraio, giorno di apertura dei Giochi, il divano rosa accoglierà le prime testimonianze a Milano, per poi continuare il suo viaggio lungo tutto il 2026, mantenendo alta l’attenzione sull’innovazione in salute e sulla vita delle donne con tumore al seno metastatico.

Psicologia dello sport verso Milano-Cortina 2026: nasce l’alleanza Lombardia-Veneto

foto ufficio stampa
La psicologia dello sport entra ufficialmente nel percorso che porterà ai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano-Cortina 2026. È questo il cuore dell’accordo siglato dall’Ordine degli Psicologi della Lombardia e dall’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi del Veneto, presentato alla Casa della Psicologia di Milano. Una collaborazione strutturata che punta a rendere pienamente riconoscibile il ruolo degli psicologi nello sport di alto livello, valorizzando competenze ormai considerate indispensabili.
L’intesa prevede un calendario condiviso di iniziative nel 2026 e nasce dalla consapevolezza che il lavoro psicologico è determinante non solo per la performance, ma per il benessere complessivo di atleti, staff e organizzazioni. Negli ultimi anni, grazie anche alle testimonianze di campioni che hanno rotto il tabù sulla salute mentale, il supporto psicologico è diventato parte integrante della preparazione agonistica.
«Lo sport ha una forza unica: quella di unire», ha ricordato Valentina Di Mattei, presidente dell’Ordine lombardo, sottolineando come la collaborazione tra i due territori voglia «mettere al centro la psicologia dello sport» e costruire un’eredità culturale destinata a durare oltre l’evento olimpico. Sulla stessa linea Luca Pezzullo, presidente dell’Ordine veneto, che ha definito Milano-Cortina «un’occasione per ribadire che lo sport è promozione di salute e benessere a 360 gradi».
Tra le iniziative annunciate, particolare attenzione sarà dedicata alla salute mentale nei villaggi olimpici, dove saranno presenti Quiet Room e Mental Corner per offrire spazi protetti di confronto con professionisti. Una scelta che segue l’esperienza delle Mind Zone introdotte ai Giochi di Parigi 2024, utilizzate da oltre 2.300 atleti.
Danilo Corona, responsabile del progetto lombardo, ha parlato di «un percorso simbolico tra Lombardia e Veneto» che accompagnerà atleti e staff fino alle gare, mentre Francesca Stecchi, coordinatrice del gruppo veneto, ha ricordato che «il benessere è un prerequisito della prestazione».
Il primo appuntamento congiunto sarà il 12 febbraio 2026 a Cortina, con l’evento Slalom di voci, seguito il 25 febbraio da una tavola rotonda dedicata alle sinergie tra psicologi, tecnici e atleti. Un cammino che punta a lasciare un segno concreto nella cultura sportiva italiana.

Cuba: Yoani Sánchez fermata dalla polizia politica

Immagine tratta dal sito "14ymedio"
La giornalista e blogger cubana Yoani Sánchez, direttrice del sito indipendente 14ymedio, denuncia l’ennesimo episodio di intimidazione ai suoi danni. Nella mattinata, mentre usciva di casa insieme al marito, il giornalista Reinaldo Escobar, è stata fermata dalla polizia politica di Cuba, che l’ha trattenuta per diverse ore per impedirle di partecipare a un ricevimento ufficiale presso la residenza del capo missione statunitense a L’Avana, Mike Hammer.
«Un agente della Sicurezza dello Stato mi ha inseguita e mi ha comunicato che non potevo proseguire», ha raccontato la Sánchez, spiegando che all’operazione hanno preso parte anche altri membri della polizia politica. La giornalista è stata costretta a rientrare nella propria abitazione e informata che non avrebbe potuto uscire fino al giorno successivo.
In un video pubblicato sull’account X di 14ymedio, la Sánchez ha chiarito che il provvedimento mirava a impedirle di partecipare al ricevimento previsto nel pomeriggio, al quale erano attesi anche funzionari del Dipartimento di Stato statunitense. «È una provocazione diretta nei confronti di Washington», ha dichiarato, definendo l’episodio un ulteriore segnale delle tensioni persistenti tra Cuba e Stati Uniti.
Il caso riaccende i riflettori sulle pressioni esercitate dal governo cubano contro voci indipendenti e dissidenti, in un contesto politico in cui ogni gesto legato ai rapporti con Washington assume un valore simbolico e diplomatico. Sánchez, da anni figura di riferimento del giornalismo critico sull’isola, torna così al centro di un confronto che va ben oltre la sua vicenda personale.

