giovedì 29 gennaio 2026

Epilessia negli anziani: una sfida che richiede diagnosi tempestiva e cure adeguate

foto di Vitaly Gariev per Unsplash
L’epilessia è spesso percepita come una patologia infantile, ma i dati raccontano una realtà diversa: dopo i 75 anni l’incidenza raggiunge il suo picco massimo, superando quella dell’infanzia.
Con l’invecchiamento della popolazione, gli esperti prevedono un aumento significativo dei casi nella terza età, rendendo fondamentale riconoscere e trattare correttamente la malattia.
Nell’anziano l’epilessia rappresenta la terza patologia neurologica più comune, dopo ictus e demenze. Le forme tardive sono spesso legate a danni cerebrali dovuti a malattie cerebrovascolari, infezioni, tumori o patologie degenerative come l’Alzheimer. Tuttavia, fino al 50% dei casi rimane senza causa identificabile, con crisi che colpiscono persone altrimenti in buona salute.
Le crisi più frequenti sono focali, caratterizzate da brevi alterazioni della consapevolezza, rallentamento, disturbi del linguaggio o episodi convulsivi notturni. Proprio la loro natura sfumata porta spesso a diagnosi errate, confuse con problemi cardiovascolari o declino cognitivo.
Una diagnosi tardiva può peggiorare la qualità di vita, fino a quadri di “pseudo-demenza”. Al contrario, gli anziani con epilessie focali idiopatiche rispondono spesso molto bene a basse dosi di farmaci anticrisi.
«Gli anziani hanno più probabilità di beneficiare dei farmaci anticrisi, ma sono anche più sensibili agli effetti collaterali», spiega Carlo Andrea Galimberti, presidente della LICE (Lega Italiana Contro l'Epilessia). I farmaci di nuova generazione, più tollerati e con minori interazioni, rappresentano oggi un’opzione fondamentale.
Anche Laura Tassi, neurologa del Niguarda, ricorda che «un esordio di epilessia sopra i 60 anni è un’evenienza comune», sottolineando l’impatto socio‑economico crescente della malattia.
Alcuni comportamenti corretti possono evitare danni in caso di crisi convulsive:
- proteggere la testa con qualcosa di morbido
- slacciare indumenti stretti
- non aprire forzatamente la bocca
- non bloccare braccia o gambe
- non somministrare acqua o farmaci
- al termine della crisi, mettere la persona su un fianco
Interventi impropri possono essere pericolosi sia per chi ha la crisi sia per chi presta soccorso.
Con oltre 50 milioni di persone colpite nel mondo, l’epilessia è riconosciuta dall’OMS come malattia sociale. Il Piano d’Azione Globale 2022‑2031 punta a migliorare diagnosi, accesso alle cure, sensibilizzazione e tutela dei diritti.
Galimberti sottolinea la necessità di «una rete nazionale di centri specializzati» per garantire assistenza omogenea e integrata.
L’epilessia nell’anziano è dunque una condizione frequente, spesso sottovalutata, ma altamente trattabile. Riconoscerla in tempo significa migliorare la qualità di vita e ridurre il peso di una patologia destinata a crescere con l’invecchiamento della popolazione.

“Due di Noi sul divano rosa”: la voce delle donne con tumore al seno metastatico

Nathalie Goitom intervista Valentina Guarneri (foto Bordignon)
L’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026 apre il suo programma a un tema di forte rilevanza sociale: il tumore al seno metastatico. Lo fa accogliendo “Due di Noi sul divano rosa – Dialoghi sul tumore al seno metastatico”, iniziativa promossa da Gilead Sciences Italia ed Europa Donna Italia, che porta nel cuore della kermesse olimpica le testimonianze delle donne che convivono con la malattia.
Il simbolo scelto è un semplice divano rosa, luogo intimo e informale dove le donne sono invitate a raccontare la propria esperienza. Durante tutta la durata dei Giochi, il progetto vivrà presso la sede di Europa Donna Italia, per poi proseguire con nuove tappe aperte al pubblico. Un modo per portare la malattia fuori dagli spazi tradizionali della comunicazione sanitaria e inserirla in un contesto culturale e partecipato.
«L’apertura dei Giochi rappresenta un momento di grande visibilità e offre l’opportunità di accendere un faro su temi di salute che riguardano molte persone», ha dichiarato Domenico De Maio, Education & Cultural Director della Fondazione Milano Cortina 2026. La presenza di atlete e atleti che hanno vissuto l’esperienza del tumore al seno rende il messaggio ancora più potente.
Le testimonianze raccolte sul divano rosa raccontano una realtà in trasformazione: grazie alla ricerca e alle terapie innovative, la malattia metastatica può oggi diventare una condizione con cui convivere più a lungo, mantenendo una buona qualità di vita. «Il tumore al seno non è una malattia unica, ma eterogenea», ha spiegato la professoressa Valentina Guarneri, sottolineando come la personalizzazione delle cure stia offrendo nuove prospettive alle pazienti.
Europa Donna Italia, che ha concesso il patrocinio all’iniziativa, richiama l’attenzione sulla necessità di garantire un accesso equo e tempestivo alle terapie su tutto il territorio nazionale. «Dare voce alle 55mila donne che convivono con la malattia avanzata è fondamentale», ha affermato la presidente Rosanna D’Antona.
Per Gilead Sciences Italia, come evidenziato dall’amministratore delegato Frederico Da Silva, portare il tema all’interno dell’Olimpiade Culturale significa riconoscere il valore di arte, cultura e sport come strumenti di consapevolezza e cambiamento.
Dal 6 febbraio, giorno di apertura dei Giochi, il divano rosa accoglierà le prime testimonianze a Milano, per poi continuare il suo viaggio lungo tutto il 2026, mantenendo alta l’attenzione sull’innovazione in salute e sulla vita delle donne con tumore al seno metastatico.

Psicologia dello sport verso Milano-Cortina 2026: nasce l’alleanza Lombardia-Veneto

foto ufficio stampa
La psicologia dello sport entra ufficialmente nel percorso che porterà ai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano-Cortina 2026. È questo il cuore dell’accordo siglato dall’Ordine degli Psicologi della Lombardia e dall’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi del Veneto, presentato alla Casa della Psicologia di Milano. Una collaborazione strutturata che punta a rendere pienamente riconoscibile il ruolo degli psicologi nello sport di alto livello, valorizzando competenze ormai considerate indispensabili.
L’intesa prevede un calendario condiviso di iniziative nel 2026 e nasce dalla consapevolezza che il lavoro psicologico è determinante non solo per la performance, ma per il benessere complessivo di atleti, staff e organizzazioni. Negli ultimi anni, grazie anche alle testimonianze di campioni che hanno rotto il tabù sulla salute mentale, il supporto psicologico è diventato parte integrante della preparazione agonistica.
«Lo sport ha una forza unica: quella di unire», ha ricordato Valentina Di Mattei, presidente dell’Ordine lombardo, sottolineando come la collaborazione tra i due territori voglia «mettere al centro la psicologia dello sport» e costruire un’eredità culturale destinata a durare oltre l’evento olimpico. Sulla stessa linea Luca Pezzullo, presidente dell’Ordine veneto, che ha definito Milano-Cortina «un’occasione per ribadire che lo sport è promozione di salute e benessere a 360 gradi».
Tra le iniziative annunciate, particolare attenzione sarà dedicata alla salute mentale nei villaggi olimpici, dove saranno presenti Quiet Room e Mental Corner per offrire spazi protetti di confronto con professionisti. Una scelta che segue l’esperienza delle Mind Zone introdotte ai Giochi di Parigi 2024, utilizzate da oltre 2.300 atleti.
Danilo Corona, responsabile del progetto lombardo, ha parlato di «un percorso simbolico tra Lombardia e Veneto» che accompagnerà atleti e staff fino alle gare, mentre Francesca Stecchi, coordinatrice del gruppo veneto, ha ricordato che «il benessere è un prerequisito della prestazione».
Il primo appuntamento congiunto sarà il 12 febbraio 2026 a Cortina, con l’evento Slalom di voci, seguito il 25 febbraio da una tavola rotonda dedicata alle sinergie tra psicologi, tecnici e atleti. Un cammino che punta a lasciare un segno concreto nella cultura sportiva italiana.

Cuba: Yoani Sánchez fermata dalla polizia politica

Immagine tratta dal sito "14ymedio"
La giornalista e blogger cubana Yoani Sánchez, direttrice del sito indipendente 14ymedio, denuncia l’ennesimo episodio di intimidazione ai suoi danni. Nella mattinata, mentre usciva di casa insieme al marito, il giornalista Reinaldo Escobar, è stata fermata dalla polizia politica di Cuba, che l’ha trattenuta per diverse ore per impedirle di partecipare a un ricevimento ufficiale presso la residenza del capo missione statunitense a L’Avana, Mike Hammer.
«Un agente della Sicurezza dello Stato mi ha inseguita e mi ha comunicato che non potevo proseguire», ha raccontato la Sánchez, spiegando che all’operazione hanno preso parte anche altri membri della polizia politica. La giornalista è stata costretta a rientrare nella propria abitazione e informata che non avrebbe potuto uscire fino al giorno successivo.
In un video pubblicato sull’account X di 14ymedio, la Sánchez ha chiarito che il provvedimento mirava a impedirle di partecipare al ricevimento previsto nel pomeriggio, al quale erano attesi anche funzionari del Dipartimento di Stato statunitense. «È una provocazione diretta nei confronti di Washington», ha dichiarato, definendo l’episodio un ulteriore segnale delle tensioni persistenti tra Cuba e Stati Uniti.
Il caso riaccende i riflettori sulle pressioni esercitate dal governo cubano contro voci indipendenti e dissidenti, in un contesto politico in cui ogni gesto legato ai rapporti con Washington assume un valore simbolico e diplomatico. Sánchez, da anni figura di riferimento del giornalismo critico sull’isola, torna così al centro di un confronto che va ben oltre la sua vicenda personale.

mercoledì 28 gennaio 2026

Formula Uno: a Barcellona Mercedes in crescita, la McLaren si svela

Immagine dall'home page della Mercedes
Il terzo giorno di test prestagionali di Formula Uno a Barcellona regala indicazioni preziose ai team e un sorriso largo alla Mercedes, che trova in Kimi Antonelli il protagonista della giornata. Il giovane pilota italiano ha infatti firmato il miglior tempo in 1:17.382, precedendo il compagno di squadra George Russell. Cronometri alla mano contano poco, perché i tempi non sono ufficiali, ma la solidità mostrata dalla nuova W17 e gli 850 km complessivi percorsi dal duo di Brackley rappresentano un segnale incoraggiante.
Antonelli, alla sua prima vera esperienza estesa sulla monoposto 2026, ha raccontato sensazioni positive: «Per me è stata una giornata migliore rispetto a lunedì, quando la pista bagnata ha limitato le mie prestazioni. Questo pomeriggio siamo riusciti a percorrere l’intera distanza di gara, raccogliendo molti dati su cui il team potrà lavorare». Il bolognese ha sottolineato quanto sia importante macinare chilometri con una vettura «completamente nuova e molto diversa da quella 2025», ribadendo che l’obiettivo principale dello shakedown è completare il programma senza intoppi.
Assente la Ferrari, che ha scelto di non scendere in pista con Leclerc e Hamilton, l’attenzione si è spostata sulla prima uscita della McLaren campione del mondo. La nuova MCL40, ancora avvolta da una livrea quasi totalmente nera in attesa della presentazione ufficiale del 9 febbraio, è stata affidata al solo Lando Norris. L’iridato, per la prima volta con il numero uno sulla monoposto, ha completato 75 giri chiudendo alle spalle delle due Mercedes. Oscar Piastri, invece, ha osservato dai box e avrà modo di testare la vettura nelle prossime sessioni.
La McLaren ha attirato curiosità anche per le novità tecniche: la sospensione anteriore è stata completamente riprogettata, passando dal pull-rod al push-rod, una scelta legata ai nuovi regolamenti e alla gestione dei flussi d’aria verso i radiatori.
Giovedì è atteso il debutto dell’Aston Martin, rallentata finora da problemi tecnici, mentre la Ferrari tornerà in pista dopo un martedì condizionato dalla pioggia. Presenti anche McLaren, Mercedes e probabilmente Red Bull. La Williams, unica assente al Montmeló, ha confermato che effettuerà i propri test direttamente in Bahrain dall’11 febbraio.
Il clima da pre-stagione è appena iniziato, ma Barcellona ha già offerto un assaggio di ciò che potrebbe attenderci nel 2026.

Ipertensione Arteriosa Polmonare, arriva in Italia la rivoluzione di Sotatercept

foto Bordignon
E' stata annunciata, a Milano, la rimborsabilità e il riconoscimento dello stato di innovatività da parte dell’AIFA di Sotatercept, primo e unico farmaco biologico per il trattamento dei pazienti adulti con Ipertensione Arteriosa Polmonare (IAP).
Si tratta di un farmaco inibitore del segnale dell’attivina, che agisce attraverso un meccanismo d’azione innovativo, intervenendo sulla causa alla base della patologia.
Questa innovativa opzione terapeutica rappresenta finalmente un nuovo paradigma di cura in grado di fare la differenza nella Vita delle Persone che convivono con una patologia rara, invalidante e progressiva come l’Ipertensione Arteriosa Polmonare.
Spiega il dottor Stefano Ghio, del Policlinico San Matteo di Pavia: "L'Ipertensione Arteriosa Polmonare è una malattia primitiva, in cui le arterie si ispessiscono, perché c'è una proliferazione incontrollata delle cellule endoteliali muscolari, il lume dei vasi si restringe e il cuore destro fa molta più fatica a mandare avanti il sangue privo di ossigeno verso i polmoni, in cui verrà poi ossigenato. E' una malattia che nasce nel polmone, ma che impatta negativamente sul funzionamento del cuore destro che, a un certo punto, può diventare insufficiente. Quando il cuore destro si sfascia c'è ben poco che si può fare, se non offrire al paziente l'ultima opzione disponibile, che è il trapianto di polmone".
In relazione alla terapia, il dottor Ghio aggiunge: "La malattia è rimasta senza farmaci sino alla fine degli anni '90. Dal Duemila in avanti sono arrivati alcuni farmaci efficaci, tuttora in commercio, efficaci nella terapia. Il Sotatercept ha un meccanismo d'azione nuovo, diverso dai farmaci precedenti che avevano un'azione prevalentemente vasodilatatrice e solo in parte antiproliferativa, invece Sotatercept ha un'azione prevalentemente antiproliferativa e quindi agisce sulla causa biologica della malattia, ovvero la proliferazione incontrollata delle cellule delle pareti vasali del polmone".
In Italia si stima che circa 3.500 persone convivano con la IAP, prevalentemente donne, con una diagnosi che arriva spesso in ritardo a causa dei sintomi iniziali, come dispnea e affaticamento, che possono essere simili a quelli di altre malattie cardiache o polmonari. Il rimodellamento vascolare polmonare e le compromissioni funzionali sono generalmente già avanzati al momento della diagnosi di IAP, rendendo il trattamento terapeutico particolarmente impegnativo per questa condizione. Le terapie a oggi disponibili per la IAP possono migliorare i sintomi e la capacità funzionale, ma non agiscono direttamente sul rimodellamento vascolare o ventricolare destro.
Nello studio, Sotatercept ha dimostrato benefici clinici su diversi 'endpoint', fra cui il miglioramento del test del cammino in 6 minuti (6MWD) di 41 metri e la riduzione dell’84% del peggioramento clinico rispetto alla terapia standard.
Presente alla giornata anche Nicoletta Luppi, presidente e amministratore delegato di MSD Italia, che ha parlato di quanto sia importante l'impegno di una realtà importante nella ricerca: "L'impegno di MSD è a tutto tondo, volto all'innovazione, e si esprime attraverso la ricerca e lo sviluppo, in particolare nelle malattie rare, proprio perché cerchiamo di offrire risposte anche laddove c'è un bisogno di salute molto ampio. Malattie rare vuol dire malattie rare in oncologia oppure, come in questo caso, nel campo dell'Ipertensione Arteriosa Polmonare, una patologia che rappresenta un problema importante anche nel nostro Paese".

lunedì 26 gennaio 2026

Fabio Capello e la passione per l'olio: "Innamorato degli ulivi"