mercoledì 28 gennaio 2026

Formula Uno: a Barcellona Mercedes in crescita, la McLaren si svela

Immagine dall'home page della Mercedes
Il terzo giorno di test prestagionali di Formula Uno a Barcellona regala indicazioni preziose ai team e un sorriso largo alla Mercedes, che trova in Kimi Antonelli il protagonista della giornata. Il giovane pilota italiano ha infatti firmato il miglior tempo in 1:17.382, precedendo il compagno di squadra George Russell. Cronometri alla mano contano poco, perché i tempi non sono ufficiali, ma la solidità mostrata dalla nuova W17 e gli 850 km complessivi percorsi dal duo di Brackley rappresentano un segnale incoraggiante.
Antonelli, alla sua prima vera esperienza estesa sulla monoposto 2026, ha raccontato sensazioni positive: «Per me è stata una giornata migliore rispetto a lunedì, quando la pista bagnata ha limitato le mie prestazioni. Questo pomeriggio siamo riusciti a percorrere l’intera distanza di gara, raccogliendo molti dati su cui il team potrà lavorare». Il bolognese ha sottolineato quanto sia importante macinare chilometri con una vettura «completamente nuova e molto diversa da quella 2025», ribadendo che l’obiettivo principale dello shakedown è completare il programma senza intoppi.
Assente la Ferrari, che ha scelto di non scendere in pista con Leclerc e Hamilton, l’attenzione si è spostata sulla prima uscita della McLaren campione del mondo. La nuova MCL40, ancora avvolta da una livrea quasi totalmente nera in attesa della presentazione ufficiale del 9 febbraio, è stata affidata al solo Lando Norris. L’iridato, per la prima volta con il numero uno sulla monoposto, ha completato 75 giri chiudendo alle spalle delle due Mercedes. Oscar Piastri, invece, ha osservato dai box e avrà modo di testare la vettura nelle prossime sessioni.
La McLaren ha attirato curiosità anche per le novità tecniche: la sospensione anteriore è stata completamente riprogettata, passando dal pull-rod al push-rod, una scelta legata ai nuovi regolamenti e alla gestione dei flussi d’aria verso i radiatori.
Giovedì è atteso il debutto dell’Aston Martin, rallentata finora da problemi tecnici, mentre la Ferrari tornerà in pista dopo un martedì condizionato dalla pioggia. Presenti anche McLaren, Mercedes e probabilmente Red Bull. La Williams, unica assente al Montmeló, ha confermato che effettuerà i propri test direttamente in Bahrain dall’11 febbraio.
Il clima da pre-stagione è appena iniziato, ma Barcellona ha già offerto un assaggio di ciò che potrebbe attenderci nel 2026.