Fabio Capello
Il legame tra Fabio Capello e Pantelleria è una storia che affonda le radici nella terra scura dell’isola, tra muretti a secco, vento incessante e colture che richiedono pazienza e dedizione.
Da anni l’ex allenatore ha scelto l'isola siciliana come rifugio e come luogo dell’anima, un approdo dove il tempo sembra rallentare e dove la natura detta le sue regole con una forza che non ammette compromessi. Proprio da questo rapporto profondo nasce la sua attenzione per l’ulivo pantesco, simbolo di resilienza e di un’agricoltura che vive in equilibrio con gli elementi.
Nel gennaio 2026 Capello ha partecipato a un panel dedicato agli ulivi dell’isola all’interno dello storico evento Olio Officina Festival, giunto ormai alla sua 15.a edizione e svoltosi a Rho, portando la sua testimonianza di appassionato e custode di un piccolo patrimonio agricolo personale.
Intervistato alla fine della manifestazione, ha raccontato come tutto sia iniziato quasi per caso: “Fra gli alberi del giardino della mia casa di Pantelleria c’erano anche degli ulivi. Ho cominciato a innamorarmi di questa terra”. Da quell’incontro spontaneo è nata una curiosità che si è trasformata in impegno, fino alla produzione di un olio che Capello descrive con orgoglio: “Un prodotto meraviglioso, che si avvicina molto agli oli liguri, molto delicato. Ho le mie bottiglie d’olio che vanno agli amici, molto contenti di accettare questo prodotto”.
L’ulivo pantesco, con la sua forma bassa e allargata, è una presenza unica nel panorama agricolo italiano. Capello lo racconta con rispetto, quasi con affetto: “È un ulivo strisciante che, a causa del vento, non può avere un’altezza importante”. Una pianta che sopravvive piegandosi, mai spezzandosi, e che incarna perfettamente lo spirito dell’isola.
Nel rapporto tra Capello e Pantelleria c’è qualcosa che va oltre la semplice passione per l’olio: c’è la scoperta di un ritmo diverso, di un modo di vivere che restituisce autenticità. Un legame che continua a crescere, stagione dopo stagione, come gli ulivi che custodisce.

mercoledì 21 gennaio 2026

Hockey ghiaccio: tutta la stagione 2024-25, uscito il nuovo annuario

La copertina del libro, foto di Max Pattis
Hockey su ghiaccio
protagonista non solo agli imminenti Giochi Olimpici di Milano-Cortina, ma anche su carta (o in versione digitale, pdf).
E' uscita infatti in questi giorni la seconda edizione dell'annuario dell'hockey, a cura di Massimiliano Bordignon, giornalista di lungo corso e grande appassionato della materia.
"L'Hockey su Ghiaccio - Tutta la stagione 2024-25" è il titolo esatto del volume, 304 pagine, centinaia di foto e statistiche in una impaginazione ordinata e una grafica accattivante, che sfrutta l'impegno di quella precedente, migliorandola con l'esperienza acquisita.
Il libro ripercorre, attraverso un'attenta analisi di tabellini e classifiche, tutta l'annata sportiva dell'Ice Hockey League, il torneo cui hanno partecipato Bolzano, Val Pusteria e Asiago, regala foto mozzafiato dei playoff, per poi scendere nei meandri dell'hockey nazionale attraverso i campionati di Alps Hockey League, Italian Hockey League, compresa la Division 1.
Un lungo 'speciale' regala immagini e dietro le quinte della final-four di Coppa Italia giocata a Varese, per poi esaltarsi nell'analisi di quasi tutti i campionati europei di livello, da quello svizzero a quello tedesco, cui fa da contorno un altro 'speciale', quest'anno dedicato a Ungheria e Romania, ovvero le due nazioni che compongono l'Erste Liga, un campionato di non elevato spessore ma di grandi passioni, soprattutto sulle tribune (e qui viene, in particolare, analizzato il fenomeno Brasov).
Dopo le coppe europee e l'NHL arriva infine il momento dei Mondiali, da quello principale, disputato in Svezia e Danimarca e vinto dagli Stati Uniti, a quello di 'Serie B', giocato in Romania e che è valso la qualificazione dell'Italia tra i 'grandi' di questo sport.
Come nel volume precedente non mancano i riferimenti ai luoghi dell'hockey, un modo per dare un taglio che vada oltre il mero aspetto sportivo. La Mitteleuropa è il percorso preferito, tra montagne e paesaggi alpini, ma anche stesa fra città dai campanili gotici e dai monumenti asburgici, non senza tralasciare qualche aggiunta di mistero, proveniente dai castelli transilvanici.
Fra le novità di quest'anno le collaborazioni: hanno contribuito alla stesura dei testi alcune tra le penne più famose dell'hockey. Se la prefazione, infatti, è stata curata da Francesco Rizzo, all'interno si trovano, fra gli italiani, articoli di Pietro Nicolodi e Daniele Rielli (quest'ultimo autore del celebre documentario "Hockeytown", dedicato al club del Bolzano), Gianvito Magistà e Andrea Scheurer. Ma contributi sono arrivati anche dall'Ungheria (Noemi Pinter) e dalla Romania (Dan Catalin Buzdugan e Catalina Zorojanu). La foto di copertina, anche per quest'anno, è stata scattata dall'obiettivo storico di Max Pattis, così come anche per quest'anno, a produrre il volume è stato Luigi Caricato, con la sua casa editrice Olio Officina.

COME ORDINARE IL LIBRO:
Il libro può essere acquistato sul sito di Olio Officina:
nella sua versione digitale, a 30 euro, al seguente indirizzo: https://www.olioofficina.eu/libri-riviste/riviste/edizioni-digitali/lhockey-su-ghiaccio-tutta-la-stagione-2024-2025-2/
Nella sua versione cartacea, a 35 euro, a questo indirizzo: https://www.olioofficina.eu/libri-riviste/riviste/edizioni-cartacee/oof-international-magazine/lhockey-su-ghiaccio-tutta-la-stagione-2024-2025/
Il volume di quest'anno, assieme a quello dell'anno scorso, è venduto al prezzo speciale di 50 euro e può essere ordinato a questo link: https://www.olioofficina.eu/libri-riviste/riviste/edizioni-cartacee/oof-international-magazine/lhockey-su-ghiaccio-volumi-1-e-2/

L'Arsenal svela il bluff dell'Inter, tre gol e tutti a casa

Il sito dell'Arsenal dedicato alla vittoria dei Gunners
Ancora una volta l'Inter esce a mani vuote dal campo dopo avere incontrato una squadra pari grado, più o meno. E' successo nel mediocre campionato italiano, succede anche in Europa, in Champions League, con la squadra di Cristian Chivu sconfitta a San Siro per 3-1 dall'Arsenal, al momento una delle squadre più forti d'Europa.
In Serie A gli interisti sono andati incontro a ko contro Juventus, Milan e Napoli (pareggio nel ritorno), solo una vittoria striminzita (e non molto meritata) contro la Roma, ovvero le quattro squadre che li seguono in graduatoria, lasciando da parte le altre, medie e medio-piccole, contro cui i nerazzurri maramaldeggiano senza troppi problemi. A questo si aggiunge l'eliminazione dalla Supercoppa italiana nell'unica gara disputata, quella con il Bologna.
In Europa, in Champions League, dopo quattro vittorie contro formazioni dal palmares europeo analfabeta sono arrivate tre sconfitte in fila contro Atletico Madrid, Liverpool e Arsenal.
Il totale stagionale parla di 7 partite perse sulle 28 disputate.
Fra le mura nazionali i ko in serie non hanno impedito ai nerazzurri di guidare la classifica, confermando l'impalpabilità della Serie A, in Europa, invece, le cose si fanno un po' diverse. Un dato inoppugnabile che l'Arsenal visto a San Siro ha messo drammaticamente a nudo.

martedì 20 gennaio 2026

Russia sempre meno isolata, aperto il volo Casablanca–San Pietroburgo

Immagine tratta dal sito di Royal Air Maroc
La Russia, malgrado l'Europa tenti disperatamente di isolarla, è sempre meno sola. Non è un dettaglio di poco conto quello fornito dall'inaugurazione, il 21 gennaio, di una nuova tratta aerea.
Royal Air Maroc aprirà, infatti, una nuova connessione strategica tra Nord Africa ed Europa orientale: il primo volo diretto Casablanca–San Pietroburgo.
Un debutto celebrato in grande stile all’aeroporto di Pulkovo, dove l’arrivo del Boeing 737-800 sarà accolto con danze tradizionali marocchine e una cerimonia ufficiale di taglio del nastro. Le attività inizieranno alle 4.30 del mattino, coinvolgendo i passeggeri in un programma dedicato, mentre l’inaugurazione formale della rotta è prevista per le 4.55.
Il collegamento sarà operativo tre volte a settimana. Da Casablanca si partirà il martedì, il venerdì e la domenica alle 23.10, con arrivo a San Pietroburgo alle 6.55 del giorno successivo. I voli di ritorno decolleranno invece da Pulkovo il lunedì, il mercoledì e il sabato alle 8.05, atterrando in Marocco alle 11.45. Un tragitto di circa sei ore che amplia l’offerta della compagnia, già presente in Russia con un servizio giornaliero verso Mosca.
L’apertura della nuova rotta risponde alla crescente domanda di collegamenti diretti tra i due Paesi, sia per motivi turistici sia per esigenze commerciali. Casablanca, principale 'hub' marocchino, rafforza così il proprio ruolo di porta d’accesso verso l’Africa occidentale, mentre San Pietroburgo ottiene un nuovo collegamento stabile con il mondo arabo e il continente africano.
Per Royal Air Maroc si tratta di un passo ulteriore nel piano di espansione internazionale, che punta a consolidare la presenza della compagnia su mercati in crescita e a diversificare le destinazioni a lungo raggio. Per la Russia, e i suoi cittadini, un ulteriore sbocco che cancella sempre più l'Europa da importanti flussi turistici che contribuiscono a isolare ulteriormente il Vecchio Continente, indesiderato boomerang di una politica ottusa.

Al gol di Füllkrug... un urlo mai sentito

La storica esultanza di Joe Jordan contro l'Inter
Il Milan supera il Lecce con un gol di testa di Niclas Füllkrug e la mente del tifoso milanista corre all'indietro verso tempi ancora più bui di quelli attuali. Se la squadra di oggi è preda delle follie manageriali di un gruppo di personaggi più propensi all'interesse personale che a quello del club e dedicati a uno sperpero senza giustificazione delle risorse del club, la situazione, all'inizio degli anni '80, era perfino peggiore, sebbene il Milan di allora fosse costituito da quell'ossatura di giocatori che gli avrebbe poi consentito di dominare il mondo.
La squadra rossonera arrivava dalla vittoria del campionato di Serie B 1980-81 e, in attesa di quello successivo, partecipava al girone eliminatorio della Coppa Italia, cui venne sorteggiata assieme agli eterni rivali dell'Inter. Era il 6 settembre 1981 e un sentimento di rivalsa, condito dalla consueta rivalità, pervase l'animo degli 'adoratori del Diavolo'. San Siro ritrovava il derby perso per un anno, e il derby ritrovava un pubblico da 'tutto esaurito' e forse più. In aggiunta, il Milan schierava il suo nuovo straniero, lo scozzese Joe Jordan, passato alla storia con il soprannome di 'squalo'. La gara terminò con un confortante 2-2, non sufficiente però per far passare il turno ai rossoneri. La rete del momentaneo 2-1 venne segnata proprio da Jordan, con un colpo di testa che mandò la palla a infilarsi nella stessa porta, e nello stesso angolino, che 45 anni dopo avrebbe spinto la 'crapa' di Füllkrug. Identica anche l'esultanza, con corsa sotto la Curva Sud, sede del tifo milanista più 'caldo', braccia tese alla sinistra della porta avversaria.
Diverso il torneo e anche il modo, oltre che l'avversario: contro l'Inter, allora fresca vincitrice dello scudetto, Jordan segnò un gol capolavoro, in area sì, ma da oltre il disco del rigore, imbeccato da una punizione calciata dalla destra appena oltre la tre-quarti. Contro il 'piccolo' Lecce, in lotta per non retrocedere, Füllkrug insacca di testa un cross, sempre dalla destra, calciato da un Alexis Saelemaekers arrivato in pratica dalla riga di fondo.
Identico il risultato: capocciata e gol. Il giorno dopo la "Gazzetta dello Sport", in un trafiletto di colore dedicato al derby, titolò "Al gol di Jordan un urlo mai sentito", sintomo della liberazione che i tifosi rossoneri avevano provato al gol del loro nuovo idolo, dopo un intero anno di umiliazioni su campi di provincia e una retrocessione arrivata a testimoniare di come il Milan, di santi in paradiso, non ne abbia mai avuti. Allo stesso modo si potrebbe declinare il medesimo titolo ergendo a protagonista il nuovo ariete del club rossonero, un Füllkrug nuovo ariete e punto di riferimento delle speranze dei tifosi milanisti.

lunedì 19 gennaio 2026

A Fano riemerge la Basilica di Vitruvio, un monumento che riscrive la storia

Immagine Getty da Elle Decor
Per secoli è stata considerata il “Sacro Graal” dell’archeologia romana: la Basilica di Vitruvio, l’unico edificio che il grande teorico dell’architettura occidentale affermò di aver progettato e seguito personalmente. Un monumento descritto nel De Architectura con “somma dignità e bellezza”, ma mai identificato con certezza, nonostante ipotesi, scavi e ricostruzioni artistiche. Oggi, finalmente, quel mistero sembra essere stato sciolto.
A Fano, città natale di Vitruvio, gli scavi in corso in piazza Andrea Costa hanno riportato alla luce cinque colonne in pietra arenaria perfettamente allineate. Le proporzioni, le distanze e l’impianto architettonico coincidono in modo sorprendente con le indicazioni tecniche contenute nel trattato vitruviano. Un riscontro diretto e rarissimo tra fonte scritta e reperto archeologico, che permette di attribuire con sicurezza l’area alla celebre basilica augustea destinata alla giustizia e agli affari pubblici.
L’annuncio è stato dato dal sindaco Luca Serfilippi, visibilmente emozionato, insieme al governatore delle Marche Francesco Acquaroli. “Questa scoperta non è solo un patrimonio fanese, ma ci proietta in una dinamica mondiale”, ha dichiarato il primo cittadino, sottolineando il valore culturale e identitario del ritrovamento.
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli, collegato in videoconferenza, ha parlato di una “tessera fondamentale del mosaico dell’identità italiana”, definendo il ritrovamento “eccezionale” e destinato a entrare nei libri di scuola. Per rendere l’idea della portata, Giuli ha evocato paragoni illustri: dalla scoperta della tomba di Tutankhamon nel Novecento al Lapis Niger del Foro Romano, testimonianza dell’età regia.
La Basilica di Vitruvio era stata cercata a lungo: prima sotto il convento di Sant’Agostino, poi in un’abitazione privata dove nel 2023 erano emersi ambienti pavimentati di pregio. Ma mancava sempre l’elemento chiave: il colonnato “di ordine gigante” che avrebbe sostenuto i due piani dell’edificio. Oggi, quelle colonne sono finalmente riemerse dal sottosuolo fanese, restituendo forma a un capolavoro architettonico rimasto per duemila anni nell’ombra.
Per Fano e per l’archeologia mondiale si tratta di una svolta storica: un frammento di Roma antica che torna alla luce e che, come spesso accade, cambia il modo in cui guardiamo al nostro passato.

Hockey a Lugano, l'incredibile serie di rigori e il record di Calvin Thürkauf

Il rigore decisivo di Thürkauf  (foto Bordignon)
Segnare un rigore, soprattutto nell'hockey ghiaccio non è mai facile. Le piccole misure della porta (gabbia) e la figura del portiere ingigantita da gambali e guantoni rendono particolarmente improbo lo sforzo dell'attaccante, e le percentuali di realizzazione crollano rispetto all'equivalente calcistico. Segnare quattro rigori diventa quindi impresa ancora più difficile, Se poi a segnare quattro rigori è lo stesso rigorista, e le marcature arrivano tutte nella stessa partita e tutte consecutivamente, a questo punto siamo al limite dell'evento sportivo, qualcosa di difficilmente ripetibile.
E' quello che si è visto alla Corner Arena di Lugano, dove i ticinesi si sono imposti per 4-3, dopo i tiri di rigore, appunto, contro il Langnau.
Che, comunque, è stato coprotagonista dell'impresa: primo, perché ha costretto i bianconeri di casa alla soluzione degli 'shootout', secondo perché, nel momento decisivo, ha proposto a sua volta un cecchino (quasi) infallibile. Arrivati infatti all'ultimo rigore dei cinque previsti senza particolare successo, sono stati Calvin Thürkauf e Julian Schmutz a contendersi la palma di rigorista infallibile: il primo, il capitano, dei padroni di casa, il secondo, attaccante dei 'tigrotti' del Bernese. E se Thürkauf segnava il proprio penalty regalando al Lugano il match point di turno, dall'altra parte, instancabile, Schmutz replicava, rendendo spasmodica la serie successiva. In Svizzera il rigorista può immediatamente tornare a tirare un nuovo rigore anche se sia già stato impegnato in precedenza, e così i due si sono affrontati a distanza per ben otto penalty consecutivi, i primi sette tutti segnati, l'ottavo 'finalmente' sbagliato dal bernese o, meglio, parato da Niklas Schlegel.
Al Lugano due punti preziosissimi, ai fortunati presenti la consapevolezza di avere assistito a un evento più unico che raro, suggello di una partita emozionante, giocata davanti a oltre 6mila spettatori entusiasti, con un tifo carico di energia e passione.