Ipertensione Arteriosa Polmonare, arriva in Italia la rivoluzione di Sotatercept

foto Bordignon
E' stata annunciata, a Milano, la rimborsabilità e il riconoscimento dello stato di innovatività da parte dell’AIFA di Sotatercept, primo e unico farmaco biologico per il trattamento dei pazienti adulti con Ipertensione Arteriosa Polmonare (IAP).
Si tratta di un farmaco inibitore del segnale dell’attivina, che agisce attraverso un meccanismo d’azione innovativo, intervenendo sulla causa alla base della patologia.
Questa innovativa opzione terapeutica rappresenta finalmente un nuovo paradigma di cura in grado di fare la differenza nella Vita delle Persone che convivono con una patologia rara, invalidante e progressiva come l’Ipertensione Arteriosa Polmonare.
Spiega il dottor Stefano Ghio, del Policlinico San Matteo di Pavia: "L'Ipertensione Arteriosa Polmonare è una malattia primitiva, in cui le arterie si ispessiscono, perché c'è una proliferazione incontrollata delle cellule endoteliali muscolari, il lume dei vasi si restringe e il cuore destro fa molta più fatica a mandare avanti il sangue privo di ossigeno verso i polmoni, in cui verrà poi ossigenato. E' una malattia che nasce nel polmone, ma che impatta negativamente sul funzionamento del cuore destro che, a un certo punto, può diventare insufficiente. Quando il cuore destro si sfascia c'è ben poco che si può fare, se non offrire al paziente l'ultima opzione disponibile, che è il trapianto di polmone".
In relazione alla terapia, il dottor Ghio aggiunge: "La malattia è rimasta senza farmaci sino alla fine degli anni '90. Dal Duemila in avanti sono arrivati alcuni farmaci efficaci, tuttora in commercio, efficaci nella terapia. Il Sotatercept ha un meccanismo d'azione nuovo, diverso dai farmaci precedenti che avevano un'azione prevalentemente vasodilatatrice e solo in parte antiproliferativa, invece Sotatercept ha un'azione prevalentemente antiproliferativa e quindi agisce sulla causa biologica della malattia, ovvero la proliferazione incontrollata delle cellule delle pareti vasali del polmone".
In Italia si stima che circa 3.500 persone convivano con la IAP, prevalentemente donne, con una diagnosi che arriva spesso in ritardo a causa dei sintomi iniziali, come dispnea e affaticamento, che possono essere simili a quelli di altre malattie cardiache o polmonari. Il rimodellamento vascolare polmonare e le compromissioni funzionali sono generalmente già avanzati al momento della diagnosi di IAP, rendendo il trattamento terapeutico particolarmente impegnativo per questa condizione. Le terapie a oggi disponibili per la IAP possono migliorare i sintomi e la capacità funzionale, ma non agiscono direttamente sul rimodellamento vascolare o ventricolare destro.
Nello studio, Sotatercept ha dimostrato benefici clinici su diversi 'endpoint', fra cui il miglioramento del test del cammino in 6 minuti (6MWD) di 41 metri e la riduzione dell’84% del peggioramento clinico rispetto alla terapia standard.
Presente alla giornata anche Nicoletta Luppi, presidente e amministratore delegato di MSD Italia, che ha parlato di quanto sia importante l'impegno di una realtà importante nella ricerca: "L'impegno di MSD è a tutto tondo, volto all'innovazione, e si esprime attraverso la ricerca e lo sviluppo, in particolare nelle malattie rare, proprio perché cerchiamo di offrire risposte anche laddove c'è un bisogno di salute molto ampio. Malattie rare vuol dire malattie rare in oncologia oppure, come in questo caso, nel campo dell'Ipertensione Arteriosa Polmonare, una patologia che rappresenta un problema importante anche nel nostro Paese".

lunedì 26 gennaio 2026

Fabio Capello e la passione per l'olio: "Innamorato degli ulivi"

Fabio Capello
Il legame tra Fabio Capello e Pantelleria è una storia che affonda le radici nella terra scura dell’isola, tra muretti a secco, vento incessante e colture che richiedono pazienza e dedizione.
Da anni l’ex allenatore ha scelto l'isola siciliana come rifugio e come luogo dell’anima, un approdo dove il tempo sembra rallentare e dove la natura detta le sue regole con una forza che non ammette compromessi. Proprio da questo rapporto profondo nasce la sua attenzione per l’ulivo pantesco, simbolo di resilienza e di un’agricoltura che vive in equilibrio con gli elementi.
Nel gennaio 2026 Capello ha partecipato a un panel dedicato agli ulivi dell’isola all’interno dello storico evento Olio Officina Festival, giunto ormai alla sua 15.a edizione e svoltosi a Rho, portando la sua testimonianza di appassionato e custode di un piccolo patrimonio agricolo personale.
Intervistato alla fine della manifestazione, ha raccontato come tutto sia iniziato quasi per caso: “Fra gli alberi del giardino della mia casa di Pantelleria c’erano anche degli ulivi. Ho cominciato a innamorarmi di questa terra”. Da quell’incontro spontaneo è nata una curiosità che si è trasformata in impegno, fino alla produzione di un olio che Capello descrive con orgoglio: “Un prodotto meraviglioso, che si avvicina molto agli oli liguri, molto delicato. Ho le mie bottiglie d’olio che vanno agli amici, molto contenti di accettare questo prodotto”.
L’ulivo pantesco, con la sua forma bassa e allargata, è una presenza unica nel panorama agricolo italiano. Capello lo racconta con rispetto, quasi con affetto: “È un ulivo strisciante che, a causa del vento, non può avere un’altezza importante”. Una pianta che sopravvive piegandosi, mai spezzandosi, e che incarna perfettamente lo spirito dell’isola.
Nel rapporto tra Capello e Pantelleria c’è qualcosa che va oltre la semplice passione per l’olio: c’è la scoperta di un ritmo diverso, di un modo di vivere che restituisce autenticità. Un legame che continua a crescere, stagione dopo stagione, come gli ulivi che custodisce.