Cina, crollo delle nascite: il 2025 segna un nuovo minimo storico

foto di Ariungoo Batzorig per Unsplash
La Cina affronta uno dei momenti demografici più critici dalla nascita della Repubblica Popolare. Nel 2025 il tasso di natalità è sceso a 5,63 nascite per mille abitanti, il livello più basso almeno dal 1949, aggiornando il precedente record negativo del 2023. Un dato che conferma come gli sforzi di Pechino per invertire la tendenza – incentivi economici, politiche familiari più flessibili, sostegni alla genitorialità – non stiano ancora producendo gli effetti sperati.
Secondo l’Ufficio nazionale di statistica, nel 2025 sono venuti al mondo 7,92 milioni di bambini, un crollo rispetto ai 9,54 milioni del 2024. Le nascite sono state ampiamente superate dagli 11,31 milioni di decessi, determinando una riduzione della popolazione di 3,39 milioni di persone.
È il quarto anno consecutivo di calo demografico, un trend che preoccupa economisti e governo per le sue implicazioni sul mercato del lavoro, sul sistema pensionistico e sulla sostenibilità della crescita.
Nonostante il declino, la Cina resta il secondo Paese più popoloso al mondo dopo l’India, mantenendosi poco sopra 1,4 miliardi di abitanti. Ma la combinazione di bassa natalità, invecchiamento rapido e costi crescenti della vita urbana sta ridisegnando la struttura sociale del Paese.
Il governo continua a insistere sulla necessità di “riempire le culle”, ma la sfida appare complessa: molte giovani coppie rinunciano a diventare genitori per ragioni economiche, mentre le politiche di sostegno introdotte finora non sembrano sufficienti a invertire una tendenza ormai strutturale. La crisi demografica cinese, un tempo considerata un rischio futuro, è ormai una realtà presente.

Dramma in Spagna, scontro fra due treni provoca almeno 24 morti

L'apertura di "El Pais" sulla vicenda
Una “notte di profondo dolore per la Spagna”. Così il premier Pedro Sánchez ha definito le ore successive al gravissimo incidente ferroviario avvenuto nei pressi di Adamuz, in Andalusia, dove la collisione tra due treni ad alta velocità ha provocato almeno 24 morti e 73 feriti, quindici dei quali in condizioni critiche. È il più grave incidente da quando, nel 2020, il sistema ferroviario spagnolo è stato liberalizzato.
L’impatto è avvenuto intorno alle 19.40. Un convoglio Iryo, partito da Malaga con 317 passeggeri e diretto a Madrid, ha deragliato con gli ultimi tre vagoni, finendo sulla linea adiacente proprio mentre sopraggiungeva un treno Renfe diretto a Huelva. Lo scontro è stato devastante: i primi due vagoni dell’Alvia di Renfe, con 53 persone a bordo, sono stati completamente distrutti e sono precipitati lungo un terrapieno di quattro metri. Tra le vittime figura anche il macchinista del convoglio pubblico.
Le immagini diffuse dai passeggeri hanno mostrato subito la gravità della situazione. I soccorsi sono intervenuti in una zona scoscesa e difficile da raggiungere, con le vie d’accesso chiuse per permettere l’arrivo dei mezzi di emergenza. Decine di residenti dei comuni vicini hanno portato coperte e acqua ai soccorritori, mentre il palazzetto dello sport di Adamuz è stato trasformato in un ospedale da campo. I feriti più gravi sono stati trasferiti negli ospedali della provincia, in particolare al Reina Sofía di Córdoba.
Molti sopravvissuti hanno raccontato di “due fortissime frenate” prima del caos: persone sbalzate a terra, vetri infranti, urla. “Sembrava un film dell’orrore”, ha detto un passeggero. I vigili del fuoco hanno descritto vagoni “completamente deformati”, con persone intrappolate all’interno.
Sul posto è arrivato anche il governatore Juanma Moreno, che ha parlato di “ore molto complicate” e del rischio di un bilancio ancora più pesante. L’indagine è stata affidata a un tribunale di Montoro, mentre unità militari specializzate continuano a operare tra le lamiere. Il ministro dei Trasporti Óscar Puente ha definito l’incidente “raro e difficile da spiegare”, ricordando che il treno Iryo aveva solo quattro anni di servizio e che il tratto interessato è rettilineo.
La Casa Reale ha espresso “grande preoccupazione”, mentre messaggi di solidarietà sono arrivati da tutta Europa. Le linee ad alta velocità tra Madrid e il sud del Paese resteranno sospese per l’intera giornata di lunedì, mentre la Spagna si confronta con una tragedia che ha scosso l’intero Paese.

domenica 18 gennaio 2026

Eva Vlaardingerbroek, negato l'ingresso in Gran Bretagna: prendete i clandestini, che democrazia siete?

Immagine tratta dal blog di Sabino Paciolla
Ancora una volta l'Europa è matrigna e finta dispensatrice di libertà secondo convenienza, ovvero solo e se ci si allinei al pensiero dominante. E' il caso dell'attivista e commentatrice olandese Eva Vlaardingerbroek, diventata, ancora una volta, un caso politico internazionale.
Considerata di estrema Destra perché, al contrario della massa, considera (giustamente, aggiunge chi scrive) i bipedi afroasiatici dei veri e propri 'invasori' coprotagonisti della cosiddetta 'sostituzione etnica', la sua Electronic Travel Authorization per il Regno Unito (ovvero, il suo ingresso in Gran Bretagna) è stata revocata dal governo guidato da Keir Starmer, che ha giudicato la sua presenza “non favorevole all’interesse pubblico”. Una motivazione che la stessa Vlaardingerbroek ha definito “inquietante”, chiedendosi sui social da quando l’“essere favorevoli al bene comune” sia diventato un requisito per entrare in un Paese democratico. Il video in cui denuncia il provvedimento ha superato i sei milioni di visualizzazioni.
Secondo il giurista Jan Brouwer dell’Università di Groningen, la decisione britannica potrebbe essere contestata in tribunale. Brouwer ricorda il precedente del 2009, quando a Geert Wilders fu negato l’ingresso nel Regno Unito per timori di disordini pubblici: un provvedimento poi giudicato insufficiente dalla magistratura britannica. “In una democrazia funzionante è essenziale ascoltare anche chi non rappresenta la nostra visione”, osserva il professore, suggerendo che la storia potrebbe ripetersi.
La Vlaardingerbroek, classe 1996, laureata in Filosofia del diritto e con quasi due milioni di follower tra X e Instagram, è stata in passato candidata del partito euroscettico Forum voor Democratie ed è stata definita dai media olandesi “la fanciulla scudiera della Destra radicale”. Di recente è stata coinvolta anche nell’inchiesta della procura di Roma sulle intercettazioni illegali ai danni di giornalisti e attivisti.
Nonostante le polemiche, Eva continua a essere invitata come relatrice in contesti internazionali. Al Lugano Finance Forum ha sostenuto che il modello svizzero di democrazia diretta rappresenti un’alternativa più solida rispetto all’architettura europea. Sul fronte economico, pur dichiarandosi non esperta, ha ribadito la sua critica all’euro digitale promosso da UE e BCE, considerandolo un rischio per le libertà civili rispetto alle criptovalute decentralizzate come Bitcoin.
La vera domanda, posta dalla stessa Vlaardingerbroek, è chiara: fate entrare in Europa clandestini, criminali, e gentaglia d'ogni risma, con fedine penali lunghe un chilometro, mentre a me, donna bianca ed europea, solo per una opinione che non vi piace, impedite l'ingresso nella vostra nazione?

La Russia prende il controllo di Privolye e Priluki

La Russia continua ad avanzare in terra ucraina, in maniera lenta ma inesorabile. Nelle ultime 24 ore le forze armate russe hanno annunciato nuovi avanzamenti lungo la linea del fronte, riferendo la conquista di due località strategiche nelle regioni contese dell’Ucraina orientale. Secondo quanto comunicato dal ministero della Difesa di Mosca, i reparti del Battlegroup South avrebbero preso il controllo di Privolye, nella Repubblica Popolare di Donetsk, mentre le unità del Battlegroup East avrebbero sfondato le difese ucraine fino a raggiungere e occupare Priluki, nella regione di Zaporozhye.
Il quadro operativo diffuso dal ministero descrive una giornata caratterizzata da intensi combattimenti e da un significativo impiego di mezzi aerei e sistemi di difesa. Le forze russe affermano di aver intercettato due missili a lungo raggio Neptune e 214 droni ucraini, oltre a sei razzi HIMARS di produzione statunitense. Un dato che, secondo Mosca, confermerebbe l’elevata attività offensiva delle forze di Kiev e la crescente centralità della guerra tecnologica nel conflitto.
Il bilancio delle perdite ucraine riportato dal ministero russo è particolarmente elevato: circa 1.305 militari sarebbero stati neutralizzati in diverse aree del fronte. Le cifre, suddivise per gruppi operativi russi, indicano fino a 170 perdite nella zona Nord, oltre 210 a Ovest, fino a 225 a Sud, più di 440 nel settore Centro, oltre 210 a Est e fino a 50 nell’area del Dnepr. Dati impossibili da verificare in modo indipendente, come spesso accade nelle comunicazioni ufficiali delle parti coinvolte.
Mosca riferisce inoltre di aver colpito infrastrutture energetiche e di trasporto utilizzate dall’esercito ucraino, oltre a depositi di munizioni, officine di assemblaggio e punti di lancio per droni a lungo raggio. Secondo il comunicato, gli attacchi avrebbero interessato 167 località, coinvolgendo aviazione tattica, droni d’attacco e artiglieria missilistica.
Il quadro delineato dal ministero della Difesa russo conferma un’intensificazione delle operazioni lungo l’intera linea del fronte, in un conflitto che continua a evolversi rapidamente e a mostrare un crescente impiego di tecnologie avanzate e attacchi mirati alle infrastrutture critiche. (fonte: TASS)

sabato 17 gennaio 2026

A La Spezia l'ennesimo omicidio targato 'maranza'

La del Corriere, nessun riferimento all'origine della vittima
L’omicidio avvenuto all'istituto Einaudi‑Chiodo di La Spezia ha tre matrici fondamentali: la componente etnica, in cui, per l'ennesima volta, nordafricani o figli di tali scatenano la propria violenza verso la società che li ospita; il lassismo delle istituzioni, in cui magistrati operano secondo orientamenti politici di Sinistra nella totale impunità (e speriamo che, presto, una separazione delle carriere li condanne a diventare vittime del loro stesso sistema) e la mancanza di una polizia che colpisca duramente i criminali, che vivono nella più totale tranquillità, diventando vittime a loro volta se giustamente colpiti dalla reazione dell'aggredito o del poliziotto di turno.
E' il classico esempio di "Mondo al contrario", come spiegato mirabilmente dal generale Roberto Vannacci nel suo libro, divenuto ormai un classico.
Italia e italiani vittime dei soprusi degli immigrati, con la compiacenza di magistrati collusi, partiti di Sinistra e stampa buonista.
D'alra parte basta leggere i nomi delle persone coinvolte a La Spezia: Abanoub Youssef è il morto, colpito da Atif Zouhair, marocchino, dopo una lite nata per una foto con la ex postata sui social. Basta poco per scatenare la furia bestiale e ancestrale insita in queste popolazioni.
I giornali di Sinistra si sperticano in riflessioni 'psichiatriche' su quelli che vengono definiti 'i nostri figli'. Una toppa che allarga ancora di più la ferita, perché non spiega assolutamente il problema.
Questi NON sono i nostri figli, ma sono i figli degli immigrati nordafricani. Sono i cosiddetti 'maranza', un misto di sottocultura importata e che non ha nulla a che fare con le altre etnie che perfettamente si sono integrate nel nostro Paese, dai filippini ai peruviani, dai senegalesi ai cinesi.
Ma tant'è, l'importazione quanto più è stracciona e criminale, tanto più piace alla Sinistra in cerca affannosa di voti e finti ideali da condividere.
Questo mentre l'Italia cade a pezzi e l'invasione dal Nord Africa prosegue nel silenzio genuflesso delle istituzioni.

NHL, due settimane ad alta intensità: dai record del Winter Classic alla corsa delle big

La festa dei NY Rangers tratta dal loro profilo Facebook
Le prime due settimane di gennaio 2026 hanno offerto uno dei periodi più vibranti della stagione NHL, inaugurato dal Winter Classic di Miami, evento storico non solo per la location ma anche per ciò che è accaduto sul ghiaccio. Il 2 gennaio, i New York Rangers hanno travolto i Florida Panthers con il punteggio di 5‑1 grazie a una prestazione destinata ai libri di storia: Mika Zibanejad ha firmato la prima tripletta nella storia del Winter Classic e un record assoluto di cinque punti in una partita outdoor. Con questo successo, i Rangers hanno mantenuto la loro imbattibilità nelle gare all’aperto, salendo a 6‑0‑0, primato assoluto nella National Hockey League.
Il trio Zibanejad‑Panarin‑Lafrenière ha dominato la scena: Panarin ha aggiunto due gol e un assist, mentre Lafrenière ha registrato tre assist primari, contribuendo a un totale di 13 punti prodotti dalla prima linea dei Rangers. Una vittoria che ha dato slancio alla squadra nella corsa playoff della Eastern Conference.
Nel resto della lega, il nuovo anno si è aperto con partite ad alto punteggio e record individuali. Il 1° gennaio i Montreal Canadiens ha superato Carolina in una sfida da 12 gol complessivi, raggiungendo quota 50 punti in sole 40 partite, miglior risultato dal 2016‑17. Nick Suzuki ha toccato i 45 punti stagionali, cifra mai raggiunta da un giocatore dei Canadiens a questo punto della stagione dagli anni di Saku Koivu.
Il 13 gennaio, Connor McDavid ha celebrato il compleanno con un’altra prestazione storica, proseguendo una striscia di punti che lo mantiene in vetta alla classifica marcatori della lega. Nella stessa notte, a Winnipeg è stato registrato un nuovo traguardo personale per un giocatore dei Jets, mentre a Salt Lake City i Toronto Maple Leafs hanno visto interrompersi una serie positiva di dieci partite.
Le big continuano a dettare il ritmo: Colorado e Boston restano tra le squadre più solide, mentre i Panthers — campioni in carica — cercano di ritrovare continuità dopo la sconfitta nel Winter Classic. Intanto i Rangers, rinvigoriti dal successo di Miami, puntano a trasformare l’energia dell’evento outdoor in un nuovo slancio per la seconda metà di stagione.

Ecuador: maxi‑operazione militare contro i cartelli della droga, 10mila soldati schierati

Foto tratta dal quotidiano "El Comercio"
L’Ecuador prova a reagire all’ondata di violenza che negli ultimi anni ha trasformato il Paese nel nuovo epicentro del narcotraffico latinoamericano.
Venerdì il governo del presidente Daniel Noboa ha annunciato il dispiegamento di 10mila soldati in una vasta operazione contro le bande legate ai cartelli messicani e colombiani, ritenute responsabili dell’escalation criminale che ha colpito il territorio.
La posizione geografica, tra Colombia e Perù — i due maggiori produttori mondiali di cocaina — ha reso l’Ecuador il principale porto di uscita della droga verso Stati Uniti ed Europa. Una vulnerabilità che si è tradotta in un drammatico aumento degli omicidi: nel 2025 il Paese ha registrato un tasso di 52 uccisioni ogni 100.000 abitanti, uno all’ora secondo l’Osservatorio della Criminalità Organizzata.
Il governo ha scelto una risposta muscolare. A Guayaquil, città portuale e snodo cruciale del traffico, sono arrivati centinaia di militari delle forze speciali incaricati di mettere in sicurezza la costa.
Il ministro della Difesa, Gian Carlo Loffredo, ha ordinato al comando militare di operare da lì “a tempo indeterminato”. Altri reparti sono stati inviati a Manta, principale porto peschereccio e altro hub strategico.
L’intervento si inserisce in una cooperazione crescente con Washington: già a dicembre gli Stati Uniti avevano annunciato l’invio di truppe per un’“operazione temporanea” anti‑droga. Il ministero della Difesa ecuadoriano ha adottato toni durissimi, promettendo “prigione o inferno per chiunque metta in pericolo la sicurezza”. Un messaggio che riflette la gravità della crisi e la volontà del governo di riconquistare il controllo del territorio.