mercoledì 21 gennaio 2026

Hockey ghiaccio: tutta la stagione 2024-25, uscito il nuovo annuario

La copertina del libro, foto di Max Pattis
Hockey su ghiaccio
protagonista non solo agli imminenti Giochi Olimpici di Milano-Cortina, ma anche su carta (o in versione digitale, pdf).
E' uscita infatti in questi giorni la seconda edizione dell'annuario dell'hockey, a cura di Massimiliano Bordignon, giornalista di lungo corso e grande appassionato della materia.
"L'Hockey su Ghiaccio - Tutta la stagione 2024-25" è il titolo esatto del volume, 304 pagine, centinaia di foto e statistiche in una impaginazione ordinata e una grafica accattivante, che sfrutta l'impegno di quella precedente, migliorandola con l'esperienza acquisita.
Il libro ripercorre, attraverso un'attenta analisi di tabellini e classifiche, tutta l'annata sportiva dell'Ice Hockey League, il torneo cui hanno partecipato Bolzano, Val Pusteria e Asiago, regala foto mozzafiato dei playoff, per poi scendere nei meandri dell'hockey nazionale attraverso i campionati di Alps Hockey League, Italian Hockey League, compresa la Division 1.
Un lungo 'speciale' regala immagini e dietro le quinte della final-four di Coppa Italia giocata a Varese, per poi esaltarsi nell'analisi di quasi tutti i campionati europei di livello, da quello svizzero a quello tedesco, cui fa da contorno un altro 'speciale', quest'anno dedicato a Ungheria e Romania, ovvero le due nazioni che compongono l'Erste Liga, un campionato di non elevato spessore ma di grandi passioni, soprattutto sulle tribune (e qui viene, in particolare, analizzato il fenomeno Brasov).
Dopo le coppe europee e l'NHL arriva infine il momento dei Mondiali, da quello principale, disputato in Svezia e Danimarca e vinto dagli Stati Uniti, a quello di 'Serie B', giocato in Romania e che è valso la qualificazione dell'Italia tra i 'grandi' di questo sport.
Come nel volume precedente non mancano i riferimenti ai luoghi dell'hockey, un modo per dare un taglio che vada oltre il mero aspetto sportivo. La Mitteleuropa è il percorso preferito, tra montagne e paesaggi alpini, ma anche stesa fra città dai campanili gotici e dai monumenti asburgici, non senza tralasciare qualche aggiunta di mistero, proveniente dai castelli transilvanici.
Fra le novità di quest'anno le collaborazioni: hanno contribuito alla stesura dei testi alcune tra le penne più famose dell'hockey. Se la prefazione, infatti, è stata curata da Francesco Rizzo, all'interno si trovano, fra gli italiani, articoli di Pietro Nicolodi e Daniele Rielli (quest'ultimo autore del celebre documentario "Hockeytown", dedicato al club del Bolzano), Gianvito Magistà e Andrea Scheurer. Ma contributi sono arrivati anche dall'Ungheria (Noemi Pinter) e dalla Romania (Dan Catalin Buzdugan e Catalina Zorojanu). La foto di copertina, anche per quest'anno, è stata scattata dall'obiettivo storico di Max Pattis, così come anche per quest'anno, a produrre il volume è stato Luigi Caricato, con la sua casa editrice Olio Officina.

COME ORDINARE IL LIBRO:
Il libro può essere acquistato sul sito di Olio Officina:
nella sua versione digitale, a 30 euro, al seguente indirizzo: https://www.olioofficina.eu/libri-riviste/riviste/edizioni-digitali/lhockey-su-ghiaccio-tutta-la-stagione-2024-2025-2/
Nella sua versione cartacea, a 35 euro, a questo indirizzo: https://www.olioofficina.eu/libri-riviste/riviste/edizioni-cartacee/oof-international-magazine/lhockey-su-ghiaccio-tutta-la-stagione-2024-2025/
Il volume di quest'anno, assieme a quello dell'anno scorso, è venduto al prezzo speciale di 50 euro e può essere ordinato a questo link: https://www.olioofficina.eu/libri-riviste/riviste/edizioni-cartacee/oof-international-magazine/lhockey-su-ghiaccio-volumi-1-e-2/