Minneapolis: sindaco e governatore dello Stato sotto indagine per intralcio alle operazioni anti‑immigrazione

L'apertura del sito di Fox News
Il governatore del Minnesota, Tim Walz, e il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, sono finiti al centro di un’indagine federale per presunto intralcio alle attività di contrasto all’immigrazione irregolare.
A riportarlo sono il Washington Post e Fox News, citando fonti informate secondo cui entrambi i leader democratici avrebbero ricevuto mandati di comparizione dal Dipartimento di Giustizia.
L’inchiesta arriva in un clima politico già incandescente, segnato dalla morte di Renee Nicole Good, 37 anni, uccisa il 7 gennaio da un agente federale durante un’operazione dell’ICE a Minneapolis. L’episodio ha scatenato proteste e accuse incrociate tra autorità locali e governo federale.
Frey ha definito l’indagine «un tentativo di intimidazione», sostenendo che l’amministrazione stia colpendo chi critica la gestione delle operazioni ICE. Walz ha rincarato la dose, accusando la Casa Bianca di «strumentalizzare il sistema giudiziario contro gli oppositori», citando altri esponenti democratici recentemente finiti sotto esame. Entrambi lamentano inoltre di essere stati esclusi dalle indagini sulla morte di Good, sollevando dubbi sulla trasparenza delle autorità federali.
Dall’altra parte, il vice procuratore generale Todd Blanche ha dichiarato che la retorica anti‑ICE dei due leader «si avvicina pericolosamente a un reato federale», soprattutto dopo gli appelli di Walz a filmare gli agenti e creare un “database delle atrocità”.
La Casa Bianca accusa Walz e Frey di aver «incitato ostilità contro agenti che stanno solo facendo il loro lavoro». Il presidente Donald Trump ha minacciato di ricorrere all’Insurrection Act — norma che consente l’impiego dell’esercito per ristabilire l’ordine — qualora continuassero «attacchi e intimidazioni» contro gli agenti federali. Una misura estrema, non utilizzata dal 1992, che segnala quanto lo scontro istituzionale sia ormai arrivato a un punto critico.

domenica 11 gennaio 2026

Iran in fiamme, verso la fine dell’Ayatollocrazia

foto tratta dal "Daily Telegraph"
L'Iran vive la pena del contrappasso. Dopo che fu la piazza e i giovani a deporre lo scià Reza Pahlavi, distruggendo un sistema di vita sostanzialmente occidentale, uccidendone la femminilità (da più parti si sostiene come le donne persiane siano fra le più belle del mondo), ora i nipoti di quegli stessi giovani vogliono dire basta a quel canceroso sistema islamico che ha portato la Persia (come amano definirla i suoi abitanti) a vivere una dittatura teocratica feroce come poche altre al mondo.
Le piazze iraniane ribollono di una rabbia che non vuole più essere contenuta. Tra barricate improvvisate e cori che invocano la fine del potere assoluto della Guida Suprema, il popolo sfida un sistema che da decenni soffoca ogni libertà. Le proteste, ormai estese e determinate, non sono più semplici manifestazioni: rappresentano un atto d’accusa frontale contro un regime che ha trasformato la religione in strumento di dominio e paura.
La risposta delle autorità conferma la natura del sistema: minacce di impiccagione, definizioni dei manifestanti come “nemici di Dio”, pasdaran mobilitati come in tempo di guerra. È il volto autentico della Repubblica islamica, un apparato che usa la fede come scudo per giustificare repressione, censura e violenza. Il blackout di internet, gli ospedali al collasso, i morti e gli arresti di massa mostrano un potere che teme il proprio popolo più di qualsiasi nemico esterno.
Nonostante ciò, la mobilitazione cresce. Le voci che filtrano da Teheran, Shiraz e Tabriz raccontano di una società stanca di essere governata da un’élite religiosa che pretende obbedienza assoluta e punisce il dissenso come sacrilegio.
Le accuse del regime — secondo cui le proteste sarebbero “manovrate dall’estero” (il che, peraltro, potrebbe anche essere possibile) — rivelano la fragilità di un sistema incapace di riconoscere la legittimità della sofferenza e delle richieste dei suoi cittadini.
Le tensioni internazionali aumentano, ma al centro resta un fatto: milioni di iraniani chiedono la fine di un modello politico che ha trasformato la spiritualità in repressione e la legge in strumento di intimidazione. Gli appelli allo sciopero generale e alla disobbedienza civile mostrano un popolo che non vuole più vivere sotto un’autorità che si proclama divina per sottrarsi al giudizio umano.
I prossimi giorni saranno decisivi. Se il regime sceglierà la strada del sangue, confermerà ancora una volta la natura autoritaria e teocratica che i manifestanti denunciano. Ma se la protesta continuerà a crescere, potrebbe aprirsi una crepa irreversibile in un sistema che da troppo tempo governa attraverso paura, dogma e violenza.

sabato 10 gennaio 2026

Milano: Arena Santa Giulia, cronaca di un disastro annunciato

L'Arena nel giorno di Caldaro-Varese (foto Dario Rigamonti)
Manca ormai meno di un mese alle Olimpiadi invernali che si svolgeranno a Milano e a Cortina. In particolare, i fari del mondo saranno puntati sul torneo di hockey ghiaccio maschile, che sarà disputato, presenti i più forti discatori della terra, nell'Arena Santa Giulia.
I Giochi sono stati assegnati all'Italia nell'ormai lontano 2019. Bene, il palazzetto del ghiaccio che, peraltro, a fine Olimpiadi non sarà più nemmeno tale, ma un semplice impianto per 'qualcosa-bene-non-si-sa-cosa', è ben al di là dall'essere terminato.
Una vera e propria cattedrale nel deserto, si presenta all'incauto ospite come una struttura anche bella ma ancora incompleta, in mezzo a gru, macchinari vari, terra, zone ancora incompiute e altre palesemente da terminare.
Spalti deserti malgrado i prezzi stracciati, freddo spietato all'interno della struttura, auspicando che, nel giro di pochi giorni, il problema venga aggirato (sempre che ce lo ci sia posto), un cantiere venduto per pallazzetto fiammante, truffa ideologica. 
A rendere il tutto più tragicomico, durante il 'test event' dell'hockey, andato in scena in queste ore, l'interruzione di qualche minuto durante la disputa della partita Caldaro-Varese (valida per la Coppa Italia) a causa di un buco nel ghiaccio. I giocatori, al termine della gara, hanno spiegato ai cronisti che una situazione del genere sarebbe "normale" sulle piste che hanno un ghiaccio "nuovo" e che il buco era "piuttosto piccolo".
Vogliamo crederci. Restano i dubbi sollevati dall'NHL, che invierà i suoi giocatori migliori durante lo svolgersi dell'evento, e l'imbarazzo di una struttura la cui costruzione sarebbe dovuta essere già pronta molto più di un anno fa. Oggi qualcuno gonfia il petto e si dice pronto all'ennesimo "miracolo", ma sarebbe più opportuno parlare di 'vergogna'.

Altre immagini esterne e interne all'Arena Santa Giulia raccolte in occasione del prepartita di Caldaro-Varese:

    

    

Ed ecco un video postato su Youtube dal popolare giornalista americano Brodie Matthew Brazil, vincitore di 13 Regional Emmy Awards, che evidenzia le lacune gravissime dell'Arena italiana. 

giovedì 8 gennaio 2026

Ungheria, il manifesto che spiazza l'opposizione filoeuropeista

Immagine da Facebook
Il nuovo manifesto elettorale di Fidesz, diffuso in vista delle elezioni ungheresi di aprile, ha suscitato forte attenzione per la sua iconografia provocatoria. L’immagine raffigura Ursula von der Leyen, il leader dell’opposizione interna filo‑UE, Péter Magyar, e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky mentre gettano mazzette di banconote in un gabinetto d’oro. La didascalia recita: “Loro aumentano le tasse e spendono i tuoi soldi per i gabinetti d’oro ucraini”.
Il messaggio si inserisce nella linea comunicativa che Fidesz utilizza da anni, basata su contrapposizioni nette e sull’idea di una minaccia esterna ai danni dell’Ungheria. Viktor Orbán ha definito Magyar “una marionetta dell'UE e dell’Ucraina”, accusandolo di voler trascinare il Paese nel conflitto e di sostenere ulteriori finanziamenti a Kiev.
Per comprendere il contesto di questo manifesto, è utile ripercorrere l’evoluzione politica dell’Ungheria. Dopo la fine del regime comunista nel 1989, il Paese ha attraversato una fase di intensa competizione multipartitica. Fidesz nasce nel 1988 come movimento giovanile liberale, ma nel corso degli anni ’90 si sposta progressivamente verso posizioni conservatrici. La svolta arriva nel 1998, quando Orbán diventa per la prima volta Primo Ministro. Dopo la sconfitta del 2002, il partito riorganizza la propria strategia, puntando su un messaggio identitario e su una forte critica alle istituzioni europee.
Il ritorno al potere nel 2010 segna un momento decisivo: Fidesz ottiene una maggioranza parlamentare qualificata che gli permette di riformare la Costituzione e ridefinire il sistema politico. Da allora, il partito ha vinto consecutivamente le elezioni del 2014, 2018 e 2022, consolidando una delle leadership più longeve dell’Europa contemporanea. Le campagne elettorali di questi anni hanno spesso fatto ricorso a manifesti e slogan fortemente polarizzanti, incentrati su temi come l’immigrazione, la sovranità nazionale e il rapporto con Bruxelles.
Il manifesto attuale si colloca dunque in una tradizione comunicativa ormai consolidata, che mira a mobilitare l’elettorato attraverso immagini forti e narrative di contrapposizione. In un clima politico segnato dall’emergere di nuove figure contrastate come Magyar e da un contesto internazionale instabile, Fidesz punta ancora una volta a presentarsi come garante della sicurezza e della continuità, mentre dipinge gli avversari come portatori di rischi per il futuro del Paese.

lunedì 5 gennaio 2026

Caracciolo a Sky TG24: "Venezuela, un Paese diviso etnicamente"

Lucio Caracciolo
, direttore della rivista di politica internazionale "Limes", ha parlato del blitz americano in Venezuela, in una intervista telefonica rilasciata a "SkyTG24": "Gli occhi oggi vanno puntati su chi sarà il successore di Maduro. Oggi c'è la signora Rodriguez chiamata alla presidenza provvisoria, ma è in corso da tempo una trattativa fra il segretario di Stato americano, Rubio, ed elementi del governo. Gli americani vogliono mettere le mani sulle risorse minerarie del Venezuela anche per non farle andare alla Cina".
Sull'attuale reggenza del governo di Caracas: "La signora Delcy ha peso posizioni non chiarissime, in parte proclamando che il presidente del Venezuela è ancora Maduro, ma dall'altra cercando un qualche grado di compromesso con gli americani, che però hanno appreso la lezione dell'Irak, ovvero devono trovare dei collaboratori locali, che sono quelli che hanno il potere non solo politico ma anche militare, cioè la giunta prima chavista e ora madurista".
Sulle possibili giustificazioni del blitz: "Se la mettiamo sul piano del diritto internazionale, di cui ognuno fa l'uso che vuole, non ne usciamo più, in cui si autolegittima l'America ad andare in un altro Paese e prenderne il capo accusandolo di essere un narcotrafficante e un dittatore. Il punto è che in questo momento il potere è in mano a chi controlla le forze armate e di sicurezza, che è ancora quello madurista, chavista e antiamericano, che si richiama a Bolivar e ha forti legami con Cuba, la Cina e la Russia. Il segnale che Trump ha voluto lanciare è che non si tollera la presenza di potenze straniere nell'emisfero cosiddetto occidentale, dalla Groenlandia fino alla Terra del Fuoco".
Infine una nota sullo stato in cui versa il Paese sudamericano: "Il Venezuela di oggi non è quello di 50 anni fa, quando era chiamato Venezuela Saudita, oggi ha una produzione di barili minima, un milione al giorno, oggi è un Paese diviso anche etnicamente. Possiamo dire che la quasi totalità della popolazione latina, ispanica e italiana, è all'opposizione, mentre gli indigeni sono con il governo o comunque collegati a esso".

I nomi degli italiani: Sofia e Leonardo guidano secondo la Treccani

Secondo gli ultimi dati Istat del 2025, analizzati dal linguista Enzo Caffarelli per il portale Treccani, la scelta dei nomi in Italia racconta molto più di una semplice preferenza: riflette mode culturali, richiami letterari, suggestioni mitologiche e persino cicli storici.
Fra le bambine, Sofia domina incontrastata. Il nome, dal greco “sapienza”, è ormai un fenomeno globale: nelle sue varianti Sophia e Sophie è il più diffuso in Europa e negli Stati Uniti. Subito dopo si colloca Aurora, trainata dalla forza simbolica dell’alba, dalla tradizione mitologica latina e da un immaginario fiabesco che va da Perrault a Disney. Completa il podio Ginevra, figura centrale nelle leggende arturiane.
A perdere terreno è invece Giulia, regina fino al 2012, ora superata anche da Vittoria. Seguono nomi dal forte peso letterario o storico come Beatrice, Ludovica, Matilde, Alice ed Emma. Chiudono la 'top 15' Camilla, Anna, Bianca, Greta e Azzurra, mentre sorprende l’uscita di Maria dai primi cinquanta dopo due secoli e mezzo di primato.
Caffarelli sottolinea come molti nomi seguano cicli ricorrenti: diventano popolari, poi si eclissano quando troppo legati a una generazione, per riemergere decenni dopo. È il caso di Rosa, Ortensia e Gardenia, oggi quasi testimonianze del Novecento.
Sul fronte maschile, Leonardo resta il preferito, seguito da Edoardo e Tommaso. L’ascesa di nomi epici come Enea, Ascanio, Ettore e Achille segnala un ritorno all’immaginario classico, mentre cresce anche la diffusione dei nomi di origine ebraica, da Elia a Gabriele, Samuele e Daniele. In forte aumento Noah, spinto dalla variante anglofona che lo distingue dal tradizionale Noè.
Resistono infine i grandi classici del Novecento – Andrea, Giuseppe, Antonio, Pietro, Giovanni, Marco – soprattutto nel Meridione e nei piccoli centri. Una prova che, accanto alle mode globali, l’identità culturale italiana continua a lasciare il segno anche nella scelta del nome.

Dal blitz in Venezuela al rimbecillimento globale: anatomia di una manipolazione

foto di David Matos per Unsplash
Ogni giorno, purtroppo, abbiamo la conferma di come il QI dell'uomo moderno stia subendo un crollo verticale. Si chiama 'effetto Flynn inverso', un tracollo mostrato da studi che ormai si susseguono dagli anni '70. Le cause sono molteplici, ma è chiaro che alla base ci sia l'eccessivo uso della tecnologia digitale, la mancanza della lettura, l'impoverimento del linguaggio, ma anche una peggiore alimentazione e uno scarso esercizio fisico.
Un rimbecillimento (questa è la parola... francese) evidentemente voluto e studiato a tavolino da parte di chi vede nella massificazione dei cervelli lo strumento migliore per detenere e, soprattutto, mantenere il potere. Le vicende legate al Covid e alla guerra russo-ucraina solo lì a mostrarcelo.
Le reazioni al blitz americano in Venezuela ce lo conferma per l'ennesima volta. Ce lo esemplifica il web, dove gli 'utenti' possono scaricare a piacere i propri 'due minuti d'odio' di Orwelliana memoria per garantirsi un presunto posto nell'immaginario collettivo dell'idiozia.
Chi, come Elena Basile, cerca di ricondurre alla ragione attraverso la logica e l'intelligenza del pensiero, viene perfino sbeffeggiato, ridicolizzato, isolato.
Circola nel web una strana equazione, che pare esaltare gli 'haters' di Vladimir Putin: ovvero che lo stesso leader cui per diversi lustri l'Europa intera si è scappellata senza ritegno, e che sta conducendo in porto una guerra vittoriosa contro l'Ucraina (e il mondo occidentale al completo) stia rosicando e schiumando rabbia osservando il blitz americano a Caracas. Esaltando, senza rendersene conto, quello stesso Donald Trump che aveva fatto trangugiare bile a costoro, dopo avere letteralmente preso a schiaffi il loro idolo, l'eroico camerata Volodymyr Zelensky. Ma tant'è, per chi è abituato a scriversi la storia da solo, o a impararla a memoria sotto dettatura, vale tutto.
Non conta che l'Ucraina sia sostenuta militarmente senza ritegno da un Occidente prono ai voleri degli estremisti americani; così come non conta che, mentre la Russia si è posta come obiettivo quella di conquistare/liberare un vasto lembo di terra fortificato e armato a tutto punto, gli Stati Uniti abbiano compiuto un blitz notturno per rapire una coppia di anziani giunti al limite della pensione, compiendo peraltro una strage (via via che passa il tempo, l'operazione diventa alquanto meno chirurgica). Al riguardo, il gruppo di 'peones' militari venezuelani apparso in televisionepareva più un'armata Brancaleone assimilabile all'esercito di Paperopoli. Vorremmo vedere la Delta Force districarsi con la stessa facilità nella foresta venezuelana, patria dei veri 'narcos'. Si può immaginare che le cose non sarebbero andate nello stesso modo.
Senza contare che l'obiettivo degli Stati Uniti non sono certamente i 'narcos'. Senza aggiungere le innumerevoli violazioni del diritto internazionale compiute dal '7° Cavalleggeri' d'oggidì, regole scritte sulla sabbia, certo, ma il ricordarle dovrebbe risvegliare un minimo di dignità nell'ascoltatore più attento. L''effetto Flynn inverso' ha però ormai aperto solchi insanabili nei cervelli ridotti a poltiglia del giorno d'oggi. Fermarsi a pensare è troppo difficile. Meglio prendere un telefonino e farsi un 'selfie'...